Milano Collezioni Uomo Autunno Inverno 2021/2022, l'ottimismo ragionato

Italiani bravi designer: le sfilate digitali sorprendono per calore, emotività e capacità. Sartoriali e non.

il set up della sfilata prada uomo disegnato dallo studio oma amo collezione autunno inverno 2021 2022
Luisa Carcavale

Ci sembra di vivere costantemente in un altrove digitale. Ma per capire chi siamo, per comprendere appieno il mondo che ci circonda, per crescere, per amare ed essere amati, dobbiamo saper conversare. La perdita della capacità di parlare faccia a faccia con gli altri - con empatia, imparando nel contempo a sopportare solitudine e inquietudini - rischia di ridurre le nostre capacità di riflessione e concentrazione? Forse sì. Ma la tecnologia può essere un’alleata. Così, per iniziare un reportage dalla tornata delle sfilate per la moda uomo Autunno-Inverno 21/22, partiremmo dal vero scoop di stagione: la mise di Miuccia Prada per la conversazione che, insieme al suo partner in crime creativo Raf Simons, ha intrattenuto con vari studenti di studenti di moda nel mondo, subito dopo la prima collezione maschile a quattro mani. Giacca e camicia in una delicata nuance di beige, una collana a quattro fili di perle con un’enorme ametista per chiusura, i capelli sciolti sulle spalle. E, cosa più importante di tutte, sorridente e materna con i suoi giovani epigoni intimiditi da tanta generosa accondiscendenza: un evento paragonabile ad Anna Christie, il primo film in cui Greta Garbo parlava, che venne pubblicizzato con uno slogan a lettere cubitali: Garbo Talks! “La Garbo parla!”. Quindi Miuccia Smiles!, e per la prima volta ha deciso di mettersi in eleganza nel modo canonico delle signore chic, rinunciando ai calzerotti dentro le scarpe da uomo o alle mortificanti gonnone a pieghe.

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Del resto, anche Silvia Venturini Fendi, nel bellissimo minifilm per la collezione con la regia di Nico Vascellari, debutta come voce nella colonna sonora su una canzone scritta per lei da Alessio Natalizi – Not Waving con un testo che è un programma. Incipit: Hello it’s Silvia calling / I just wanted to tell you/ about…/normality / Color / What is Normal Today. Perciò Silvia Sings! Convinti come siamo che siano i dettagli a fare la differenza, questi sconfinamenti dai soliti “personaggi” dell’una e dell’altra, stanno a farci da bussola su varie novità che, come ormai accade da anni, hanno maggiori potenzialità espressive nella moda maschile che in quella femminile, proprio perché meno legata a fatturati - di solito più contenuti in tempi normali, figuriamoci in tempi pandemici - e quindi, per paradosso più aperta a contaminazioni e a sperimentazioni.

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Queste sfilate digitali-per-forza stanno dimostrando non solo di essere dei validi sostituti, ma delle soluzioni destinate a rimanere anche post-vaccino. Non si aumenta lo stress degli addetti ai lavori e non si congestiona il traffico cittadino, possono essere viste da tutti in ogni angolo del mondo tramite la piattaforma della Camera della Moda ma anche dai social, permettono di essere guardate e riguardate con calma e ci spiace per i colleghi in prima fila che non possono toccare i tessuti e perdono il privilegio dell’invito prestigioso che io-ce-l’ho-e-tu-no. Se il Covid-19 ha un merito, è quello di essere (stato, speriamo) un propulsore che ci proietta sia verso un cambio radicale nella comunicazione della moda, sia di un generale ripensamento dell’intero sistema, determinando una vera e propria svolta nelle scienze umani e sociali. Viene in mente quanto scrisse il pensatore Béla Balázs nel 1930 a proposito del cinema: «In quanto organo di senso attraverso cui esperire il mondo attraverso una nuova facoltà percettiva, una nuova tecnica del vedere e del mostrare, si promuove una cultura radicalmente diversa da quella fondata sull’esperienza diretta». E concede anche ai migliori designer di insinuare un nuovo sistema valoriale nella narrazione del proprio lavoro, incastonandolo dentro uno scenario politico, economico e culturale che tenga conto delle evoluzioni di un consumatore che, in questo momento, sembra non avere più desideri (e, in Occidente, neanche tanti soldi). E convincerlo a comprare creandogli nuove esigenze, sostanziate da un progetto e da un’idea forti che, spiace dirlo, un su e giù di modelli e modelle per pochi invitati oggi non basterebbe a far "sentire". Bisogna chiederci quali siano le conseguenze di questo processo di mediatizzazione profonda della socialità che il virus ha accelerato.

