Carolyn Bessette è stata la prima, vera, "autrice" del minimalismo?

Dalle camicie rubate dall'armadio di lui (e che Lui...) ai guanti in velluto, cappotti leopardati e jeans bootcut: analisi del guardaroba di una donna che ha simboleggiato una decade, e un modo di intendere la femminilità.

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Su Carolyn Bessette, maritata Kennedy, molto è stato scritto: dalle origini lontane dai ritrovi intellettuali di Hyannis Port, dove la famiglia di John John discettava sul futuro della nazione e sulla geopolitica mondiale, al rapporto burrascoso con il consorte, forse reso difficile dall'atmosfera familiare, non esattamente serena. Le liti con il coniuge sono una pietra miliare nella costruzione di un'identità a due, dove ogni parte rimane fedele al proprio DNA, guadagnando però dallo scambio reciproco; certo però, se ci si mettono di mezzo dei parenti convinti che quel cognome li elevi al di sopra dei comuni mortali, in una élite della quale Carolyn, nonostante i buoni natali, non faceva parte, la questione si fa difficile.

Ciò su cui sono sempre stati tutti d'accordo, senza ombra di dubbio, è lo status di icona che Carolyn ha raggiunto nella breve vita sotto i riflettori, divenendo primigenio punto di riferimento per la moda dei Nineties. Carrie Bradshaw prima di Carrie Bradshaw – l'eroina di Sex and The city arrivò sugli schermi americani nel 1998, un anno prima dell'incidente in elicottero durante il quale Carolyn e John John persero la vita – la ragazza nata e cresciuta a New York, era in effetti piena rappresentante dello zeitgeist modaiolo che la metropoli trasudava. Più "corporate" e meno leziosa di Carrie – sarebbe forse inorridita di fronte alla gonna del tutù che Sarah Jessica Parker indossava nella sigla di apertura – la sua religione erano gli slip dress, le sue divinità di riferimento le slingback con tacchi minimali, e più che le baguette di Fendi, scarrozzava per la città il suo cane, Friday.

Al Gala del Whitney Museum di New York
Evan AgostiniGetty Images

Nelle occasioni formali, come ai Gala raffinati del Whitney Museum, lo stile di Carolyn Bessette sfugge agli stereotipi, prediligendo una gonna lunga con frange sul finale e tacco basso, comme d'habitude, ma evita l'effetto "moglie - trofeo" rendendo tutto più dinamico con l'aggiunta di una camicia dal bianco candido, e dal collo ampio, lasciata sbottonata quanto basta per intrigare, ma non indignare. I pantaloni li porterà John-John (che poi è vero?), ma quella che in casa prende le decisioni maggiori in fatto di stile, è senza dubbio lei.

In giro per New York con John John e il cane Friday
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La versione nineties di tutti i film di Woody Allen ambientati negli anni 70 a Manhattan, Carolyn la traduce passeggiando per le strade della Grande Mela, in una giornata qualunque, con suo marito e il cane. Un giorno d'inverno, a giudicare dai cappelli in lana, che riscalda con un cappotto rosso pied-de-poule, con profili a contrasto e cinta ad evidenziare la vita. La quota "girl in the city" è affidata ai jeans bootcut con stivaletto basso. Un ensemble che va bene sulle strade della metropoli ma funzionerebbe perfettamente anche nel buen retiro tra le montagne ad Aspen, altra enclave kennedyana entrata nella memoria collettiva.

Ad un evento benefico, in guanti di velluto
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Se però cala la sera, e altri gala attendono la sua benedizione, Carolyn è stata capace di ripescare il glamour Anni 40 – poi ritornato in auge dei Nineties, ma da poche saputo realmente indossare senza apparire goffe vergini pronte alla prima comunione – dei guanti in velluto, abbinandolo però ad un vestito total-black e body conscious che sarebbe piaciuto ad Azzedine Alaïa. Privo di spalline, i capelli sono raccolti in uno chignon morbido, che sembra scomposto ad arte, per apparire deliziosamente chic. E se dai sandali partono listini che abbracciano e stringono le caviglie, però con un certo rigore, sul velluto dei guanti brilla un bracciale in oro, inciso a motivi floreali.

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Eppure di non soli colori primari si è vestita Carolyn, cedendo, come tutte, al fascino della nuance cammello. Maglione nero con scollo a V da Varsity Girl – anche se lei si è laureata alla Boston University, la stessa che concesse per prima una laurea ad una donna, Helen Magill White – l'abbinata da "day at the office" è con una gonna a matita cammello, e stivali in pelle color caramello, dal tacco grosso e punta quadrata, come prescrivevano i Nineties e come le portano, ancora, tutte le influencer dalla Danimarca in su, continuando a copiarle anche la coda bassa, segnale tricologico unico e solo del minimalismo degli Anni Novanta.

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Il colpo di scena arriva quando meno te l'aspetti: essere vestali di una corrente di pensiero riduzionista, non vuol dire cadere nella noia, ma esser capaci di mantenersi in equilibrio anche indossando pezzi eccentrici, come il cappotto maculato (che nel suo caso era di Prada). Una lezione poi assorbita nei primi Duemila da Kate Moss e da tutte le star dell'indie-rock più cerebrale come Alison Mosshart metà del duo dei The Kills, formato con l'ex marito di Kate, Jamie Hince – in questo caso la bilancia dell'eleganza ritorna in pari grazie all'abbinata con un lupetto nero e ad una mini tracolla verde smeraldo. Fissandosi, nello spazio di qualche istantanea che arriva dal passato, nella nostra memoria, e divenendo la protettrice laica dei nostri guardaroba votati al minimalismo.

New York Daily News ArchiveGetty Images
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