La nebbia dell’alba attraversa centimetri di tulle, trapassandoli, facendoli vibrare. Un corridoio di fili d’erba, fitti e ritti, solleticano caviglie protette da nappe morbidissime formato anfibio metropolitano. Un bouquet di petali neon vuole essere calpestato, vuole essere sfiorato dagli orli infiniti di trench jacquard dagli angoli addolciti. Tutto attorno la città, silente. Per una volta spettatrice, pubblico al singolare di ciò che succede dentro lo zoom di una macchina fotografica. Romanticismo, letterario e letterale, escapismo, epocale e culturale, avanguardismo, visuale e couture, sono gli elementi che ruotano attorno alla nuova campagna Primavera 2021 di REDValentino. Un’ode alla riappropriazione della natura e degli spazi urbani, che prende le forme di micro film e scatti di collezione dove le scenografie sono delle stanze virtuali, sono delle installazioni virtuose, sono degli sfondi iper realistici creati digitalmente da Timo Helgert, giovane artista tedesco che la maison romana ha scelto per interpretare la nuova collezione REDValentino.

Come hai tradotto in immagine la visione escapista e romantica della collezione REDValentino?
Avevo un obiettivo chiaro in testa: fondere culture e epoche differenti fra loro con eleganza e delicatezza, lasciando specchiare il romanticismo nella contemporaneità, e viceversa. L’idea era quella di raccontare una città, guardandola molto da vicino. Anzi, come se la guardassi per la prima volta, con uno sguardo nuovo, come succede quando hai trascorso tanto tempo lontano da un luogo, tutto ti sembra diverso, noti i minimi dettagli, scopri la bellezza nelle piccole cose. Questo ragionamento è ovviamente collegato al periodo che stiamo vivendo, magari chilometri distanti dalle città in cui abitiamo, dai luoghi che siamo soliti frequentare. Così, come con una lente d’ingrandimento, abbiamo provato a vedere meglio ogni scorcio di una città, come fosse un’opera d’arte. Ogni sfondo è stato poi abbinato ai look RedValentino Primavera 2021, se guardi bene, ci sono degli elementi che ritornano tanto negli sfondi quanto negli abiti.

Da quale ispirazione sei partito per reinventare l’immaginario di REDValentino.
Dalla voglia di evadere, di riappropriarci delle nostre routine che ci è esplosa dentro in questo anno così complicato. L’idea era quella di (ri)tornare alla natura, ma in un modo inaspettato.

Come hai realizzato scatti e sfondi di collezione?
Con tecniche sperimentali ma… anche molto tecniche, diciamo. Gli ambienti sono ispirati a luoghi reali, come le città, ma attraverso le tecnologie 3D è stato possibile plasmare quei mondi per crearne di nuovi. Avevamo il completo controllo su quegli “ambienti digitali”, ogni angolazione, fonte di luce, ogni petalo di un fiore. Credo sia un approccio che la moda dovrebbe sondare sempre di più, amplifica la tua espressione creativa, è imparagonabile a un tradizionale shooting. Pensa che lo abbiamo realizzato solo attraverso un computer, in quarantena, in un continuo dialogo Italia-Germania.

Com’è stato lavorare per una maison così importante?
Quando ho visto la mail con la proposta di collaborazione non potevo credere ai miei occhi, ero eccitatissimo. È stato un onore poter fare parte di questo progetto. Amo l’attenzione al dettaglio, il mood romantico e, allo stesso tempo, elegante con cui la maison confeziona le collezioni, sono affascinato dalle mille influenze, culture, epoche couture che le ispirano.

Timo Helgert
Timo Helgert

Come è cambiato il lavoro dell’artista digitale negli ultimi 5 anni.
Soprattutto negli ultimi 5 anni, lo sviluppo delle nuove tecnologie è stato immenso. Dalla Realtà Aumentata all’Intelligenza Artificiale, passando per tanti piccoli strumenti del mestiere che ti permettono di realizzare grandi cose. Per esempio, 5 anni fa mi montavo i video da solo, oggi è l’AI a farlo, c’erano anche margini di errore molto più alti, adesso sono quasi azzerati. Oggi è tutto più interattivo e divertente, la tecnologia è diventata invisibile per permettere all’arte e alla storia di svolgere il loro compito più importante, narrare.

Quando hai deciso che saresti diventato un artista.
Forse quando ho creato il mio primo logo su Windows 95 a 11 anni. Mio padre è un programmatore, mi ha messo fin da subito un pc in mano.

Quando hai pensato “okay, ce l’ho fatta”.
Mai. Per me la vita non è arrivare da qualche parte, è più come una danza, ti godi il momento, ogni movimento. E i migliori ballerini non sono quelli che finiscono la coreografia per primi, ma quelli che si divertono mentre la ballano. È questo il mio obiettivo di vita, imparare ogni giorno qualcosa, fare sempre meglio.

Consigli per un artista emergente: studi, do e don’t personali e professionali.
Esplora il più che puoi. Una masterclass o un corso universitario non potranno mai sostituire l’’esperienza, la curiosità, il lasciar andare la propria immaginazione… o le nottate passate davanti al pc a sperimentare. Fai errori, anzi, fai tanti errori, fai pratica, tanta pratica. Se vuoi diventare un artista digitale, inizia da ciò che ti rende più felice: filmmaking, fotografia, logo design, digital photo editing. Scegli qualcosa che ti appassiona e buttati a capofitto, altrimenti non ti piacerà mai quello che farai.

Dove ti porterebbe la tua voglia di evadere in questo esatto momento.
A Seoul, dove ho vissuto in passato. Ho voglia di tornare a studiare il coreano per parlare con la gente del posto. Per adesso, a causa della pandemia, mi sono trasferito temporaneamente da Los Angeles al paesino in Germania dove sono nato. Qui non abbiamo nemmeno un cinema o una metropolitana, la vita è molto semplice, sono circondato da foreste. Ogni tanto sento la mancanza di vivere in una grande città, il caos, le macchine, i rumori h24. Per il momento, mi accontento di viaggiare con la mia immaginazione.