Gli abiti di Nensi Dojaka, i dream dress che sembrano disegnati con la leggerezza di un tratto a matita

Chi è la designer 28enne vincitrice dell'LVMH Prize 2021 che ha convinto i giudici all'unanimità, con una collezione che tratteggia la femminilità tra linee decise e patchwork: una vittoria (anche) per l'Italia...

nensi dojaka
instagram Nensi Dojaka

Ieri tra i banchi della Central Saint Martins di Londra, oggi sul podio di uno dei premi più significativi conferiti dal fashion system ai giovani talenti: una carriera che spinge il piede sull'acceleratore, quella di Nensi Dojaka, 28enne di origini albanesi che ieri si è vista conferire, con una certa emozione, l'LVMH Prize dalle mani di Isabelle Huppert. Una gioia imbarazzata che si è sciolta in un abbraccio timido, che l'algida attrice francese ha accolto sorridendo, mentre dietro parte della giuria, un panel All-star composto tra gli altri da Virgil Abloh, Stella McCartney, Marc Jacobs, Nicholas Ghesquière e Jonathan Anderson, applaudiva con una certa tenerezza.

Un look di Nensi Dojaka
Getty Images

Un premio, l'LVMH Prize, che è molto più di un semplice riconoscimento verbale: patrocinato dall'omonimo conglomerato del lusso e lanciato nel 2013, raggiungere la vetta, venendo selezionato come talento più promettente dell'anno, consente al vincitore l'ingresso in un programma di mentorship. Per un anno, esperti di LVMH assisteranno Dojaka in svariati campi nei quali potrà, e dovrà, sviluppare il suo business, dalla comunicazione allo sviluppo sostenibile del prodotto passando per l'approccio al marketing, la gestione economica e legale del suo brand, tutti aspetti fondamentali nel lancio di una nuova impresa non solo stilistica, ma anche finanziaria, tra i quali spesso è difficile districarsi, per giovani freschi di diploma. E se la scorsa edizione era stata cancellata per via del Covid, con il premio monetario di 300 mila dollari equamente distribuito tra gli otto finalisti (e tra di loro figuravano Casablanca e Peter Do, nomi che solo un anno dopo sono già sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori della New York Fashion week), questa è tornata in presenza, alla Louis Vuitton Foundation, introdotta da Delphine Arnault – membro della giuria e figlia del Bernard patron assoluto di LVMH – e presentata da Derek Blasberg ed Emma Chamberlain. A convincere la giuria unanime – per la prima volta nella storia del premio – l'approccio a una femminilità libera, costruita su vestiti che sembrano disegnati con la leggerezza di un tratto a matita, che accarezzano ed esaltano i corpi, ricoprendoli con layering di sete velate e dando loro forza attraverso silhouette decise, che hanno conquistato già nomi come Rihanna e Bella Hadid. Un talento gentile, che, prima di Virgil Abloh e Stella McCartney, aveva già riconosciuto l'italiano Alessandro Dell'Acqua, che, all'interno del programma di sponsorship di nuovi talenti realizzato insieme a Tomorrow – lanciato lo scorso anno – aveva selezionato proprio Nensi Dojaka (insieme ad AC9) come meritevole di un "posto al sole", all'interno del suo showroom Garage 21, dove i due sono stati ospitati e assistiti dal punto di vista creativo e di sviluppo della collezione – compito del quale si è occupato lo stesso Dell'Acqua – e da un punto di vista più legato alla produzione e al marketing dei loro brand. Un premio che, prima di Nensi, hanno ricevuto nomi oggi in prima linea nel definire il futuro del fashion system, a Marine Serre (nel 2017) a Thebe Magugu (nome molto atteso alla NYFW, e che si è aggiudicato il premio nel 2019). L'esposizione mediatica, però, in passato ha giovato anche a chi non ha vinto, come ha sottolineato Virgil Abloh. "Sono stato uno di loro (Abloh è stato selezionato tra i finalisti nell'edizione 2015, insieme a nomi come Craig Green, Coperni e Arthur Arbesser, anche se il premio andò a Marques' Almeida, con una menzione speciale per un nome allora poco noto, che era quello di Simon Porte Jacquemus, ndr) quindi so cosa vuol dire non farcela, oggi". Probabilmente, vuol dire riuscirci domani, e meglio di come si sarebbe potuto pensare. Ma, almeno per questa volta, non è un problema di Nensi Dojaka.

Nensi Dojaka
Getty Images
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