Fashion Festival Film Milano, parla la fondatrice, Constanza Cavalli Etro

Per la settima edizione nuove narrazioni in movimento, più inclusive e sorprendenti. «Perché la moda va oltre i vestiti».

wata by ronan mckenzie and joy yamusangie for gucci x garage magazine
Courtesy Fashion Film Festival Milano

«Quando parlo di dare più spazio al potere femminile, non mi riferisco a una struttura sociale che costitutivamente escluda gli uomini. Anzi, io gli uomini li amo molto. Alludo a quella disposizione mentale ed emotiva che ci fa connettere a più estesa flessibilità delle nostre convinzioni, alla costante ricerca di una mediazione e non di uno scontro, al tentativo di “tenere insieme” discorsi diversi che però puntino tutti a una maggiore giustizia, a una più profonda comprensione umana, a uno scambio reciproco di idee ed energie. E questo prescinde dal genere o dall’orientamento sessuale. È una modalità differente di emozione che diventa pensiero e finisce per trasformarsi in azione. Del resto, io un uomo così me lo sono sposato: mio marito Kean». Constanza Cavalli Etro, al telefono, è entusiasta come una debuttante nel parlare del Fashion Film Festival Milano, da lei fondato e giunto alla settima edizione. Quest’anno, ovviamente, sarà solo in forma digitale e verrà trasmesso dal 13 al 19 gennaio in collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana durante la Milano Fashion Week Men’s Collection dal 13 al 19 gennaio, su tre piattaforme differenti: fashionfilmfestivalmilano.cameramoda.it, il sito ufficiale del festival fffmilano.com e l’area virtuale di streaming cinematografico MyMovies.it. Tutto gratuito, basta registrarsi.

Un ritratto di Constanza Cavalli Etro, nata in Argentina. Vive a Milano da quando ha sposato il marito Kean Etro e sette anni fa ha fondato il Fashion Film Festival Milano.
Courtesy Constanza Cavalli Etro

«Resilienza creativa» sono le parole che Constanza usa per sottolineare come, nell’anno più buio della nostra storia recente, siano arrivate al Festival oltre mille fashion film da 60 paesi (Islanda, India, Singapore, Colombia, Brasile, Cina, Vietnam, Messico, solo per citarne alcuni), FFFMilano diviene un vero ponte culturale tra comunità diverse, una vera iniziativa inclusiva che celebra la diversità̀. Constanza e il suo team ne hanno selezionati 200, che verranno premiati da una giuria internazionale: dal regista e art director Tim Yip, Oscar per la regia de La tigre e il dragone, al curatore d’arte Milovan Farronato, dall’attore/attrice Lachlan Watson (che si definisce “non binaria” ed è divenuta/o celebre come protagonista di Le terrificanti avventure di Sabrina, saga made in Netflix), dall’influencer e brand strategist Tamu McPherson alla designer Margherita Maccapani Missoni, dal fotografo Paolo Roversi alla giornalista Elizabeth Von Guttman, fondatrice di System Magazine e altri. Ma l’ultima parola spetterà al pubblico che da casa prestigiosa assegnerà il vincitore del People’s Choice Award. «Come sempre, ci sarà una sezione “fuori concorso”», prosegue Constanza, «che ospiterà sei conversazioni tra alcuni ospiti, membri della giuria con me e la curatrice Gloria Maria Cappelletti».

Un frame di Hello Marcelino di Jacob Sutton per Cloackroom Magazine.
Courtesy Fashion Film Festival Milano

La pandemia ha avuto un solo merito: quello di accelerare la digitalizzazione delle presentazioni di moda, e in questo senso il Festival si è rivelato profetico. Ma ora che le grandi maison del lusso, da Gucci (in apertura, un frame di WATA di Ronan Mckenzie e Joy Yamusangie per Gucci, realizzato da Garage Magazine) a Saint Laurent, si fanno da sole i loro film, quale futuro ci sarà per i fashion movie di marchi meno celebri?
Non penso che i film dei grandi marchi possano ledere o indebolire quelli di brand che non hanno la stessa disponibilità finanziaria, così come non penso che le sfilate fisiche siano destinate a scomparire. Sono la prima ad amarle, ma ritengo complementari i film per introdurre anche elementi differenti: per esempio, il discorso sull’occupazione femminile, sull’ambiente, sulla situazione politica, economica e culturale.

