Si può viaggiare per i cinque continenti anche rimanendo a casa propria: a patto che tu sia Iris Apfel, ovviamente. Perché la magione della signora dell'interior design, autoproclamatasi "star geriatrica" per via del fato che l'ha resa nota al mondo solo al raggiungimento della terza età, è un Atlante per immagini sulle eccentricità della sua proprietaria, e sulle avventure meritevoli di una striscia illustrata. Ogni oggetto nella casa di Iris Apfel racconta una storia, la sua, ogni pensile e chincaglieria per quanto minuscola, si fa aneddoto di una narrazione che incapsula una vita passata senza mai prendersi troppo sul serio. Il primigenio esempio è quel primo acquisto, un quadro della Infanta regina Margherita, posizionato come un'immagine votiva, sopra un cassettone laccato di rosso che invece arriva dall'Oriente, e incorniciato da statuine di monaci buddisti, che sembrano pregare ai piedi della regnante, infiocchettata da nastri rossi tra i capelli e sul corpetto. «Trovai il quadro in una bottega di Firenze, più di 60 anni fa» spiegava lei stessa «me ne innamorai follemente, ma la proprietaria mi disse che era stato già venduto. Il giorno dopo tornai, e non trovando la signora del giorno prima, chiesi alla sua assistente di dirmi un prezzo, uno qualunque, e io avrei accettato di pagarlo senza fiatare. Così portai a casa il quadro: non credo di aver mai fatto una cosa così meschina prima, o dopo», sottolineava ridendo, anche se non ce la si immagina particolarmente dispiaciuta, del ratto della tela.

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Dopo quel quadro che faceva il verso alla sacralità laica di Velázquez, quella casa con tre stanze da letto – dove Iris Apfel entrò con l'amato marito Carl nel 1978 – è divenuto un monumento celebrativo e ironico del massimalismo, una scultura la cui iscrizione potrebbe recitare "Mix to the max!", ovvero il vademecum che Iris ha sempre seguito, nella vita, e in quell'indirizzo di Park Avenue. Un percorso che ha raccontato anche nella sua autobiografia, Iris Apfel: icona per caso. Riflessioni di una star della terza età (edito da Harper Collins) spiegando come sia stato possibile rimanere silente, e quasi trasparente, negli angoli più remoti e nascosti della Casa Bianca, che ha arredato per 9 presidenze, da Harry Truman a Bill Clinton, divenendo poi improvvisamente famosa, tanto da vedersi dedicata nel 2005 una mostra al Met, Rara Avis (dal latino, uccello raro), incentrata però sull'opera d'arte maggiore alla quale la Apfel si è dedicata per tutta la vita: se stessa, i suoi abiti e i suoi gioielli. Di fronte all'esegesi di quella personalità che di macro aveva tutto, tranne l'ego ("non mi prendo mai sul serio, prendersi in giro è ben più importante") persino un'altra leggenda della terza età, il fotografo di street style Bill Cunningham, affermò che "non serve andare in Europa per avere un assaggio di raro, autentico stile". E in effetti Iris Apfel ha portato l'Europa a New York, riempiendo la sua casa di cassettoni veneziani bombati del 18esimo secolo, armadietti genovesi del primo 18esimo, sedie Louis XVI rivestite con velluti a stampe geometriche, realizzati con la sua Old World Weaver, l'azienda di tessili che fondò con Carl nel 1950 – e poi venduta nel 1992 a Stark Carpet – ma anche di una buona dose di chincaglierie, frutto di quel suo amore per la ricerca che non fa distinzione tra pezzi d'antiquariato e mercato delle pulci.

Del resto la sua vocazione la scopre proprio in quel modo, rovistando con una brama quasi famelica nei flea market, attività nella quale aiuta una interior designer "che non avrebbe saputo come arredare neanche una scatola di scarpe". Nata nel 1921, figlia di un importatore di oggettistica per la casa e di una proprietaria di una boutique à la page, si presta sin da piccola ai vezzi parentali (il padre le insegna il gioco della ricerca, la madre, nel migliore classicismo da romanzo di appendice, ne fa la sua modella sulla quale provare vestiti e accessori) apprendendo come una spugna. Dopo la laurea all'Università del Wisconsin, tenta la carriera giornalistica, nella moda, divenendo l'addetta alle fotocopie al WWD, ma si rende presto conto che la sua scalata al successo è pressoché impossibile, o che quantomeno gli scalini sono già fin troppo affollati da editor e stylist, che non sembrano volerle far spazio. «Le giornaliste della redazione erano troppo vecchie per rimanere incinta o troppo giovani per morire», ammetterà ridendo. Inizia così, nell'epoca della seconda guerra mondiale, quando si cerca di rendere appetibile l'acquisto di una nuova casa, la carriera di assistente dell'arredatrice d'interni "non molto dotata, ma con una capacità pazzesca di trovare meraviglie nei mercati delle pulci". Incontrato l'uomo con il quale avrebbe condiviso una vita intera, Carl Apfel – morto nel 2015 alla soglia del centenario, unito alla moglie da un amore gioioso e da una montatura tonda, ironica e massimalista – il passo successivo è quello di lanciare il proprio business di tessili. «Cercavo un motivo che semplicemente non esisteva» spiegava narrandone le origini «un'ape in stile napoleonico sovradimensionata su una base in seta blu. E così l'ho fatto io».

