Da Jackie a Jaqueline: tutte le muse di Valentino Garavani, Capitolo I

Dai salotti parigini alle residenze romane, passando per gli yacht al largo di Capri e i balli a New York organizzati da Truman Capote. Le donne amate dal fondatore del brand e che hanno segnato un'epoca

La bellezza femminile, per Valentino, è qualcosa che ha più a che fare con una "grazia che scaturisce dall'interno", che con la fisicità femminile: la frase è stata pronunciata durante una recente intervista a La Repubblica da Pierpaolo Piccioli, attuale direttore creativo della maison romana, ma siamo certe che con lui sarebbe d'accordo anche il fondatore Valentino Garavani. Scavando negli archivi del tempo, alla ricerca di quelle donne che hanno incarnato attraverso i decenni la mitologia aristo-bohémienne della femminilità secondo V., si comprende facilmente come infatti anche il couturier nato a Voghera negli Anni 30, abbia ritrovato in delle personalità decise, raffinate ma dotate di personalità forti, fortissime, la linfa vitale per la creazione dei suoi abiti. E prima di Jackie – che comprò sei abiti dell'Haute Couture in bianco e nero per osservare il lutto dopo la morte di JFK, e che scelse lo stilista per il suo matrimonio successivo, quello con l'armatore Onassis – fu Jacqueline. La viscontessa Jacqueline De Ribes, socialite e mecenate di artisti e designer, fu in effetti la prima cliente di Valentino – che aveva incrociato nell'atelier parigino di Jean Desses, dove lui lavorava – negli Anni 50. Casa a Ibiza, parte di quel piccolo mondo esclusivo fotografato da Slim Aarons tra i faraglioni di Capri e il bordo di qualche piscina hollywoodiana, la signora maritata al conte Édouard de Ribes era però già nata ("il 14 luglio: e non potevo che suscitare una rivoluzione", commentava divertita lei) con una lista di nomi e cognomi e casati da far impallidire certe famiglie reali: per esteso infatti si chiamava Jacqueline Bonnin de la Bonninière de Beaumont, indubbiamente la santa protettrice di tutte le contesse Serbelloni Mazzanti vien dal mare di memoria fantozziana.


Filantropa e donna dal profilo aristocratico, ma dal carattere deciso ("un incrocio tra una principessa russa e una ragazza del Folies Bergère" la descrisse il suocero con sopraffina ironia) fu Diana Vreeland a chiederle di posare per Richard Avedon. Il risultato furono immagini passate alla storia e un viso che entrò nel parterre strettissimo dei "cigni" del fotografo, appellativo conferito da Truman Capote a quella schiera di bellezze aristocratiche e fuori dai canoni amate da Avedon, come Marella Agnelli e Gloria Vanderbilt.

La viscontessa Jacqueline De Ribes nella sua casa di Ibiza negli Anni 70, fotografata da Slim Aarons
Slim AaronsGetty Images

"L'ultima regina di Parigi" secondo Valentino, indossò abiti realizzati apposta per lei dal designer negli Anni 50, rimanendo sua fedele amica e cliente anche dopo, e garantendogli sin dal debutto l'accesso al mondo dorato di nobili per nascita e milionari per passione. Dopo di lei, certo, anche Hollywood come Liz Taylor, che però persino Valentino all'inizio definì "esigente", e poi l'amata e italica Sofia Loren, ma il gusto del couturier per una certa ricercatezza lontana dagli schermi e più vicina ai balli, lo avvicinò a Nati Abascal, fumantina modella di Siviglia, che Valentino incrociò quando lei aveva solo 25 anni, e si era già fatta notare a New York, al leggendario Black and White Ball organizzato da Truman Capote (ma anche sulla cover di Interview all'epoca nella quale la rivista era gestita dal suo fondatore Andy Warhol). Incantato da quegli occhi dal taglio affusolato e dall'eleganza vulcanica della spagnola, nel 1968 le chiese di seguirlo a Capri per un servizio fotografico con i suoi abiti. Una entusiasta della vita, amata fotograficamente da Bruce Weber (che la ritrasse a Miami e nella sua casa di Siviglia) e divenuta nobile attraverso il matrimonio (il secondo) con il suo fidanzato d'infanzia, Rafael Medina y Fernández de Córdoba, duca di Feria e marchese di Villalba, la sua figura è da allora molto legata a Valentino e a Giancarlo Giammetti, che accompagna spesso in vacanza o agli eventi ufficiali, stringendosi al suo braccio, ancora oggi perfetto esempio della donna mai comprimaria ma sempre protagonista della sua vita – e a volte anche di quella degli altri – amata da Valentino.

Nati Abascal e Valentino nel 1999, appena sbarcati a Ibiza
Europa Press ArchiveGetty Images

E, trattandosi di Valentino, noto al mondo per il rosso che da lui ha preso il nome, questa sua predilezione cromatica non poteva che attrarre una donna afflitta dalla stessa "condizione": Diana Vreeland. La signora della moda, fashion director di Harper's Bazaar e poi direttrice di Vogue, ossessionata dalla cromia, si innamorò a prima vista delle creazioni dello stilista e incontrandolo per la prima volta, vaticinò "Vedo del genio in te". Segnando, profetica, l'inizio di una carriera, e di una leggenda.



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