Una scena da Embodiment di Ced Pakusevskji for Barbara Bologna.
Courtesy Fashion Film Festival Milano

Infatti ho notato che, insieme a grandi première di film prettamente di moda, come il biopic Halston, diretto da Frederic Tcheng (Valentino: The Last Emperor e Dior & I) o il documentario Martin Margiela: in his own words di Reiner Holzemer (Dries) ci sono anteprime italiane di documentari come Let it be Law diretto da Juan Solanas, che testimonia la lotta per il diritto all’aborto in Argentina e la fiction Made in Bangladesh diretta da Rubaiyat Hossain, sulla condizione del lavoro in paesi dove gli operai vengono sfruttati come schiavi. Come mai questa scelta?
Oggi la moda non è più solo glamour, che pure è molto importante perché tra i suoi doveri c’è anche quello di far sognare. Ma è un medium ideale per veicolare altri messaggi: io sono nata e Buenos Aires e il film di Solanas, per esempio, rappresenta per tutte le donne argentine la testimonianza di un sofferto e lungo conflitto per vedere conquistati i loro diritti. Così come Made in Bangladesh è una denuncia nei confronti di un’industria della moda sbagliata, che sfrutta la povertà̀ per ottenere sempre più̀ profitti. Questa, almeno per me, è il vero senso della parola inclusione. All’interno del Festival ci sono varie, abbiamo voluto chiamarle così, playlist: e quella che ha per titolo #FFFMilanoforWomen comprende anche, per esempio, una conversazione, Filmmaking: finding your visual language con il collettivo di Girls in Film: registe da tutto il mondo discutono delle loro influenze e di come hanno trovato la propria identità̀ visiva per trovare un linguaggio autentico e rispettoso della rappresentazione di genere nell’industria cinematografica.

La locandina di Halston - l’ascesa e il crollo di un mito. di Frédéric Tcheng con Liza Minnelli, Marisa Berenson, Joel Schumacher, Naeem Khan, Pat Cleveland.
Courtesy Fashion Film Festival Milano
La locandina di Let it be Law (Que Sea Ley) di Juan Solanas, presentato in anteprima al Fashion Film Festival Milano, che documenta la lotta per il diritto all’aborto in Argentina.
Courtesy Fashion Film Festival Milano

Poi c’è la playlist #FFFMilanoForGreen che si sostanzierà nella visione del film I am Greta e in un incontro con Javier Goyeneche, fondatore di Ecoalf che si racconta insieme all’esperto di moda sostenibile Hakan Karaosman. Il titolo: Upcycling Nature, come si può̀ creare un nuovo sistema di moda per garantire la giustizia ambientale e sociale?

La locandina di Made in Bangladesh , della regista Rubaiyat Hossain: la storia di una ragazza che inizia a lavorare in condizioni disumane nell’industria dell’abbigliamento low cost e poi trova la forza di formare un sindacato.
Courtesy Fashion Film Festival Milano.
La locandina di Martin Margiela in His Own Words di Reiner Holzemer, già autore del documentario Dries su Dries Van Noten.
Courtesy Fashion Film Festival Milano.

Scusi la domanda diretta: ma perché prima di lei nessuno aveva pensato a fare a Milano un evento che, sia pur tra mille difficoltà dovute alla pandemia, lei porta avanti con grande souplesse da sette anni?
Sa, forse il fatto di arrivare dall’estero, avere fatto anni di gavetta nella moda in Messico dove dirigevo la mia agenzia di organizzazione e promozione eventi, mi ha fatto capire come la moda italiana forse sia più mitizzata e valorizzata fuori dall’Italia. La moda è cultura, è artigianato, è comunicazione, è politica, è magia. Però quando sono arrivata qui, dopo essermi sposata, ho capito che mancava un anello nella congiunzione con il grande pubblico e, di conseguenza, cambiava la sua considerazione da parte dell’opinione pubblica. Non c'era un evento aperto a tutti, perché potessero gioire della creatività e della raffinatezza che ha fatto grande il Made in Italy. È una voce potente della nostra economia e della nostra società. È giusto che il maggior numero di persone possano conoscerlo con eventi come il Fashion Film Festival Milano. Che da sempre, quando le proiezioni erano al cinema Anteo, si è sempre relazionato con i cittadini.

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