La moda protegge Irina Shayk single, madre e top (da Dream Team mancato)

In pieno ciclone da divorzio con Bradley Cooper la top torna dove aveva iniziato: lontana da Hollywood e al centro del paradiso terrestre della couture.

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Getty Images

L'ultima apparizione pubblica, è stata quella del Pride, dove si è presentata, in short di jeans e maglietta arcobaleno (firmata da Burberry, ça va sans dire) insieme al direttore creativo del marchio inglese – e suo fraterno amico – Riccardo Tisci. Una celebrazione a cui è seguita la night out di rito insieme all'altra comune amica, la modella Candice Swanepoel. Se qualcuno avesse voluto raccogliere le lacrime di Irina Shayk la missione non è andata a buon fine.

Mentre il gossip impazza, sondando in ogni dettaglio del suo armadio, del suo look, delle sue caption su Instagram, degli indizi che possano svelarne di più sulla sua rottura con Bradley Cooper – ufficialmente dovuta all'abbondanza di impegni di entrambi, che li costringevano a lunghe lontananze – Irina Shayk, fa parlare soltanto il numero di copertine, e di campagne pubblicitarie, che la vedono protagonista.

Figlia di un minatore tataro di religione musulmana e di un'insegnante di musica russa, alla top model di certo non manca l'abnegazione e la tenacia nel voler incanalare la conversazione dove fa meno male, forse. Avvistata in giro con la madre tra i negozi, o con in braccio la figlia Lea De Seine avuta da Braldey Cooper nel 2015 – molto protetta, molto poco esposta al ludibrio dei media – Irina è un'intellettuale dell'amore ai tempi del social media management.

Presente, in maniera consistente, ma sempre per impegni professionali, Irina Shayk la stakanovista che arriva dal freddo sa bene come si affrontano i drammi, nella vita ne ha affrontati di peggiori della fine di una storia molto chiacchierata, seppure sempre vissuta con grande discrezione: aveva solo 14 anni quando suo padre morì per via di una polmonite. Il gossip – quello che si ostina a metterla contro l'ex compagno, in una battaglia per l'affidamento della bambina già paragonata all'epopea Pitt – Jolie – certo non aiuta, ma se deve accapigliarsi con qualcuno, Irina lo fa solo su un set fotografico. Infatti l'ultima sua campagna in ordine di tempo, è quella realizzata per Moschino, che ricrea, grazie al direttore creativo Jeremy Scott e al regista del corto Steven Meisel, una perfetta atmosfera eighties, figlia di Dynasty. Capelli cotonati, orecchini vistosi e spacchi carichi di glitter, se le suona di santa ragione con Gigi Hadid e Joan Smalls, ricreando gli epocali scontri tra Krystle e Alexis.

Perché nella vita reale il rapporto di Irina Shayk il suo rapporto con le donne sembra molto più sano: il suo spirito guida, almeno stando a guardare gli ultimi scatti di Instagram, è quello di Donatella Versace, di recente nominata ambassador di Stonewall, e molto dedita alle cause impegnate. Presenza fissa alle sfilate del marchio, Irina è di recente diventata però anche volto della campagna di eyewear del brand della Medusa. A scattarla, sempre Steven Meisel. Abbondano le dediche a Donatella, madre di un certo concetto di empowerment al femminile e guerriera, tanto che Irina si fa vedere con t-shirt sulle quali si imprime il volto – e la chioma biondo platino – della creativa italiana.

Un'immagine, quella che Irina Shayk vuole dare di sé, che replica l'appeal inarrivabile della prima generazione di top model, quelle nate a cavallo tra gli 80 e i 90, motivo per il quale è divenuta anche testimonial del nuovo profumo di Jean Paul Gaultier, Scandal. In un lussuoso ristorante parigino, con una falcata sicura, in un blazer nero cortissimo che mostra la lingerie, Irina si fa strada tra i clienti che gridano allo scandalo. Ai camerieri cadono i piatti, i più puritani coprono con una mano lo sguardo delle loro metà, attratte mortalmente dall'incedere “scandaloso” di Irina. Quando arriva al tavolo dello stilista, però, con somma ironia ed un certo gusto, Jean Paul sussurra alla sua convitata Rossy de Palma – attrice feticcio di Pedro Almodóvar e volto rubato a un quadro di Picasso – “C'est un scandal”. La campagna ricorda con malizia un'altra icona degli Anni 90, oggi attrice impegnata, che però iniziò proprio come modella. Era il 1993 quando Charlize Theron, caschetto platino preso idealmente in prestito da Linda Evangelista, camminava per il molo, alla ricerca del misterioso uomo che le aveva offerto del Martini, incurante della gonna, i cui fili impigliatisi su una sedia, si stavano srotolando, erodendone sensualmente le lunghezze.

E sempre agli Anni 90 sfacciati eppure oggi considerati avanguardisti, Irina punta lo sguardo: di recente è diventata musa di uno dei creativi più celebrati della decade, Thierry Mugler. L'occasione è stata la retrospettiva Thierry Mugler:Couturissime, (al Montreal Museum of Fine Arts fino al 2 settembre) percorso visivo sulla carriera del designer, sfuggito nel 2001 ad un fashion system che non gli apparteneva più, seguendo l'esempio di altri stilisti, divenuti ancora più leggendari in ragione di quell'atto di estrema ribellione, come Cristobal Balenciaga, o Martin Margiela. Innamoratosi della fisicità scultorea di Irina Shayk, definita “un essere divino” Mugler ha acconsentito a farle indossare quei body che sembrano in vernice liquida, abiti con manubri da Harley Davidson – forse a ricalcare la pericolosità delle curve fisiche e metaforiche, di donne e strade – e parrucche indossate all'epoca da Christy Turlington e Naomi Campbell.



Guidata (anche) dall'amicizia, è invece la sua costante collaborazione con Burberry, al cui timone creativo c'è Riccardo Tisci, presenza fissa nella vita privata di Irina, che indossa gli abiti del marchio ad eventi ufficiali e privati, dal Met Ball, dove si è presentata al fianco di Tisci insieme all'altra sua italianissima musa, Maria Carla Boscono, allo shopping per Londra insieme a sua madre. Nelle campagne ufficiali del brand c'è il riflesso affettuoso di quello che Tisci vede in lei: una donna decisa, űber-chic in camicie a stampe geometriche e con fiocco, e longuette al ginocchio, letale nella sua sensualità sovietica, ma mai anche solo vagamente sguaiata. Costruita non solo per resistere alle tempeste emotive e sentimentali, ma anche, potenzialmente, per uccidere.

Certo, il corpo di Irina Shayk, entrato nell'immaginario degli italiani vestito di solo intimo, non si nega agli sguardi delle campagne di underwear, ma è chiaro che la modella 33enne, ad un giro di boa della sua vita, ha preso le redini candidandosi a “icona”, in un mondo nel quale le mannequin abbondano in follower su Instagram ma mancano in consistenza e personalità, che invece a lei di certo non difetta. Decisa a imprimersi, con il suo ovale, oltre che con le curve, ha annunciato quindi con giubilo il suo ruolo di volto della nuova linea beauty di Marc Jacobs.

Così, affonda le chiacchiere sulla fine della sua relazione – e persino sulle borse che sceglie di indossare, scandagliate al millimetro nella speranza che rivelino frecciatine velenose all'ex – con ingaggi intellò, impegni lavorativi e annunci ad hoc, facendo finire il gossip dove nessuno può trovarlo: nella seconda pagina della ricerca di Google. Con un tatticismo degno delle spy story di John Le Carré.

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