Hailey Bieber e quel velo da sposa che è tornato sulle teste (e nelle menti) delle spose Millennial

Dalla neo sposa di Justin a Charlotte Casiraghi, passando per Sophie Turner: il velo cenno arcaico è tornato pop e protagonista dei matrimoni under 30.

Un velo lunghissimo e impalpabile, che calamita l'attenzione su di sé, togliendola alla coppia vip che si è sposata lunedì scorso, centellinando le foto, forse per via di qualche esclusiva da rilasciare con più calma: è stato lui, il velo, il vero protagonista del matrimonio di Justin Bieber e Hailey Baldwin. Sulla parte finale dello strascico, la scritta "Till death do us part", finché morte non ci separi, è un riferimento alla fede cristiana della coppia – in realtà più di lui, che grazie alla religione, ammette, ha evitato di divenire un altro pop/teen/idol consumato dagli eccessi e da una fama raggiunta prestissimo, a soli 13 anni. Per chi però naviga tra le cosmogonie fashion, e coglie gli indizi, non c'era bisogno che la sposa parlasse: quel font stampatello, quelle virgolette nere, parlavano la lingua grafica di Virgil Abloh, designer di Off-White e del menswear di Louis Vuitton, autore del pezzo.

Un compendio logato, il cui utilizzo sembrava fino a qualche anno fa riservato ai matrimoni reali – dove, per attaccamento alle tradizioni, è imprescindibile – ma assolutamente troppo lezioso per le spose millennial, che, oltre al consorte, hanno sposato in pieno il trend di un minimalismo scattante, esploso proprio grazie a Virgil Abloh. E invece, Hailey Bieber non pare essere l'unica ventenne affetta da questo ritorno di fiamma. Dal matrimonio celebrato sulla piattaforma mondiale di Instagram con tutti i suoi follower – quello di Chiara Ferragni, maritatasi con il rapper Fedez, con un velo disegnato per lei da Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior – a cerimonie molto più private, come quella di Sophie Turner, la Sansa di Game of Thrones, andata in sposa a Joe Jonas in Louis Vuitton, e velo firmato da Nicholas Ghesquière, sembra che l'utilizzo nel velo sia tornato sulle teste, e nei pensieri delle più giovani.

Pur essendo uno strato di seta o pizzo oggi impalpabile, il velo da sposa si è caricato, a seconda delle epoche storiche, di importanti significati. In epoca romana, quando pare sia nato, si chiamava "flammeum" ed era dei colori del fuoco, giallo o rosso, e si utilizzava come portafortuna per il futuro della coppia, fermandolo con una corona di mirto e fiori d'arancio, a simboleggiare la purezza – ovviamente solo di lei, l'altro coniuge da tali specificità era esentato per diritto di nascita. Nel Medioevo, come tutto ciò che caratterizza il periodo storico più scaramantico che si abbia avuto modo di studiare, il velo era addirittura apotropaico, cioè aveva funzione di proteggere la sposa dagli attacchi del maligno. Per esser certi che funzionasse, era in un lino spesso, e si doveva fermare sul capo con una corona di perline. Nel Rinascimento, quando tra le classi sociali più alte erano utilizzati i matrimoni combinati, la versione ufficiale era che dovesse celare il volto della sposa per rispettare la tradizione religiosa, almeno fino al fatidico momento del bacio finale. Qualcun altro, preda ancora del Maligno che si aggirava nel Medioevo, sosteneva, molto più prosaicamente, che la sua unica funzione era quella di coprire il volto di lei, nel caso non risultasse gradevole al futuro sposo – che in quell'occasione la vedeva per la prima volta – concedendogli la possibilità di tirarsi indietro all'ultimo momento. Si immagina che, pur appartenendo alla definizione di "classe agiata" non sia stato questo il motivo dell'utilizzo del velo per Charlotte Casiraghi – che, anche se tecnicamente priva di titoli nobiliari, porta in dote l'eleganza regale della nonna, la principessa consorte Grace Kelly. Il suo, per il matrimonio con Dimitri Rassam di questo luglio – lo ha immaginato il nume tutelare dell'aristocrazia parigina, Giambattista Valli.

Un ritorno nel nome del romanticismo, ma anche forse di hairstyling molto meno elaborati degli Anni 80, durante i quali l'utilizzo del velo si era dileguato, in favore di capigliature che sfidavano la forza di gravità, pompate dalla lacca e dall'egocentrismo rampante dell'epoca. Una rarità, il velo, anche durante i 50 e i 60: in nessuno dei suoi due matrimoni (uno nel 54, con Mel Ferrer, l'altro nel 69 con lo psicanalista romano Andrea Dotti) Audrey Hepburn – divinità protettrice nelle camerette di tutte le influencer di ieri, oggi e domani, da Colazione da Tiffany in poi – l'ha mai indossato. Se nel primo caso optò per una coroncina di fiori, nel secondo, già prevedendo i Seventies, indossò un foulard in seta. La voglia di modernità del dopo guerra aveva forse spinto le donne dell'epoca a lasciar scivolare il velo in fondo all'armadio, e dimenticarlo lì per diversi anni. Certo, lo indossò Jacqueline Kennedy, nata Bouvier, per il suo matrimonio del 1953 con John Fitzgerald, ma si trattava comunque, nel caso della coppia, di nobiltà wasp dalle potenzialità royal, e di conseguenza, come tale, il loro matrimonio andava trattato. Per dire se la tendenza sia un fuoco fatuo modaiolo, oppure nasconda dei significati più profondi, da affrontare con dei trattati di sociologia dei sentimenti ad hoc, bisognerà però aspettare il prossimo matrimonio...

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