Il lab in Grecia dove fare pace con la lentezza

Lusso, calma, voluttà (e artigianalità) nella storia del brand Made in Italy LABO.ART e la sua nuova terrazza del cuore su un’isola greca.

LABO.ART

“Aggiungere per arricchire, sì, ma in verità trovare bella t-shirt girocollo blu è ormai praticamente impossibile”. Oltre al suono della sua risata, fragorosa, provocatoria, sincera, si può sentire il rumore del Mediterraneo infrangersi sulla costa dell’isola di Tinos. Fra i suoi 8.636 abitanti, turista in più, turista in meno, c’è anche Ludovica Diligu, milanese di nascita, cosmopolita d’adozione, founder & designer di Labo.art, brand dalla filosofia devota alla sottrazione, che dal 2006 professa uno e un solo credo: lo stile non è tendenza. Partita da un piccolo hub sartoriale nel centro di Milano, la designer nata in una famiglia di architetti (che ha plasmato la sua ricerca del bello, il suo amore per la pulizia delle linee e il suo debole per i volumi e le geometrie) ha sviluppato, in punta di polpastrello, un marchio di moda dove le collezioni sono “creazioni di architettura da indossare”. “Ho iniziato tantissimi anni fa, sono diventata mamma molto giovane e ho deciso di aprire un piccolo lab all’Arco della Pace a Milano poi, pian piano, con devozione e ambizione ho continuato a sviluppare le mie creazioni, evolvendomi, certo, ma sempre rimanendo coerente con il concept iniziale, qualità, artigianalità e eleganza senza tempo. Oggi sono aiutata da una bellissima squadra di professionisti giovani e competenti, che hanno la mia completa fiducia”, ci racconta. “Sono una persona molto semplice, il mio iter creativo parte sempre da una domanda: cosa mi piacerebbe indossare? Cosa non trovo da nessuna parte? E poi mi lascio assorbire da questi interrogativi finché non prendono forma”.

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Ludovica Diligu
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“Una manciata di settimane prima del lockdown vivevo tra Berlino e Milano, finché non ho deciso di trasferirmi ad Atene, un luogo del cuore dalle energie particolarissime, dal fermento culturale potentissimo. Volente o nolente, ma soprattutto volente, sono rimasta chiusa qui. Su un’isoletta dove non venivo da anni, Tinos. Ho abbracciato la vita da isolana e i suoi tempi che scorrono lentissimi. Possedevo un rudere che avevo acquistato anni prima, ho deciso di sistemarlo tutta sola, sì sono iperattiva, l’ho trasformato in uno store/bar meraviglioso, un salotto aperto a tutti, un luogo d’incontro, un place to be anche in solitaria, dove provi abiti, sorseggi un drink, guardi il panorama spiazzante, ti perdi fra i mobili vintage miscelati ai pezzi di design” così è nato il nuovo LABO.ART Concept Store Bar, un punto d’incontro magico e di ristoro, dove poter gustare e apprezzare la nuova collezione, ispirata al nuovo mondo e stile di vita di Ludovica: essenziale, eclettico, sostenibile, senza tempo. “Un capo eterno è, come dice la parola stessa, un capo destinato a durare per sempre. E, quindi, deve essere costruito a partire da tessuti di altissima qualità, che la lavatrice non sgualcirà mai e poi mai. Punto. Ed è forse questa la più grande sfida dell’industria della moda odierna, ritornare alla qualità, allontanarsi dalla plastica che ha invaso il mondo e a cui facciamo la guerra tutti i giorni. Il mio invito, la mia promessa, è (pro)seguire con le produzioni sostenibili, artigianali, italiane. Senza la collaborazione di piccole manifatture, di sarti che conoscono i segreti del mestiere e l’arte del cucire, Labo.Art non esisterebbe. Dobbiamo rendere grazie a loro sempre, hanno fra le mani un patrimonio importantissimo che, forse, è destinato a estinguersi. Le generazioni future dovrebbero fare in modo che non sia così”.

LABO.ART
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“Le nostre collezioni sono interamente progettate e testate sul corpo femminile, per questo funzionano. Perché proviamo su noi stesse se quel taglio tira, fa difetto o scivola bene sulla silhouette, sarebbe facile costruire un abito su un manichino… Ma noi disegniamo sui corpi e per i corpi delle donne che desiderano essere moderne, eleganti, stilose ma soprattutto comode dall’ufficio all’aperitivo al convegno a scuola dei figli”. Influenzata da sempre dal mondo del cinema, dell’arte e del teatro, la founder di Labo.art si è sempre fatta ispirare più dalla funzionalità dei capi quanto dall’aspetto estetico. Con l’abbigliamento militare, in particolare, ha scoperto dettagli che avevano sempre una specifica funzionalità: ogni tasca, ogni bottone e perfino l’altezza di un orlo hanno una sua ragione d’essere. E tenendo sempre fisso in mente i quattro punti di forza del brand: la qualità che dura nel tempo, l’eccellenza del Made in Italy, l’utilizzo di fibre naturali, con processi di lavorazione artigianali. “Non sono per i piani a lungo termine, non so quale sarà il mio prossimo passo, io improvviso. Abbiamo imparato tutti a improvvisare negli ultimi due anni, no? Abbiamo imparato tutti come sia difficile fare progetti e mantenerli. Impariamo a goderci l’attimo, a vivere giorno per giorno, a scoprire viaggiando con la mente e con un borsone, a ingegnarsi, a creare da zero. Tipo un Labo Bar a Milano…?”

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