L'ultima sfilata di Valentino è un video mapping su sculture in seta

La nuova collezione Haute Couture Autunno Inverno 2020/2021 è una performance presentata alla Digital Fashion Week è un gioco fra realtà aumentata e sartorialità estremizzata.

Lì dove tutti si crea, tutto si distrugge, tutto si trasforma dal 1937 a oggi, lì dove giace ancora il genio di Fellini e Pasolini, lì dove la storia di tutto il mondo si concentra in una città sola. Sono gli Studi di Cinecittà a Roma il luogo (pre)scelto da Pierpaolo Piccioli per far sfilare, per girare, per pronunciare il “Ciak!” della performance/collezione Valentino Haute Couture Autunno Inverno 2020 2021 dal titolo Grace and Light, "progetto digitale nato dal direttore creativo e l’artista Nick Knight". Uno studio di posa dove l’estro non si riposa, un fondale nero caviale dove far esplodere le sete, tremare le piume, librarsi metri di organza. Mentre chiunque/ovunque può seguire in (presa) diretta sui social network le Digital Fashion Week, attraverso micro film dalle maxi immersioni visive/emozionali, anche la maison fondata nella Capitale nel 1960 escogita il suo modo di comunicare ancora una volta teatrale, ancora una volta spiazzante. Lo fa servendosi dell’arte che i francesi chiamerebbero trompe-l'œil digitale, video mapping per gli anglofoni. La proiezione, cioè, di video su superfici anche in movimento, attraverso tecniche di realtà aumentata. L’abbiamo vista su opere d’arte, palazzi storici, deserti e boschi dalle fronde fittissime, oggi sugli abiti Valentino da viaggio, onirico, ça va sans dire. Nota dolce e umana in questo post lockdown fortemente virtuale: le Stories di Pierpaolo Piccioli che svelano le sarte intente a completare i capolavori, la scelta di dedicare descrizioni degli abiti e soprattutto delle mani operose che li hanno resi realtà. Un grazie al made in Italy con volti e tessuti trattati come tele su cui dipingere l'arte.

Valentino
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Le note contratte e la voce che fende l’aria rarefatta, le musiche di Fka Twigs e la sua Mary Magdalene riempiono i chiaroscuri, i pieni e i vuoti, dell’opera d’arte che si muove dentro gli schermi capacitivi del pubblico che guarda, ascolta, si emoziona. Le mani conserte ad accogliere l’argento colato di guanti a specchio, i corpi che abbracciano altalene e vibrano per l’aria insieme a copricapi di piume, che assomigliano a Big Bang creati direttamente in atelier. Le proporzioni si dilatano, si innalzano su piedistalli abitati da sculture umane, su cui si proiettano istantanee “rubate” ai campi di magnolie, agli abissi delle barriere coralline, agli scheletri color neon delle meduse. E ci ritroviamo anche noi, a dondolare, seguendo i suoni di questa ninnananna femminile e femminista, sexy e sensuale, catapultati su cerchi da equilibrista, mentre osserviamo i tempi passare, la moda cambiare, le sirene cantare a un Odisseo che, per ricominciare, parte dalla grazia e dalla luce.

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