Melania Trump è una sfinge, un genio della couture-politik o una fashion editor d'altri tempi?

Dopo il suo tour in Africa, tra Egitto e Kenya il dilemma sulla sua figura politica si infittisce. Sì anche per colpa (o merito?) di un panama fin troppo colonialista.

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Melania Trump è vittima o complice? La domanda torna a farci discutere ogni volta che appare in pubblico, soprattutto quando è impegnata in un viaggio ufficiale, in solitaria, e le sue scelte di stile annullano tutto ciò che potrebbe dichiarare a voce. Perché il modo in cui la First lady americana veste, o meglio ancora la sua idea di moda, è diventato presto il codice da decifrare per capire cosa pensa, visto il suo abituale mutismo (o eccesso di privacy?). Ed ecco la seconda domanda, più a fondo in un'analisi disperata dove il soggetto rifiuta di collaborare: è muta perché non ha nulla da voler dire, perché parlando potrebbe danneggiare l'immagine del marito rivelandosi "dalla nostra parte" o perché semplicemente non gliene importa nulla del pensiero comune in merito a un suo tailleur? RISPOSTA (al secondo dubbio couture-politico): all'arrivo in Egitto dal Kenya, i giornalisti hanno fatto in tempo a interrogarla sulla polemica, e lei ha risposto soltanto "Vorrei che le persone si concentrassero su quello che faccio e non su quello che indosso", che è soltanto un altro modo di tacere lasciando che i suoi vestiti (non) parlino per lei?

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Il parka di Zara con la scritta "I really don't care. Do u?" mentre saliva su un elicottero per il confine Texas-Messico a trovare le famiglie di immigrati separate dal marito ce lo ricordiamo tutti. E quello è stato il caso paradossale in cui Melania, finalmente usando delle parole, è risultata più impenetrabile. Era davvero soltanto un indumento "senza messaggio" o secondi fini, come ha fatto dichiarare subito dopo dal suo ufficio stampa alla Casa Bianca? Il sospetto è che fosse un mezzo per spostare l'attenzione dalle polemiche feroci rivolte al marito proprio per le politiche migratorie intransigenti e sul confine labile tra applicazione della legge e violazione dei diritti umani, ma se così fosse si potrebbe obiettare che la scelta di stile non ha fatto che inasprire i toni e portarli all'attenzione anche di chi pensa soltanto alla moda. Melania, diccelo, sei una regina inconsapevole alla "mangino brioche", una vittima imbavagliata che cerca di parlare attraverso il linguaggio in codice dei vestiti che tuo marito non capisce, o sei il nostro vero troll, il nostro agente provocatore interno al sistema, che cerchi di sabotare come puoi?

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E veniamo all'ultimo caso, che sta suscitando rabbia, indignazione e ironie in America, tutte insieme. Melania Trump è andata da sola, per la prima volta, in un viaggio ufficiale in Africa, e si è presentata ai fotografi vestita da colonialista chic. Non stiamo esagerando: appena arrivata in Egitto è comparsa davanti a un'opportuna piramide con un look safari degno di Meryl Streep in La mia Africa, anche se su Twitter molti preferiscono il paragone col rivale di Indiana Jones, l'archeologo francese Belloq. E in effetti lady Trump sembra un cattivo da film. Le cose andavano già male quando si è fatta vedere in Kenya con un elmetto bianco da colonialista inglese dell'800 a bordo di una jeep. Il risultato è disastroso come per il parka "chissene" di Zara, ma non risolve il mistero. A voler difendere l'indifendibile, possiamo dire che Melania Trump veste sempre in modo "opportuno", secondo l'idea che lei o i suoi stylist hanno di "abbigliamento adatto a un viaggio ufficiale in qualunque parte del mondo". In visita dai Macron a Parigi, per onorare i padroni di casa, Melania vestiva ovviamente Dior. In Sicilia vestiva Dolce & Gabbana, dal Papa indossava un velo nero da vedova di classe, come se fosse in un film di Tornatore, o ancora in una campagna Dolce & Gabbana. Melania, da sola o (mal) consigliata, si veste secondo le esigenze di copione. Un copione un po' datato, se confrontato a quello di Brigitte Macron che dimostra come una First Lady ultrasessantenne possa infischiarsene e provare a cambiare il dress code con una minigonna alla volta. Nel migliore dei casi, l'idea di moda di Melania Trump è molto didascalica (vai a Londra? vai di Burberry!), nel peggiore, è portavoce di quel politicamente scorretto che ha decretato la vittoria del marito.

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I magazine americani, compreso Vogue, sono tutti schierati contro di lei, o hanno almeno colto la palla al balzo per fare ironia. Ma l'idea di moda di Melania Trump sembra venire proprio da un editoriale di Vogue o Harper's Bazaar, magari quello dei tempi d'oro di Diana Vreeland che spendeva milioni per un servizio in Africa dove di certo le modelle avrebbero indossato quello che indossa la First lady oggi: giacca di un doveroso color sabbia, pantaloni palazzo bianchi e fluttuanti, il Panama, Madam First Lady non si dimentichi il Panama! Il motivo è forse un altro: che cosa indossare in un viaggio in Africa, dove non ci sono brand residenti da omaggiare né case di moda autoctone degne di una First lady "a moda" come lei? Forse con un po' di ricerca Melania avrebbe potuto indossare un tessuto wax multicolore, che almeno passa per citazionista e post-coloniale, ma non sarebbe stato ancora più ridicolo e/o irritante? In piena polemica, nonostante quell'auto legittimarsi davanti ai giornalisti al Cairo, Melania lascerà che i suoi vestiti (non) parlino per lei. Ma allora, è politicamente scorretta come il marito o mal consigliata? Non ci sono altri stylist in giro, magari più accorti? Sta trollando il marito o noi? Melania Trump è vittima o complice? L'unica certezza è che resta una sfinge.

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