Come sono nate le prime calze biodegradabili al mondo

Una start-up al femminile ha recuperato dal fondo dei nostri cassetti l'accessorio più maltrattato e usato di tutti, regalandogli un nuovo profilo (green). Genesi e sogni dei collant di Billi London.

calze billi london
courtesy Instagram

Una start up al femminile, che si concentra su un pezzo del nostro cassetto che abbiamo da tempo dimenticato: quello dei collant. Con una fiducia sconfinata e ottimista, Sophie e Marie del brand Billi London hanno guardato attraverso il nylon e l'elastane, decidendo che avrebbero trovato il modo di renderli di nuovo desiderabili, invece che dimenticati in un angolo del negozio, vicino alla cassa, dove molte donne li comprano – perché comunque, ne hanno bisogno – senza però dedicar loro la giusta attenzione. Il problema però, è nell'impossibilità di riciclare, spiegano le stesse fondatrici quando le si incontra online, perché il nylon e l'elastane, cioè i tessili che le compongono, come improbabili amanti che poi si ritrovano legati per la vita, sono impossibili da separare, una volta messi insieme e trasformati in un prodotto finito. Avendo una composizione chimica molto simile, diviene impossibile quindi, anche tramite il classico processo che scioglie i tessuti, dividerli in maniera definitiva. "Certo, esiste la possibilità di trasformarli in componenti di altri prodotti" spiega Sophie "come ad esempio nei pannelli di isolamento o in alcune imbottiture usate per le auto o per la casa. Il problema è che quasi mai si pensa di portare le calze usate in un centro di raccolta: accade solo nel 10% dei casi. La pratica comune, secondo i dati nel 64% dei casi, è quella di buttarle nel cesto dell'indifferenziata, contribuendo anche all'inquinamento: questi prodotti impiegano in media dai 40 ai 100 anni per essere 'smaltiti' dall'ambiente, anche nel caso nel quale siano fatti di filo riciclato". E proprio parlando di filo riciclato, arrivano le dolenti note: se le calze possono anche costruirsi in nylon che è stato precedentemente utilizzato per le reti da pesca, ad esempio, il loro processo di trasformazione in nuovo prodotto richiede l'aggiunta di agenti chimici che, oltre ad essere nocivi per l'ambiente, deteriorano la qualità del filo, riducendo la possibilità di riciclarlo ancora in futuro. "Il riciclo è parte di un'economia circolare, e apprezziamo moltissimo i brand della moda che cercano di essere più sostenibili producendo collezioni con tessili riciclati" spiega Marie "ma è sostenibile solo se questi prodotti possono essere riciclati all'infinito, come succede nel caso degli oggetti di metallo o vetro. Non si può ancora dire lo stesso della plastica". E se le calze spesso possono anche essere usate per produrre energia o gas, tramite l'incenerimento, il rischio di fumi tossici e lo spreco di materia prima che potrebbe essere riutilizzata, non lo rende la soluzione migliore. Un problema ingente, se si guardano i numeri: solo in Francia, nel 2018 ne sono state vendute 130 milioni di paia, trasformandosi in circa 7315 tonnellate di rifiuti. Di fronte a questi dati, le due hanno pensato così a soluzioni alternative: i fili nei quali si intrecciano i collant Billi London sono infatti costituiti non dai classici nylon ed elastane ma in un eco-nylon – il nome tecnico è Amni Soul Eco Nylon – e nell'elastane Roica, un polimero speciale capace di decomporsi senza avere impatti negativi sull'ambiente. Il risultato? Un paio di calze che sono biodegradabili in tempi record, considerato la media tradizionale (dai 40 ai 100 anni): le Billi London ci impiegano solo 5 anni.

This content is imported from Instagram. You may be able to find the same content in another format, or you may be able to find more information, at their web site.

Ma qual è la ricetta speciale che consente un processo dalla velocità che stacca di molto tutti gli avversari? La risposta è solo apparentemente sgradevole: nei batteri. Il nylon delle Billi London, un poliammide speciale, è stato modificato per attrarre a sé microrganismi. Un fenomeno che non si verifica ovviamente, durante l'utilizzo – e infatti le calze non sono tossiche per la salute – ma in ambienti privi di ossigeno, anaerobici –come quello delle discariche. Quando quindi le calze saranno messe per sempre fuori gioco, finendo in discarica, attrarranno da subito dei microorganismi che di loro, letteralmente, si ciberanno, velocizzando il processo di decomposizione del pezzo, e trasformandolo in bio gas e materia organica. Non particolarmente elegante, ma efficace ed ecologico. Inoltre, la tecnologia 3D con la quale sono realizzate permette loro una elasticità invidiabile in qualunque verso, rendendole adatte a qualunque forma e taglia, evitandoci quel rituale tedioso fatto di saltelli e pizzichi al tessuto affinché si sistemi e si faccia, finalmente, seconda pelle, sulla quale costruire i giorni (e le notti) che verranno.

This content is imported from Instagram. You may be able to find the same content in another format, or you may be able to find more information, at their web site.
This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito