Anamnesi dei vestiti del reboot di Gossip Girl

Dalle borse vintage ai biker shorts, le eredi di Blair e Serena sono politicizzate e democratiche, ma non riescono ancora a sfuggire al Grande Fratello dei social.

L'outsider non è più un uomo bianco cisgender; a distanziare, sui gradini sociali e quelli del Met, non è più (soltanto) il Cap nel quale si ubica il loft o l'appartamento, ma l'influenza sui social media; e la voce di Kirsten Bell – tornata anche per questo reboot – che seminava il terrore, rivelando segreti e vizi dell'élite di Manhattan ora si muove agevolmente attraverso un account Instagram anonimo. Gossip Girl ritorna – la serie ha debuttato su HBO Max l'8 luglio, non è ancora definita la distribuzione italiana – ma lo fa in un mondo diversissimo da quello nel quale vivevano Serena e Blair, Chuck e Nate. Chiamato reboot, anche se la serie è una prosecuzione ideale del primo e originale Gossip Girl, ambientato qualche anno dopo il 2007 della prima messa in onda, la produzione ha saggiamente registrato le tendenze, confezionando una prima stagione che mette sul piatto la cattiveria salace e l'ironia abrasiva con la quale Blair tiranneggiava tra le aule della Constance Billard School, nei primi 2000 – decade che sta vivendo un revival di popolarità tra gli appartenenti alla Gen Z – asportando però con precisione chirurgica tutte le asperità che oggi apparterebbero da subito ai reami molto poco desiderabili della mascolinità tossica, dello slut-shaming e dell'eteronormatività. Una evoluzione che, ovviamente, coinvolge anche il guardaroba di Zoya e Julien, sorellastre costrette alla vicinanza dall'ultimo desiderio di una madre, e che però, appunto, come Dan e Serena, venivano da due universi valoriali totalmente diversi. Ed è proprio grazie ad un pezzo di abbigliamento, infatti, che si snoda la trama, e a Zoya adolescente in arrivo nell'Upper East Side da Buffalo, viene concesso, per editto reale di Julien, l'ingresso nei circoli ambiti delle nuove socialité della Grande Mela: le Superstars frutto della collaborazione tra Adidas e Beyoncé attirano l'attenzione della affluente cricca, dando il via ad un percorso iniziatico non privo di problematiche e ovviamente triangoli amorosi. Un tragitto curato, come nel prodotto originale, dal costumista Eric Daman, che si è evidentemente sbarazzato delle ballerine di Tory Burch, feticcio di Blair, per eleggere a nuova scarpa di tendenza la sneaker, retaggio di quella sneaker culture che vede nei modelli total white di Balenciaga un nuovo vessillo identitario e culturale.

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E se la scelta del cast riflette un mondo variopinto, e non più, fortunatamente solo bianco – le principali protagoniste, Zoya e Julien, sono afro-americane – la narrativa ingloba serenamente diversi spicchi dello spettro dell'identità sessuale, raccontati, anche attraverso gli abiti. Il concetto di fluidità di genere, così avulso ai ragazzini del 2007, giovani eppure specchio riflesso di un mondo poco a suo agio con tutto ciò che risulti difforme rispetto alle norme prestabilite, qui si esprime attraverso il guardaroba di Max, erede ideale del machiavellico Chuck Bass. Laddove però Ed Westwick, l'attore che lo interpretava, si infagottava in completi doppiopetto sartoriali, usati come una corazza inscalfibile e come disperata dichiarazione d'affetto a un padre assente e ben poco affettuoso, del quale voleva imitare l'armadio pur senza averne l'età anagrafica, Max Wolfe (interpretato da Thomas Doherty) è dichiaratamente pansessuale, e pur sentendosi a suo agio nel corpo nel quale si trova, quello di un uomo, si sente altrettanto a suo agio nell'indossare pezzi rubati dal guardaroba di lei, una su tutte la camicia in pizzo di Paco Rabanne che si vede già nelle prime due puntate.