Iris Apfel, Photography: Luis Monteiro, Styling Damian Foxe, Make up Marco Antonio
COURTESY Harper Collins Italia

Un'attitudine alla creatività che la porta con il marito in un costante tour – la versione da interni di ciò che gli stilisti di moda negli Anni 70 chiamavano "viaggi di ricerca", per scoprire nuove culture e forme di espressione, traendone ispirazione per le collezioni – con tappe fisse in Europa, tra Parigi e Firenze, con qualche tocco di folklore che arriva dall'America del Sud, come nella tovaglia intessuta a fantasia paisley che ricopre il tavolo di Maison Jansen nel salone, sormontato a sua volta da un candelabro in metallo decorato con motivi floreali, che invece arriva dall'Italia. E poco a poco, la casa, pur se non molto aperta ad amici e familiari "amo ricevere, ma sono una strenua sostenitrice del diritto alla privacy tra le mura di casa", si trasforma in una sinfonia improvvisata, di matrice jazz, che predilige la mezcla gioiosamente confusionaria delle differenze, lo sposalizio degli ossimori. Tra boiserie del XVII secolo e arazzi, tappeti e cuscini a motivi floreali, trovano posto, senza sembrare fuori posto, statuine di scimmie di ogni dimensione e fattura, vasi zoomorfi, con le sembianze di fauni, sedute siciliane del XVII secolo rivestite di tessuti a motivi geometrici, e cani di montagna intagliati in legno e agghindati come maggiordomi, nei quali vassoi trovano posto gli amati gioielli in bachelite, divenuto sinonimo dello stile di Iris Apfel. Una personale Bitches Brew – come l'album più sperimentale e geniale di Miles Davis – la casa di Iris dissolve i ritmi classici e li tramuta in nuove melodie, eclettiche ed elettriche, che non fanno distinzioni di passaporto, abbinando nell'ingresso lo specchio del XVIII secolo inglese con una console italiana, e la boiserie in quercia francese del XVIII secolo in salone, la cui immensa porta a vetri ha le maniglie di P.E. Guerin, Sancta Sanctorum dell'artigianato americano "since 1892" che da quell'anno ha ancora la stessa sede, la fonderia situata a Greenwich.

Iris Apfel "Blue Illusion Fall Winter 2016", Photo by Daniela Federici
COURTESY / Harper Collins Italia

Di negozi di interior, però, Iris non ne ha mai frequentati molti, perché quella selezione, tutta uguale, tutta omogenea e omologata, fatta da altri, le è sempre parsa poco interessante. L'arredatrice delle case presidenziali, ma anche la consigliera dietro le scelte di stile delle abitazioni di Greta Garbo ed Estée Lauder, si emoziona come una bambina quando, durante il documentario a lei dedicato, Iris, si ritrova in una bizzarra bottega che vende chincagliere e bracciali a 4 dollari, cinguettando: "Ancora meglio di quando Carl mi porta in gioielleria"! Certo, questo non vuol dire che la signora rifiuti la conoscenza dei grandi classici, tutti sistemati nelle librerie inglesi del XIX secolo che si susseguono nel corridoio: tra i volumi si trova l'Abc della letteratura e del design italico dal Decamerone di Boccaccio a Fornasetti, ma anche tomi legati al gusto barocco e lussurioso delle case russe e manuali illustrati sui fondamentali della storia del décor cinese. A quella libreria, che rivive in ogni angolo di quella casa, Iris ha aggiunto il suo tocco personale, a cui sì, hanno già dedicato diversi libri e documentari, ma che a oggi, che la signora si avvicina con la solita ironica flemma alla boa dei 100 anni, rimane difficilmente replicabile. Come la sua esistenza, e come quell'ape napoleonica su sfondo in seta blu, dalla quale è partito tutto.

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