Una casa della quale si discute la proprietà in tribunale; un inquilino (forse) moroso come sinonimo di un sistema che ha insegnato ai suoi membri a prendere per scontati favori e regali di vario genere. André Leon Talley, ex fashion director di Vogue America, diviene protagonista di una fav0la (con morale annessa, e finale non scontato) del New York Times. Di qualche giorno fa è infatti il pezzo "The dispossession of André Leon Talley" nel quale la direttrice della redazione moda Vanessa Friedman e la giornalista Elizabeth Paton partono dalle vicende di attualità per dipingere un quadro più generale di cosa è stata l'editoria di moda, negli ultimi 30 anni, e come quello stesso sistema si stia indirizzando verso una probabile estinzione. I fatti? André Leon Talley è residente in una casa da 11 stanze in stile coloniale a White Plains, a nord di New York City (la stessa casa è alle spalle del monumentale esperto di moda nella campagna recente di Ugg, di cui Talley è divenuto testimonial). Un immobile che è di proprietà di George Malkemus, ex capo della divisione statunitense di Manolo Blahnik e di suo marito Anthony Yurgaitis (acquistata a 1 milione di dollari). Il contratto biennale, firmato nel 2004, rinnovabile per altri 8 anni, prevedeva che Talley pagasse ai due una cifra mensile non specificata. L'amicizia tra Talley e Malkemus è anche citata nel libro dello scorso anno di Talley, The chiffon trenches, memoir dove il giornalista, pupillo di Diana Vreeland e primo uomo nero a raggiungere una posizione di potere nell'editoria di moda, racconta una vita molto lontana dall'ordinarietà. Più che un libro, un resoconto dettagliato, un abbecedario dei nomi più influenti della moda del secolo scorso, tutti vicini in qualche modo a Talley, da John Galliano, che il giornalista promosse sin dall'inizio, riconoscendo nello stilista un talento eccezionale, a Karl Lagerfeld, di cui era intimo amico fino a un litigio che li allontanò. Nel caso specifico, Talley incontra Malkemus quasi 40 anni fa: amico di lunga data di Manolo Blahnik, delle cui scarpe diceva "non ho mai scattato un servizio senza che mancassero loro" i due iniziano un rapporto professionale e di amicizia dove i confini tra ciò che è lavorativo e ciò che è personale spesso si sovrappongono fino a confondersi. La riprova è proprio in questo accordo inusuale di affitto che poi è scaduto nel 2014, senza venir poi rinegoziato.

Cher e André Leon Tally nel 1997 a New York
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Nonostante ciò, André Leon Talley è rimasto inquilino della casa continuando a pagare una cifra variabile ogni mese, a seconda delle sue possibilità economiche. Nel 2020 però, un accordo così amichevole è stato interrotto da un'istanza di sfratto presentata al tribunale di New York da Malkemus e Yurgaitis, alla quale Talley ha risposto a gennaio 2021 con un'obiezione: quella nella quale afferma di esser sempre stato convinto che quelle cifre da lui pagate costituissero in realtà un "equity investment" allo scopo quindi di acquisire la casa "in comode rate" (come certe réclame degli Anni 80 sulle enciclopedie e servizi di pentole, corredati dalla necessaria mountain bike con cambio shimano). Avendo già versato 955 mila dollari, secondo dei documenti consegnati da Talley al tribunale, il giornalista ha richiesto che la casa sia momentaneamente affidata a un fondo fiduciario per dargli modo e tempo di provare la validità delle sue richieste. Affermazioni che i due legittimi proprietari disputano, ribattendo che sono loro dovuti circa 515 mila dollari e che non hanno mai pensato di vendere l'immobile. Una questione sulla quale la giustizia è chiamata a esprimersi, e che richiederà tempo: molto meno ci ha messo il NYT per illustrare la vicenda, e usarla come esempio di un quadro solo apparentemente inusuale. Certo, Talley ha raggiunto posizioni apicali nel mondo della moda americano, e quindi i favori o i "regali" da lui ricevuti e inviati dalle maison, non sono una pratica valida per tutti. Il giornalista stesso racconta nel suo libro di come Karl Lagerfeld lo invitasse spesso nel suo castello per passare le vacanze insieme, e come i suoi doni fossero munifici e variegati, passando dal vaso di Fabergé al baule gigante di Louis Vuitton. Una generosità accolta con stupore nei primi anni, per poi divenire abitudine. "Se eri nella vita di Karl, lui ti vestiva" scrive nel libro. La lista dei personaggi famosi che ricevevano regali da parte del Kaiser include, ovviamente, pur se in maniera implicita, lo stesso André Leon Talley. "La pratica di regalare oggetti, viaggi, o concedere favori" scrivono le due giornaliste, "è raramente esplicitata in maniera commerciale, non esiste un quid pro quo. E i giornalisti insistono che non influisca sul loro giudizio o sul loro gusto" scrivono Friedman e Paton sulle pagine di NYT "che poi è la loro materia di scambio, nonostante il fatto che, in molti altri settori, regali del genere solleverebbero accuse di corruzione".

