I bikini che nascono dalle donne in carcere e insegnano a tutti noi come cambiare

Storia di un'idea, geniale, di Luciana Delle Donne, responsabile della Onlus Officina Creativa e delle donne della casa circondariale di Lecce.

biriini
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C’è un tipo di fuga che nessuno è in grado di fermare. Di solito parte da un’idea e si conclude scassinando paure a pregiudizi. È la storia di un costume da bagno piuttosto rivoluzionario (si può indossare in 24 modi a quanto pare) che nasce dall’estro creativo di un gruppo di stiliste che – per il momento – non ha ancora avuto spazio sulle principali riviste di moda. Ma è solo una questione di tempo. L’oggetto in questione si chiama Birikini, un po’ slip, un po’ bikini un po’ ciò che la fantasia suggerisce. Liberamente. Un avverbio utilizzato non a caso, perché a ideare e produrre Birikini ci ha pensato un gruppo di detenute nella Casa Circondariale di Lecce. Le cose sono andate così bene che il progetto è già stato esportato a Trani, Taranto e Matera. L’idea originale è venuta a Luciana Delle Donne, responsabile della Onlus Officina Creativa, una donna che ha deciso di non cedere alla rassegnazione soprattutto di fronte alle circostanze più disperate. “Tutto nasce da una raccolta di tessuti di lycra presso il consorzio di aziende Mare di Moda che ogni anno presenta a Cannes i suoi prodotti di tendenza per la stagione. Molti di quei tessuti – piccoli pezzi – rischiano però di andare sprecati e si tratta di materiali bellissimi e coloratissimi. Così ho pensato ci fosse un modo intelligente per recuperarli. La storia di Made in Carcere è dunque una conseguenza naturale di questo processo. La parte creativa l’ho lasciata alle ragazze, ho chiesto solo di evitare di cercare la perfezione. In un mondo, quello della moda, in cui tutti sono alla ricerca dell’omologazione e del rispetto delle regole, volevo qualcosa che sovvertisse i codici. La perfezione nella vita non esiste. Lo stile invece sì e credo che le ragazze abbiano colpito nel segno”. Non è una coincidenza neppure che questo tipo di iniziativa ricada nella categoria cosiddetta dell’economia rigenerativa e anche un po’ riparativa. Le ragazze arrivano da esperienze di vita spesso diroccate, in molti casi solo sfortunate, ma per tutti quello di ricostruirsi è l’imperativo. Grazie a Birikini quello che poteva sembrare un’ipotesi bizzarra oggi è realtà.

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Lina Maria, colombiana, sposata con 4 figli, è arrivata in Italia 23 anni fa, ha subito una condanna a due anni e sette mesi di reclusione. L’incontro con Luciana Delle Donne le ha cambiato la vita: “Quando si è presentata con l’idea del bikini multi uso, ho pensato che fosse tutta matta. Ma poi ho capito che Birikini era solo un pretesto, Luciana ci stava offrendo una grande possibilità oltre che un’enorme carica di energia. In carcere non si ha niente, talvolta neppure la dignità. Un progetto del genere ristabilisce sicurezze perché ti fa scoprire quanto talento c’è attorno a te, un talento che nessuno ha il coraggio di mostrare. Ed è anche un bel capo di abbigliamento, pieno di colori e possibilità, ci rappresenta al meglio. Dopo un inizio timido, adesso abbiamo un sacco di ambizioni, magari ci mettiamo anche a disegnare vestiti. Dobbiamo solo ringraziare Luciana per questo sogno realizzato, una persona speciale, diversa da tutte quelle che ho incontrato nella vita”.

Ambizioni e sogni. Nulla che le sbarre potranno mai contenere.

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