"Sto aspettando che smettiate di chiamarci generazione fast fashion"

Ex enfant prodige Disney, ora musa Tommy Hilfiger, incontro "pretty crazy" con Zendaya.

Street Style : Paris Fashion Week -Haute Couture Fall/Winter 2019/2020 : Day Three
Kirstin SinclairGetty Images

“La scena è questa: squilla il telefono. Una, due, tre, quattro volte. Rispondo. Deglutisco, sto in silenzio, deglutisco di nuovo. Inizio a urlare”. No, questo non è il copione raccontato dell’ultimo film di Zendaya, questo è quello che succede quando chiedi a Zendaya cos’è successo un giorno di ottobre di esattamente un anno fa. “Dall’altra parte della cornetta, c’era Tommy Hilfiger in persona, e mi stava chiedendo di lavorare insieme a una collezione. Pretty crazy, mi sono detta fra me e me”. Pretty crazy or not, una telefonata simile, la ex enfant prodige Disney l’ha ricevuta anche una manciata di mesi fa quando, per la seconda volta, lo stilista del lifestyle a stelle e strisce ha espresso il desidero di voler collaborare ancora insieme a lei. È così che, in nome del power dressing anni Settanta, è nata la capsule collection TommyXZendaya Fall 2019, collezione-celebrazione di una femminilità resistente ai compromessi, ispirata alle personalità forti di ieri e di domani, “studiata, centimetro dopo centimetro, per farci sentire sicure di noi stesse”.

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La collezione sembra ispirata all’armadio di Bianca Jagger nei Seventies, come mai una scelta così nostalgica in un’epoca innamorata dello streetstyle 90-00s?
Beh, creare una collezione in stile Tommy Hilfiger dei Novanta, ovvero il Tommy Hilfiger più iconico di sempre, sarebbe stato banale. Preferivo immaginare qualcosa che avrebbe stupito le persone, qualcosa a cui non avrebbero mai pensato.

Fino a spingere oltre l’estetica del brand?
Sì, accostare universi diversi fra loro è stato fin da subito il mio obiettivo, e Tommy mi ha molto supportata in questo. Desideravo disegnare una capsule agenerazionale, atemporale, destinata a restare negli armadi per sempre. A partire dai tailleur e i blazer, da sfruttare al massimo in ogni occasione e tramandare di madre in figlia, come il migliore dei capi vintage. P.S. È una delle mie più grandi passioni.

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Sei una portavoce della generazione dei millennials, cosa credi desiderino loro dalla moda? E in cosa, la moda, non li ha ancora accontentati?
C’è una grossa fetta dell’industria della moda che sostiene questa equazione: millennials = fast fashion. Io credo non sia affatto vero. O meglio, non del tutto. Basti pensare al ritorno al vintage dei più giovani, di chi fruga tra gli armadi di famiglia per scovare quell’accessorio che non è mai passato di moda. Vorrei che la mia collezione fosse così, composta da capi che raccontano e racconteranno le storie di chi li ha comprati, tramandati, e ancora ancora…

Scegli un capo della collezione e raccontami come poterlo abbinare à la Zendaya.
Dai, questa è difficile… Sceglierò la giacca in pelle. Può essere un accessorio con cui giocare e completare un look oppure IL capo principe dell’outfit, ci si può vestire anche solo con una giacca…

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Hai scritto un libro sulla self confidence, ci regali qualche style tips?
Non aver paura di sperimentare e osare con la moda. Se non ti senti completamente a tuo agio, allora, fallo pian piano, a piccoli step. Se trovi qualcosa che ti piace ma non sai come indossarla, prova ad abbinarla ai capi-certezza che hai nel tuo armadio, poi sbizzarrisciti via via. Sii paziente con te stessa, rispetta i tuoi desideri e il tuo corpo.

Da donna, qual è la sfida più grande nel disegnare abiti per altre donne.
Creare linee adatte a quanti più corpi, età e tipologie di donne possibili. Ho preso ispirazione direttamente dalla mia famiglia, siamo tutte diverse ma tutte possiamo indossare ogni capo della capsule. Tendenzialmente, le domande a cui ho cercato di rispondere disegnando la collezione sono state “che tipo di taglio, tessuto o effetto può far sentire sicura di sé una donna?”, “quale stampa può adattarsi al corpo di ognuno di noi?”, “cosa manca sempre nel nostro armadio?”.

La generazione di cui parlavamo prima è quella che affoga nei problemi con alcol, droghe e social network descritta nella tua nuova serie tv Euphoria?
La storia della ragazza che interpreto, Rue Bennet, forse non sarà la storia di tutti, ma di qualcuno sicuramente sì. E magari di qualcuno che conosci anche tu. Spero che, chi sta affrontando problemi simili, guardi la serie e si senta meno solo, più capito e supportato. Che capisca che la società non è qui solo per giudicare.

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