Addio a Leïla Menchari l'anima segreta di Hermès

Ci ha lasciato ieri la mente creativa degli allestimenti più spettacolari della maison francese. Noi l'avevamo incontrata per la sua ultima mostra a Parigi

Hermès, Leila Menchari
Alessandro Argentieri

«Non ho mai fatto richieste impossibili anche quando i miei allestimenti lo sembravano». Me lo aveva detto con orgoglio Leïla Menchari, il 7 novembre 2017 alla mostra che Hermès le aveva dedicato al Grand Palais. Ieri purtroppo la notizia della sua scomparsa causa il Coronavirus (secondo Le Figaro) che l'ha stroncata dopo aver superato 93 felici primavere.

Leïla Menchari il 13 novembre 2009, giorno in cui è stata nominata Grand Officier des Arts et des Lettres
MARTIN BUREAU

Per ben 35 anni, dal 1978 al 2013, le vetrine del flagship store parigino, al 24 Faubourg Saint-Honoré, sono state il faro di tutti i creativi che lavoravano per la maison. La sua aurea aleggiava fra gli addetti anche quando andava a svernare ad Hammamet, in una casa sul mare tutta natura e pavoni.

Una delle tante vetrine di Leïla Menchari per Hermès con due borse in pizzo, create da lei solo per l’esposizione e non per la vendita
Alessandro Argentieri

Nata da padre avvocato e madre giurista, fu la prima donna a essere ammessa alle Belle Arti di Tunisi. Fino a quando riuscì a strappare ai genitori il regalo di un volo a Parigi. Non ritornerà più perché qui studiò ma scoprì anche la vita bohémien di Saint-Germain-des-Prés degli anni '50. Nel 1957, divenne modella d'eccezione per Guy Laroche, imparando i codici di eleganza dell'alta moda parigina. A 34 anni, nel 1961, andò da Hermès per cercare lavoro e, grazie al suo talento, Annie Beaumel la nominò sua sostituta. E dal 1978 la leggenda di Leïla aumentò ogni stagione, vuoi per quella complicità con Jean-Louis Dumas che tutto le permetteva, vuoi perché conosceva tutta la Parigi di artisti e stilisti (in primis Azzedine Alaïa), vuoi perché creava pezzi unici che non erano mai in vendita e non ultimo per quella sua presenza-assenza da Hermès.

Uno degli angoli del 24 Faubourg Saint-Honoré con l’installazione "Vestiges de Carthage" dal libro Orient Hermès - Editions des Busclats
Guillaume de Laubier/dal libro Orient Hermès / Editions des Busclats

Leïla appariva solo quattro volte all'anno per quattro esclusivi progetti stagionali, dopo che era stata per mari e monti alla ricerca del sensazionale. «Non c’era mai il tempo di organizzarsi per un viaggio. Il giorno dopo che si era parlato di qualche destinazione, si partiva. Lavorare con Jean-Louis Dumas era una tale gioia, ma anche una grande angoscia perché fino all’ultimo non voleva vedere niente. Preferiva le sorprese». Solo lei è riuscita a posare una tonnellata di ametiste in una vetrina, a passare un mese in Giappone per comprendere come meglio usare i bambù per un altro progetto o ancora a far montare fontane e onde di marmo, mega carpe di madreperla, elefanti in legno bagnati con foglie d’argento, foreste tropicali con cinguettanti sorprese.

Prototipi di valigie in pelle e alluminio Hermès secondo Leïla Menchari
Alessandro Argentieri

Tre anni fa, a 90 anni, la sua pelle era ancora di seta, la sua voce appena roca con un tono altalenante ma a parlare per lei c'erano i suoi grandi occhi scuri. L'avevamo incontrata nel Salon d’Honneur del Grand Palais di Parigi seduta fra Axel Dumas e Pierre-Alexis Dumas, l’ultima generazione imprenditoriale e creativa Hermès. Entrambi la veneravano seppure fosse stata severa, come aveva ricordato Pierre-Alexis: «Prima pensavo che tutti i beige fossero simili. Grazie a lei ho imparato che un sabbia poteva avere riflessi bagnati oltre che asciutti o anche polverosi». Axel Dumas scherzando ammise che «Leïla è diventata parte della famiglia Hermès, non per sangue ma per il dono unico di sublimare il lavoro dei nostri artigiani». E quando chiesi alla diretta interessata cosa rappresentava per lei Hermès, Leïla rispose: «è stata la migliore trappola della mia vita». Ecco cosa cos'altro ci aveva raccontato...

Non ha nostalgia delle fastose vetrine di una volta?
No, sa, il mondo cambia. Però penso sia indispensabile per evolvere e quando sentiamo la malinconia vogliamo dimenticarla per provare a fare meglio. Fastose? Quelle che vedete qui sono nate con oggetti che hanno avuto un ruolo, quello di sedurre senza parlare. Per farlo avevo bisogno di altri oggetti, atmosfere e dettagli che ho pensato grazie alla mano di valenti artigiani scovati in ogni angolo del mondo.

Una volta saputo il tema dell’anno, proposto da Hermès, come iniziava a creare oggetti e atmosfere perdute?

Un oggetto risponde a una domanda. Che non riguarda il commercio ma la nostra anima, la memoria. Gli oggetti raccontano tutto, peccato noi non riusciamo sempre a sentirli. Io ho cercato di farlo. Per loro e per me.

Come mai nessuna di queste edizioni limitate è stata messa in vendita?

(Sorride) Ah, vero, mi hanno detto che c’erano clienti che entravano e offrivano cifre spropositate per un pezzo o un altro. Non si potevano vendere perché non erano state testate all’uso quotidiano e poi perché erano pezzi unici: comprandoli queste persone avrebbero distrutto il loro sogno. Mai perdere il gusto e la voglia di scoprire l’inaudito e di meravigliarsi.

Lei si sente veramente una "racconta storie" come leggo all’ingresso della mostra?
Beh, chiunque ne può raccontare una. Anche chi è in prigione. Perfino guardando un anonimo insetto può nascere una storia. Aiuta a pensare e a vivere, ci si focalizza su un tema e si canalizzano le energie.

Dopo nove decadi, lei è ancora di una tale bellezza... come fa?

Dice? Sarà stato il nuoto... lei è caro ma le lenti dei suoi occhiali forse hanno bisogno di una pulita (e me lo dice con una carezza grattandomi appena la barba).

Emozionato, avevo controllato subito le mie lenti che erano senza macchie. Oggi come allora la sua bellezza, come tutto quello che ha creato, sarà senza tempo, irripetibile e resterà una leggenda per tutti i sognatori del mondo.

Alcune delle incredibili vetrine e allestimenti di Leïla Menchari per Hermès tra cui quella con le ametiste
Alessandro Argentieri
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