Meghan Markle è un'ambasciatrice fatta e finita (però con divisa da First Lady)

Una scelta lussuosa, un mix tra Kennedy & reali di Svezia, una soluzione di altissimo stile (per altissimi costi).

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Per gentile concessione svedese Meghan Markle debutta in Erdem (brand che piace, e molto, alle reali svedesi). Per gentile concessione inglese Meghan Markle debutta in completino kennedyiano: ovvero un tubino di lana verde, un cappotto couture coordinato e quei ricami neri su lana smeraldo che potrebbero gareggiare in un laboratorio di altissima gioielleria. L’ascesa politica del guardaroba di Meghan Markle non si arresta e anzi, si appresta a rendere cliché il cappotto riciclato di Kate Middleton, quello con linea di Sherlock Holmes che la cognata fa impallidire mostrando quanto la sua presenza pubblica costante - nonostante la gravidanza - non veda neppure un errore di stile. A fianco di Harry in cravatta champagne Meghan sorride nel mattino che dà inizio alle celebrazioni del Commonwealth Day. Prima tappa l’ambasciata canadese e, btw, il designer del brand indossato Erdem Moralioglu è canadese. Nulla è lasciato al caso se sei Meghan e hai sposato un Windsor.

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Così mentre il parto della moglie di Harry si avvicina anche il guardaroba della duchessa del Sussex aumenta, lievita, si impone al centro della querelle economica sui costi spropositati che Meghan Markle avrebbe nel continuare a scegliere abiti non premaman e adattarli a premaman (couture). Nell’attesa che lanci una sua linea premaman le scelte di stile di Meghan Markle sono sempre più politicamente citazioniste: la combo cappottino e abito longuette alla Mad Men sulle eterne décolletées nere di Aquazzura, unico grande riciclo della duchessa che indossa sempre e solo il modello Deneuve (che poi sarà sempre lo stesso? No, sì, forse) è da First Lady, non duchessa del Sussex. Lo chignon apparentemente disatteso e invece curatissimo, la pochette satinata di Givenchy in piena uscita diurna (ovviamente sempre cara le è l’amica Claire Wright Keller) i dettagli che costano e che restano. La necessità di mitigare i climi e rispettare le tradizioni, la ragionevole stanchezza fisica per un futuro royal baby in arrivo, la conoscenza dei designer di (neo) culto e il valore di un portafoglio che Meghan Markle aveva già di suo (e venendo dal nulla). E se la sua fosse una strategia politica da ambasciatrice che non porta pene ma panni per nulla sporchi (di famiglia)?

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