Worn Stories, la serie tv Netflix che racconta la vita dei nostri vestiti

Poca moda, zero trend, ma un arazzo di storie ed esperienze personali da guardare in un binge watching ad alto rischio emotivo.

Che sia il capo interessante (un sospensorio, un maglione giallo pulcino, una divisa da lavoro) o il suo proprietario (l'astronauta, Lily Allen, un'immigrata coreana di mezza età) non è mai chiaro e poco importa: quel che conta è che alla fine di ogni episodio di Worn Stories, la nuova serie documentaria già nella top ten di Netflix, ci si sia scaldato il cuore. Questo nuovo programma, tratto dal libro omonimo di Emily Spivack uscito nel 2014, con i suoi otto episodi snelli - giusto mezz'ora l'uno - si fa guardare come se fosse semplice intrattenimento ma, sotto sotto, lascia il segno. Il format è apparentemente semplice: un tema sufficientemente generico per episodio ("Community", "Uniform", "Love") sotto al quale sono raggruppate diverse interviste a persone famose e non. Ognuno a suo modo racconta una personale storia che ruota attorno a un capo di abbigliamento di cui fanno ancora tesoro per le più svariate ragioni. Che un guardaroba sia un archivio di memoria ed esperienze non è una rivelazione, ma la gentilezza con cui le storie di questi capi e di queste persone sono raccontate ha qualcosa di commovente e rispettoso.

Tutto è iniziato nel 2007 quando Spivack, allora ossessionata da scarpe vintage, setacciava eBay per arricchire la sua collezione e si è imbattuta - classico lucky find di chi è davvero costante nel mondo del vintage - in un completo di Playboy originale degli anni Cinquanta con tanto di codino da coniglietta e carta d'identità della proprietaria. Ne è nata una nuova ossessione per Spivack, che da quel momento ha iniziato a interessarsi alle storie di chi ha usato e conservato certi capi di abbigliamento per tutta la vita. Da eBay a un blog, poi la pubblicazione del libro, fino all’adattamento per Netflix.

È impossibile raccontare o anche solo accennare alle storie, tutte speciali a modo loro, senza rovinarne la visione. Se dovessimo però identificare un tema comune per la serie, sarebbe il fatto che spesso un piccolo cambiamento nel nostro look può sbloccare qualcosa che era sopito in noi e farci uscire dal guscio. In questi semplici oggetti, dove bello e brutto diventano questioni irrilevanti, a ben guardare si nasconde l'opportunità di sintonizzarsi con una parte profonda e fondamentale della nostra identità. Ogni episodio offre un breve viaggio in una comunità lontana dalla nostra realtà, ma con cui abbiamo involontariamente familiarizzato dopo anni e anni di tv e Netflix - dall’officiante di Las Vegas che si traveste per ogni matrimonio al carcerato che, dopo 41 anni in prigione, deve comprare per la prima volta dei vestiti civili e non sa la sua taglia perché certi dettagli per noi ordinari sono un lusso per i criminali. Una volta visti tutti gli episodi si scopre che, senza toni didattici o prediche non richieste, Worn Stories è riuscita a raccontare di fedi, tradizioni, occupazioni, hobby ed epoche disparate della vita americana. È una serie stravagante e curiosa, provocatoria e compassionevole, l'avventura ideale per chi brama una po’ di calore umano che tanto ci è mancato.

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