Come saranno i gioielli del futuro (chez Bvlgari)

Master in 5mila battute sull'economia circolare e l'industria del lusso insieme a Eleonora Rizzuto, Direttore Sviluppo Sostenibile di Bvlgari & LVMH Italia.

Courtesy instagram.com/bulgari

Potrebbe dividerci una cattedra universitaria, e invece è lo schermo di un computer. Potrebbero dividerci generazioni, esperienze, lavori, uffici a cui tornare, e invece ci uniscono domande&risposte che assomigliano di più a chiacchiere mentore-allievo sull’industria del lusso, la sostenibilità, l’economia circolare, i gioielli di un futuro, molto molto prossimo. Intervisto Eleonora Rizzuto, Direttore Sviluppo Sostenibile di Bvlgari & LVMH Italia, in una mattina d’estate, a lockdown appena sciolto, dopo averla ascoltata in video-visione raccontare i progetti di uno dei più grandi player del luxury business, che affronta come un’oratrice scaltrita dalle righe sul suo cv. Insieme a lei, per parlare del nuovo Fondo Bvlgari Virus Free, c’è anche Jean-Christophe Babin, CEO del Gruppo Bvlgari, che ha appena lanciato l’organizzazione no profit che finanzierà istituzioni all’avanguardia che perseguono strategie di ricerca innovative per la remissione e la cura di diversi tipi di virus. Una scelta coraggiosa, audace, umile, come è stato il percorso che ha portato il magnifico gioielliere romano all’apice di una storia centenaria costellata di successi. A supporto del Jenner Institute dell’Università di Oxford, un polo che raccoglie ricercatori impiegati nella creazione e sviluppo di numerosi vaccini, e dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani a Roma, il fondo si nutrirà non solo di donazioni “in house” ma anche di quelle dei clienti della Maison, che potranno usare uno strumento innovativo per tracciarle. L’AURA blockchain network permetterà, infatti, ai consumatori di seguire la storia e l’autenticità dei prodotti acquistati e altresì delle loro donazioni, per vedere gli effetti concreti del proprio gesto di generosità. “Un successo, ma non ci fermiamo qui”, commenta Eleonora Rizzuto, “ispirandoci ai principi dell'economia circolare, abbiamo sviluppato una strategia per ridurre drasticamente l’impatto ambientale delle attività dell’azienda. E poi, se ci pensi, la sostenibilità è connaturata al lusso stesso, il lusso non vive di quantità ma di qualità”.

Partiamo dalle basi, cos’è l’economia circolare?
È la nuova frontiera dello sviluppo sostenibile, è un approccio che mette al centro dell’ambiente sociale l’uomo e le sue esigenze.

Un’azienda come può metterla in pratica?

Allontanandosi dai modelli economici del passato, mettendosi in collegamento con industrie dialoganti, con l’obiettivo di minimizzare il consumo di materie prime e la produzione di scarti.

Perché se ne parla proprio adesso?

Le generazioni del passato prossimo non si sono mai preoccupate di contenere i rischi di un sistema carente in fatto di materie prime come lo è l’Italia. Oggi ci siamo resi conto che questa visione dell’economia non si può più sostenere, da qui nasce il bisogno di trovare soluzioni innovative. La prima fra tutte è il processo di dematerializzazione, cioè il minor utilizzo possibile di materie prime con il massimo del risultato.

Okay, economia circolare applicata all’industria del lusso, come il sogno diventa realtà?

Parliamo di recupero, di rifabbricazione, di riciclo, ma non solo. C’è anche una componente che altri settori non hanno, né la grande distribuzione, né il food e nemmeno l’automotive, l’industria del lusso ha la capacità di creare prodotti la cui vita può essere estesa al massimo.

In che modo?

Se io acquirente investo su una borsa di un certo valore, devo e voglio avere la certezza che se si rompe, sarà lo stesso produttore a ripararla. L’industria del lusso se ne occupa già da anni, ma negli ultimi tempi è un concetto che si sta, per fortuna, esasperando. Un orologio Bvlgari che si rompe, ad esempio, viene rimandato in azienda e riparato, può superare qualsiasi generazione. A tal proposito, il 2020 è stato un anno molto importante, l’11 marzo è stata promulgata una direttiva dall’Unione Europea in cui si ribadisce la responsabilità del produttore estesa, deve cioè essere non solo capace di fare un prodotto qualitativamente accettabile ma che sia riparabile N volte.

Quali altre strategie di sostenibilità implementa in modo concreto un player gigante dell’industria del lusso come Bvlgari?

Stiamo investendo sulla possibilità di confezionare accessori e pelletteria facilmente disassemblabili, per esempio la metalleria dalle parti in pelle, per poter garantire una riparabilità e, quindi, durabilità maggiore. Poi, ci stiamo occupando di organizzare sfilate, appuntamenti promo, conferenze, corner e pop-up store utilizzando materiali sempre più plastic free e, una volta concluso l’evento, donandoli ad associazioni che ne garantiscano il riutilizzo, senza passare dall’inceneritore.

Eleonora Rizzuto, Direttore Sviluppo Sostenibile di Bulgari & LVMH Italia
Courtesy Photo

Come si comunicano al pubblico impegni e promesse di sostenibilità evitando i cliché?

Perseguendo sempre quella umiltà e sobrietà che contraddistingue il nostro gruppo. Ad esempio, eravamo pronti da tanto tempo per parlare di sostenibilità e tracciabilità, ci lavoriamo su da anni, ma abbiamo scelto di attendere il momento in cui potevamo fornire dati quantitavi, consistenti, certi, evitando il greenwashing o l’effetto “notizia solo per darla”.

Continuando con il lessico finanziario, la domanda delle nuove generazioni come cresce e come si è modificata rispetto a quella dei loro genitori, nonni, bisnonni…

Per me è un processo simile a quello della digitalizzazione. Ci sono delle cose che i nostri figli considerano come connaturate al loro modus vivendi, che sia la vita simbiotica con lo smartphone o la raccolta differenziata, li danno per scontati nella loro esistenza. È per questo che i giovanissimi non sono pronti a negoziare un altro tipo di mondo, non vogliono barattare il presente con il passato. Lo stesso passato di cui, noi “anziani”, abbiamo la responsabilità, in cui abbiamo commesso errori che oggi sono difficili - ma non impossibili - da sanare. È molto probabile che se il tuo prodotto non è sostenibile, un giovane che crede in questi valori non lo comprerà. P.S. L’80% dei giovani a cui ho fatto colloqui pre assunzione negli ultimi 6 anni, mi ha chiesto come prima domanda “mi fa vedere il bilancio di sostenibilità dell’azienda?”.

Quali sfide dovrà accettare l’industria del lusso per confezionare i gioielli del futuro?

“Facendo agire mani intelligenti” diciamo noi in Bvlgari, ovvero cercando di puntare sulla bellezza del prodotto, senza snaturarlo, sull’artigianalità, la capacità e l’intelligenza. Percorrendo sempre la traiettoria della sostenibilità, per ottenere un mondo sociale e ambientale migliore. Sapendo che le sfide sono urgenti e che per affrontarle c’è bisogno di coraggio, progettualità condivisa, costanti investimenti sulla ricerca e le nuove tecnologie. Non oscurando mai l’umiltà di azione e di pensiero.

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