"Creatività è spaesare un palato", Isabella Potì

Le mani più delicate-determinate della cucina italiana protagoniste del nuovo progetto Nike dedicato al talento Play inside, play for the world.

“Spaesare un palato”. Ho chiesto a Isabella Potì cosa sia per lei la creatività, e persino la sua risposta mi ha spaesato tanto era nitida, didascalica, chirurgica. E, effettivamente, c’era da aspettarsela dalla giovane donna che immagina piatti in cui il calamaro e il grasso di maiale, il melone cantalupo e le olive, i semi di pomodoro e la vaniglia, convivono come se fossero stati creati in natura per ritrovarsi nello stesso boccone. Head Chef & Partner del ristorante Bros’ a Lecce, una stella Michelin e una brigata di coetanei, Isabella Potì a 24 anni si è scagliata ritta come una pietra leccese nella lista 30 Under 30 di Forbes tra gli emergenti chef più promettenti d’Europa, insieme al partner in crime (di vita e di piano di lavoro) Floriano Pellegrino. Il suo mantra è nothing is impossibile, “credo di averlo già dimostrato, no?”, valore che oggi condivide insieme a Nike di cui è ambassador, volto, corpo e attitude passionale e appassionata. E insieme alla maison che ha trasformato una voce onomatopeica, swoosh, in un impero, che Isabella Potì parteciperà il prossimo 3 aprile a Play inside, play for the world, il nuovo progetto Nike dedicato alla creatività, appunto, e al talento, un invito a ripensare alle proprie ambizioni in un mondo che scopre una nuova quotidianità, un nuovo strumento social-e di ispirazione per tutti gli atleti nel restare attivi e in salute, condizione adesso più che mai importante. #playinside e #playfortheworld sono gli hashtag ufficiali con cui unirsi e seguire la community di artisti scelti da Nike per avere la possibilità di interagire insieme a loro. Tutti potranno partecipare realizzando e condividendo video in cui mostrano il proprio talento, per essere d’ispirazione verso l’altro, “perché ora più che mai, siamo un solo team”.

“La creatività secondo me è qualcosa di un po’ innato e un po’ conquistato con l’esperienza. È un modo di affinare con intelligenza, anno dopo anno, quello che hai già in testa. Da pura impulsività, man mano diventa maturità, si collega all’identità di una persona”, ci racconta Isabella Potì che creativa e sperimentatrice ama esserlo soprattutto dietro i fornelli dei suoi ristoranti, “nell’intimità della mia cucina amo rifare i grandi classici della tradizione. Sembra paradossale, lo so, divido in due la mente, e la fantasia la lascio dentro le mura del Bros’”.

L’etichetta di enfant prodige non ti si addice più, sei già il futuro presente della cucina. Cos’è che ha funzionato?

Non abbiamo mai smesso di credere nel nostro progetto. Ci sono stati i lati negativi, le cadute, i ruzzoloni, ma ci sono stati anche i momenti in cui abbiamo deciso di rialzarci, guardare avanti senza perdere di vista l’obiettivo. Potremmo parlare per ore di segreti e non segreti dell’autobusiness, ma la verità è che se non credi in te stesso, nessuno lo farà al posto tuo.

Il vostro modo di fare impresa passa anche e soprattutto dai social…

Quello che facciamo è semplicemente sfruttare il momento, le tecnologie e tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Siamo millennials, siamo nati in quest’era, saremmo stupidi a non fare il massimo per vendere il nostro brand. La cosa più importante, però, è comunicare il vero, la verità vince sempre su tutto.

Ci siamo incontrate esattamente un anno fa, cos’è cambiato in 365 giorni?

Ehm, da dove inizio? Allora, parto dalla cosa di cui sono più felice, ci siamo trasferiti da Lecce a Scorrano, in campagna, finalmente. Forse un po’ in controtendenza rispetto a quello che fanno tutti, dal piccolo paesino alla città, io e Floriano abbiamo bisogno di stare a contatto con la natura, raccogliere le erbe spontanee con cui sperimentiamo in cucina, andare a trovare il nostro fruttivendolo di fiducia, cavalcare i nostri cavalli… E, poi, vuoi mettere allenarsi in tutta libertà in mezzo ai campi?! Nel frattempo abbiamo anche formato una squadra di rugby giovanile sia maschile che femminile. Uno dei valori che condivido con Nike è, infatti, l’empowerment in rosa.

La cucina può essere un business davvero sostenibile?


Assolutamente sì. Anzi, il mondo dell’alta ristorazione si è già spostato da anni verso questa direzione. Non si punta solo al risparmio ma soprattutto al riutilizzo degli scarti, è questa la vera sfida dell’alta cucina del prossimo decennio.

Che piatto prepareresti e a chi?

L'avrei preparato a Anthony Bourdain. Un’insalata di cicoria, cimette e acciughine, un piatto ruvido come lui, un piatto che non potresti assaggiare da nessun'altra parte al mondo se non qui in Puglia.

Dalle silhouette futuristiche di Nike al futurismo in cucina, cos’è per te?

L’avanguardia non è più strettamente collegata al processo creativo, è la visione dello chef. Le sue competenze non sono più solo quelle tecniche, scolastiche, dietro i fornelli, oggi uno chef è un imprenditore di se stesso e del suo brand, sa comunicare dentro e fuori i social, è un factotum, è uno che sa come ci si vende nel 2020.

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