Un cappotto Zoomwear della collezione autunno-inverno 2021-2022 disegnata da Alessandro Sartori per Ermenegildo Zegna.
Courtesy Zegna Press Office

Esemplare, in questo senso, la riflessione del sempre più bravo Alessandro Sartori per Ermenegildo Zegna che riesce mirabilmente a mettere insieme l’estetica mutata dallo smartworking e dal confinamento con il rifiuto di felpe, sneakers e tute. Il suo pensiero si concentra su una richiesta inespressa ma reale di nuova eleganza che oggi, però, non può più seguire certi canoni novecenteschi, ma dev’essere revisionata dagli anticorpi di una creatività intelligente. Girato in vari luoghi della Milano futuribile (da Piazza Olivetti al nuovo campus della Bocconi fino al quartier generale della maison), mette a punto un (Re)set – è il titolo della collezione – di una sartorialità che si sottrae all’imbustatura del noioso stile manageriale come all’ormai logoro fascino della sportività. Nasce così lo Zoomwear, modalità di presentarsi al mondo in un passaggio dal dentro al fuori senza perdere né un’oncia di stile, né una di comodità grazie a una nuova e variegata generazione di tessuti in jersey che prendono il centro della scena. Alcuni capi sono realizzati in taglie femminili, non perché sposino il genderless come ideologia, ma perché concepiti come gusci morbidi di corpi che hanno diritto a stare bene con se stessi. Le immagini, girate in esterni e interni, registrano e restituiscono questa immediata simultaneità di funzione e di bellezza, svelando una regione del visibile rispetto alla quale lo spettatore si trova in una nuova condizione di prossimità ai sentimenti. Un riavvicinamento alla concretezza che si ritrova nel capo trasversale della stagione, presente in quasi tutte le collezioni: il cappotto-vestaglia, senza bottoni né chiusure, se non la disinvoltura di una cintura da annodare in vita. Nota a margine: è molto simile all’osannatissimo capospalla di Nicole Kidman/Grace in The Undoing, il che ci porta a un ulteriore interrogativo. Tutti i ricchi se lo compreranno?

Un cappotto-vestaglia in seta imbottita e stampata con i decori dell’artista inglese Noel Fielding per Fendi, disegnata da Silvia Venturini Fendi per la collezione -a-i 2021/22.
Courtesy Fendi Press Office

Scarabocchiato con gli arabeschi coloratissimi dell’eclettico Noel Fielding, attore-artista-animatore del The Great British Bake Off, talent show inglese in cui si sfidano i pasticcieri amatoriali, è uno dei protagonisti più spettacolari della collezione Fendi, che lavora su un ottimismo ragionato, quello che segue all'iniziale disperazione e dopo, al tentativo di razionalizzare la situazione. Per Silvia Venturini Fendi, è il colore a vincere in un momento dove vediamo tutto grigio: i volumi sono avvolgenti, i pullover hanno il sense of humour di una sciarpa incorporata, le camicie sono reversibili, i cappotti sono trapuntati a righe parallele, come certe giacche orientali, e c’è anche un visone a imitarli. Il dialogo tra la dimensione domestica più o meno imposta e la tensione a esercitare l’arte della fuga si ritrova anche nella collezione dalle sagge proporzioni di Etro, disegnata da Kean, il capostipite della seconda generazione, nelle proposte di Tod’s che evocano la campagna senza mai vagheggiarla, nel neologismo confortism coniato da Serdar Uzuntas che fa danzare i ballerini della Scala alla popolana Balera dell’Ortica, in un inno gioioso a una felicità realistica, non onirica.

Un outfit di Etro per la collezione autunno-inverno 2021/22, disegnata da Kean Etro.
Etro Courtesy Press Office
Tod’s presenta la collezione a-i 2021/22 in un film dalle atmosfere sospese, #sevenT, ambientato a Villa Ronchi, a Vigevano. Protagonista il giovane attore Lorenzo Zurzolo.
Courtesy Tod's Press Office
La collezione a-i 2021/22 di Serdar ambientata alla Balera dell’Ortica a Milano dai danzatori del corpo di ballo della Scala.
Courtesy Press Office Serdar

Danzano anche i modelli per il défilé digitale di Prada, a cui la collaborazione con Raf Simons fa molto bene non solo in termini antidepressivi: da molto tempo il marchio non presentava una collezione così organica, compatta, mirata. E, nell’essere divulgata attraverso gli schermi dei computer, si dichiara devota alla tattilità, al bisogno di scambio e di relazione, al legame anche semantico tra abito, abitudine, abitazione. Modelli entrano ed escono da stanze ricoperte in finta pelliccia coloratissima (la nota stampa dice che verrà riutilizzata per le vetrine delle boutique) sovrapponendo al più intimo degli indumenti, i “long johns” di johnwayniana memoria che somigliano a leggings di maglia, strati di pullover oversize, di altri pantaloni, di cappotti a uovo in colori tenui e delicati. Ma nell’andare e venire dai “luoghi non luoghi” i modelli si divertono, ballano, sorridono al ritmo della colonna sonora elettronica di Plastikman, nome d'arte di Richie Hawtin.

Un cappotto rosa confetto sui "long johns" in maglia colorata: la nuova silhouette maschile per il prossimo inverno elaborata da Miuccia Prada e Raf Simons per Prada, a-i 2021/22.
Courtesy Press Office Prada

E, per l’appunto, dalla sorridente bocca di Miuccia che tenta anche la battuta di spirito (alla studentessa che chiede come facciano ad appianare le divergenze se uno disegna una cosa che al partner fa orrore, risponde: «Non la si fa e andiamo avanti») esala anche una parola che mai avremmo pensato di ascoltare da lei, a proposito di moda maschile: «Sensualità». Dio solo sa quanto ci manca, di questi tempi. Nell’era del “capitalismo artistico” in cui viviamo, per usare le parole di Gilles Lipovestky e Jean Serroy, sarebbe davvero il primo acquisto in cui ognuno e ognuna di noi vorrebbe investire. Raf e Miuccia coppia diabolica? Sarà, ma anche una coppia d’assi.

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