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Altra rivoluzione che le originali ereditiere poco avrebbero compreso, se non addirittura disprezzato, è l'arrivo sulla scena di pezzi vintage, simbolo di quella cultura green di cui la Generazione Z è rappresentante. Se era impossibile pensare di presentarsi nei corridoi della Constance presidiati da Blair e dalle sue sicarie in gonna tartan con un accessorio della scorsa stagione, nel 2021 le borse possono avere anche più di dieci anni, a patto, ovviamente, che appartengano al reame degli accessori lanciati nei primi anni 2000, e che oggi stanno vivendo un revival, come la Dior Saddle Bag, contraltare della baguette di Fendi del 1999 con le paillettes viola che Sarah Jessica Parker indossa, ancora, nell'annunciatissimo reboot di Sex and The City And just like that. Abbandonato il look BCBG, con coroncine decorate e foulard stampati ispirati alla diva del glamour e santa di riferimento di Blair, la sempiterna Audrey Hepburn, Julien, da perfetta Instagram influencer, rinuncia serenamente anche alle calze colorate, altro feticcio dell'erede Waldorf, in favore di pezzi rubati all'athleisure, e che già sono apparsi da qualche stagione sulle passerelle delle maison, come i biker nuovo culto delle adepte di Saint Laurent secondo Anthony Vaccarello. Una decisione che riflette non solo le tendenze, ma anche un mondo post-pandemico – nella serie gli studenti si preparano a tornare tra i banchi dopo la Dad e l'emergenza da Covid- 19 – nel quale sono stati validati nel guardaroba quotidiano anche elementi solitamente relegati ai momenti sportivi, o di relax casalingo. Più radical chic le scelte di Zoya, che, abituata a vivere nel mondo reale, e non nell'universo paradisiaco delle very rich people, sfoggia borse in tela senza loghi, ma con dichiarazioni politiche, a sottolineare una consapevolezza sociale che è parte integrante del DNA delle generazioni più giovani, come nel caso della borsa con la scritta "recycling black dollars", firmata da Melanin Apparel, brand di tendenza che rivendica orgogliosamente le origini black dei suoi fondatori, con t-shirt che celebrano le Black panther, e, appunto, il potere della Melanina che tinge il loro volto di un colore altro, rispetto al pallido candore dei precedenti protagonisti. La celebrazione di un passato iconico per le nuove generazioni, però, potrebbe arrivare nei prossimi episodi, e nascondere dei colpi di scena nella trama, che, a differenza della versione originale, rende molto chiaro sin dall'inizio, chi si nasconda dietro Gossip girl: da alcune foto condivise online, si vedono le sorelle Julien e Zoya in due look da Met Gala, tremendamente simili a quelli sfoggiati, nella vita vera, da altre due sorelle, Beyoncé e Solange, al vero Met Gala del 2014. Un'occasione passata alla storia, non solo per gli abiti (Beyoncé indossava un vestito nero con scollo abissale di Givenchy creato da Riccardo Tisci e Solange un modello color pesca con gonna voluminosa di 3.1 Phillip Lim) ma anche per la leggendaria lite che si svolse di fronte all'occhio delle telecamere di sicurezza in un ascensore, durante la quale Solange si scagliò contro il cognato Jay-Z di fronte ad una Beyoncé che inizialmente non prende posizione per poi allontanare i due, impresa difficile anche per il bodyguard in quel momento con loro. Che gli sceneggiatori stiano preparando un colpo di scena che renda omaggio a quel grande momento di cultura popolare? Dopo esser diventato il contenuto più visto di sempre su HBO Max e aver registrato 15 miliardi di impression su Twitter, il reboot di Gossip Girl potrebbe divertire i suoi spettatori con un classicissimo "catfight", che sebbene meno politically correct, sarebbe più aderente al prodotto originale di questa gioventù ricca ma non borghese, egualitaria e democratica negli accessori politicizzati, meno nella pratica quotidiana e indefessa del proprio, innegabile, privilegio economico, liberata dai moralismi ma non dai giudizi. Una categoria umana che può esistere solo su un suolo come quello statunitense, che continua a fare i conti con un passato del quale vorrebbe cancellare le onte, gli sbagli, saltando a pie' pari l'elaborazione delle proprie colpe, quelle di una società che egualitaria, continua ad esserlo, solo sulla carta, e all'apparenza. E che non appare realistica neanche in un prodotto di fiction.

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