André Léon Talley nel 1990 ad una sfilata di Oscar De la Renta con Marc Jacobs
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Il problema è che nella moda, questo scambio di favori può diventare non un atto di gentilezza ma una vera e propria economia parallela. Le modelle sono spesso pagate in vestiti, e, come scriva Talley nel suo libro, quando lui iniziò a lavorare da Vogue, nel 1988 – anno della nomina a direttrice di Anna Wintour, che lo volle subito con sé – gli stipendi esigui venivano "integrati" con un quantitativo di denaro da spendere in vestiti e macchine a noleggio. Quando, ad esempio, ha deciso di comprare una casa per sua nonna in North Carolina, stato nel quale è nato, Talley ha raccontato che Anna Wintour chiese e ottenne dal suo capo, l'allora CEO di Condé Nast S.I. Newhouse, un prestito privo di tassi di interesse. Quando poi guadagnò peso, fu sempre Vogue guidato da Anna Wintour a pagargli un periodo di 3 mesi al Duke Diet & Fitness Center, clinica nella quale poi ritornò altre due volte, sempre mettendo in conto le spese al giornale. Un aiuto eccezionale, figlio del fatto che la figura di Talley è sempre stata di conclamata rilevanza per Vogue, in ragione del suo rapporto di amicizia con Karl Lagerfeld, che in lui, così come era successo a Diana Vreeland, aveva visto uno straordinario talento. "E d'altronde è pratica sdoganata nei giornali" spiegano le due reporter "assumere alcuni collaboratori in ragione delle loro connessioni personali, di modo che poi riescano a utilizzare quelle amicizie anche sul lavoro (magari fornendo la loro casa come location per qualche servizio di moda, o magari convincendo vip e socialite con i quali si è in buoni rapporti ad apparire sul giornale, ndr). "In questo contesto" spiega Friedman "forse non è sembrato così bizzarro, a Talley, che qualcuno dei suoi amici si facesse avanti per aiutarlo a comprarsi una casa, anche perché il signor Malkemus aveva già agito in sua vece in passato". Incapace di pagare le tasse, Talley aveva dichiarato bancarotta nel 1997 e nel 1998 in North Carolina, e nel 1993 a New York: ottenere un mutuo, partendo da queste condizioni, diveniva impossibile. Nel 1999 Talley sostiene che Malkemus lo aiutò a comprare un auto "perché ero impossibilitato a stipulare un contratto di vendita", fornendo all'amico i soldi con i quali poi Malkemus firmò la vendita in sua vece. La questione ha visto un nuovo capitolo aggiungersi due giorni fa: Akeem Smith aveva lanciato una raccolta fondi su GoFundMe, per aiutare Talley a raccogliere i 515 mila dollari necessari al pagamento. Dopo aver racimolato circa 9 mila dollari, la pagina è stata sospesa, dietro richiesta probabilmente dello stesso Talley. "Tutte le donazioni saranno ridate ai contribuenti" ha detto Smith al WWD. "Talley non mi ha chiesto di lanciare quest'iniziativa, ho fatto tutto di mia spontanea volontà, perché credo che sia la cosa giusta da fare. Come comunità abbiamo il dovere di aiutare un rappresentante anziano della nostra cultura, considerato che ha ancora molto da dare". Il 72enne ha ringraziato Smith e coloro che hanno contribuito "per il gesto premuroso e per la generosità, ma è totalmente non necessario". In casa Talley, forse, non è ancora arrivato il momento della spending review, e considerato i canoni ai quali è stato abituato durante la sua lunga e prolifica carriera, forse non sarà mai davvero necessaria.