A proposito di nouvelle vague, di lucidissimi (e ossigenatissimi) capelli biondi, di scandali e di bellezza, com'è diventata Brigitte Bardot oggi? Dopo essere intervenuta a gamba molto tesa sul caso Weinstein, B.B. è tornata nelle sue vigne, tra i suoi animali, lontana dal clamore dal quale sfugge da decenni (per la serie: Saint Tropez adieu). Lei, B.B, un puro concentrato di bellezza, di impegno sociale, di eleganza innata, non ha volutamente svelato i trucchi dello stile Brigitte Bardot, una sorta di marchio di fabbrica registrato. Un giorno Roger Vadim si accorge di lei e da lì nasce anche un grande amore. Lei, Brigitte, animalista convinta, al punto di salvare una capra, quando era su un set di un film: si accorse che stava per essere uccisa e lei, molto probabilmente con il suo famoso chignon e la sigaretta in bocca, decide di prenderla con sé e portarla nell'hotel cinque stelle nel quale alloggiava. C'è già un dettaglio di stile che la Bardot indossa come simbolo. Ma non tutti se ne accorgono...

Brigitte Bardot con suo figlio Nicolas-Jacques Charrier
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Perché, mentre si sprecano pagine su pagine sui grandi amori di Brigitte Bardot (da John Lennon, il quale, prima di incontrarla nel 1968 al Mayfair Hotel, decise di assumere LSD per potersi calmare a Bob Dylan, che sembra aver dedicato alla giovane Brigitte Bardot la sua prima canzone ever) la divina BB sta costruendo il suo vero impegno: politico. A partire dalla consapevolezza del corpo: colpa & merito suo se siamo ancora qui a discutere della moda bikini e se chiamiamo con il nome un top molto scollato sulle spalle. Ma sono i gioielli di Brigitte Bardot a raccontare la più sincera storia di amicizia femminile dell'epoca.

Brigitte Bardot con Patrick Gilles
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Chi ha disegnato i gioielli di Brigitte Bardot? Si trattava di un'orafa che si è occupata di creare i gioielli per l'icona francese di stile e, prima di lei, per sua maestà Billie Holiday. Lei era la svedese Vivianna Torun Bülow-Hübe, designer devota alla semplicità tout court (in mezzo ai barocchi gioielli di Liz Taylor). Orafa minimalista che realizzava gioielli che rispecchiavano a pieno ciò che una donna desiderava, perché, realizzati con occhio femminile potevano essere in sintonia solo con un'altra donna. Un uomo, invece, avrebbe optato per gioielli lussuosi e molto vistosi. Vivianna Torun Bülow-Hübe aveva una passione smodata per il pattinaggio sul ghiaccio, passione che ispirò le famose curve organiche dei suoi gioielli. Si trasferisce presto a Parigi dove ha l'onore di incontrare Pablo Picasso, che subito diviene un grande ammiratore del suo lavoro e, subito dopo, entra in contatto con Henri Matisse, Georges Braque, Constantin Brâncuşi e Jean-Paul Sartre. E, va detto, di donne che facessero le orafe, all'epoca, non ve ne erano molte. Grazie al suo terzo marito che risponde al nome di Walter Coleman, famoso artista jazz, entra in contatto con madame Billie Holiday.

Billie Holiday durante la registrazione del suo album "Lady in Satin" al Columbia Records studio nel dicembre 1957.
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La bellezza dei suoi gioielli è che erano del tutto unici, erano tutti creati a mano e sul momento, non c'era alcuna traccia di disegni e bozzetti, i materiali venivano lavorati in modo istintivo e diretto: questo perché diceva spesso di sé di non essere molto brava a raccontare e raccontarsi a parole. Lei, Vivianna, amava esprimersi solo e soltanto attraverso i suoi materiali preferiti, non eccessivamente costosi e, il suo lavoro, era un vero e proprio dialogo con la natura, con la terra, un dialogo molto diretto e poco filtrato, che aveva a che fare con materiali che venivano a malapena sfiorati, per nulla lavorati, materiali grezzi come l'argento, i ciottoli, la pietra di luna, la madreperla. Per questo Vivianna è diventata un simbolo. Per la sua semplicità, per essere stata una delle prime e uniche artigiane e designer nell'epoca modernista, perché è stata la prima famosa orafa di fama internazionale. Decisamente un'icona di forza delicata. Che Brigitte Bardot ha endorsato.

Brigitte Bardot sul set del film "Boulevard du rhum", 1977.
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