La storia del mini abito da sposa di Raquel Welch che diventò leggenda

Nessuna ha mai più conciliato sensualità e bon ton come la diva degli anni 60 che al suo (secondo) matrimonio indossò qualcosa di così semplice e indimenticabile.

Il Panama sulla testa cotonata, gli occhiali da sole a goccia, top e pantaloni neri, le mule con tacco alto ma ben piantato, la camicia candida e aperta che fa da spolverino e copre le braccia. La signora che entra dall’estetista (ed esce in infradito con lo smalto fresco) ormai gira un film ogni 6, 7 anni (al momento non è sul set da 3). Eppure, appena un paparazzo la vede si precipita a fotografarla. Raquel Welch a settembre 2020 compirà 80 anni e se da giovane è stata una delle donne indiscutibilmente più belle e sexy del pianeta, oggi è ancora una delle signore più affascinanti in circolazione perché ama il suo corpo e la sua anima e tratta entrambe con devozione, soprattutto con lo yoga. Il mondo (di una certa età) la ricorda in bikini di pezze di daino per il manifesto di uno dei film meno necessari della storia, Un milione di anni fa, con la sceneggiatura che prevedeva un remake di King Kong ed è stata convertita all’ultimo momento in un pasticcio in cui convivono umani e dinosauri. Ma c’è un’altra immagine che ossessiona gli intenditori dello stile di fine anni 60 e che la riguarda: l’abito da sposa di Raquel Welch per il matrimonio con Patrick Curtis.

Keystone-FranceGetty Images

Il cinema internazionale venerava attrici che si somigliavano un po’ tutte, almeno nel look: i capelli platino, le forme prorompenti, l’atteggiamento da bambolina che spesso nascondeva un’intelligenza scomoda. Con il suo debutto, tre anni prima, Raquel ha rappresentato il punto di rottura da quei cliché: sangue angloamericano da parte di madre, boliviano da parte di padre, pelle dorata, corpo snello con qualche muscoletto che guizza, meno morbido di quello di Marilyn Monroe o di Jayne Mansfield. È una figura che, pur formosa, si avvicina più a quella delle mannequin dell’epoca. Raquel ha anche stile e lo dimostra da subito. Riesce a conferire dignità ai costumi di scena a volte imbarazzanti (come il daino di cui sopra) che indossa sul set e i suoi look di tutti i giorni sono combinazioni fra il bon ton e la provocazione. Se indossa un miniabito rigoroso ha un oblò aperto fra i seni. Un tailleur lo porta con la giacca sulla pelle nuda. Non mostra mai troppo, ma lascia intuire molto. Ha le gambe belle ma i pantaloni a zampa li indossa come nessuna. E le paillettes giganti, gli stivali al ginocchio con la mini, e la pettinatura a nido d’ape che non abbandonerà mai.


La sua capacità di scegliere la mise giusta nel momento giusto la conferma proprio il 14 febbraio del 1967 a Parigi, il giorno in cui, nonostante il freddo (ma quando esce mette la pelliccia bianca) si sposa con un miniabito crochet che fa storia. Raquel Welch ha già un matrimonio alle spalle: nel 1959 ha sposato James Westley Welch, un ex compagno di scuola con cui era fidanzata da tempo, e con cui ha avuto due figli, Damon Welch e Tahnee Welch (entrambi entrati nello showbiz). Nel 1964, anno del debutto di Raquel nel cinema, quel matrimonio era finito e nel suo nuovo entourage l’attrice ha incontrato Patrick Curtis, ex baby attore (era anche in Via col vento in una particina), nipote di Billy Wilder, il regista di Viale del tramonto, Sabrina e Quando la moglie e in vacanza. Al momento è lui stesso produttore e si dedicherà intensamente al lancio della moglie, facendo di lei un’icona sexy. La coppia si sposò nel Municipio del 8 arrondissement di Parigi (era usanza fare le nozze all’estero) e i paparazzi erano così tanti che ci volle una squadra di guardie del corpo per tenerli a bada. Le foto del vestito da sposa di Raquel Welch (brand non pervenuto negli archivi del tempo) insieme a quello altrettanto cortissimo di Sharon Tate per il matrimonio con Roman Polanski, ancora oggi compare inevitabilmente nelle gallery degli abiti di sposa che hanno fatto storia. Perché lo scelse? Semplicemente perché era il secondo matrimonio e aveva già due figli: niente meringa, s’il vous plait.

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