I sandali platform di Carmen Miranda sono stati la relazione più duratura e felice della sua vita

Da quelle realizzate da Salvatore Ferragamo e che da lei presero il nome, al modello con tacco in acrilico trasparente con le quali ballò insieme a Groucho Marx: la vita di una donna, raccontata dalla sua collezione di scarpe

original caption 11101944  politicians may come and go, but carmen miranda sticks to the same old platforms she was one of the first to adopt wedgies, and here is part of her collection of several years here she wears a slack suit of red, white and black, trickily combined in a pattern creating a diamond shaped bare midriff bpa2 4479
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La chiamavano "The brazilian bombshell", la bomba brasiliana, per quella sua energia straripante e concentrata, che era arrivata dal Brasile – anche se era nata in Portogallo, per trasferirsi poi all'ombra delle palme di Rio de Janeiro quando aveva solo un anno. Certo, però, sempre di "concentrato" si trattava, perché Carmen Miranda era alta solo 1 metro e 53, compensato dalla carica travolgente con la quale danzava la samba, e da dei sandali platform con tacco che arrivava a 20 centimetri. Forse per un'ironica legge del contrappasso, il fato o chi per lui aveva deciso che Maria do Carmo Miranda da Cunha, nata a Marco de Canaveses nel 1909, aveva bisogno nella vita, di una dose di concisa brevità, che le aveva concesso nei centimetri per i quali si estendeva il suo corpo. Ma Carmen non era certo tipo da arrendersi di fronte a un dettaglio così ininfluente. A 16 anni passava le notti a ballare la samba alle feste paesane, e le giornate in un negozio di abbigliamento a Rio, dove imparò a realizzare vestiti e cappelli.

Carmen Miranda si esercita nel canto con ai piedi le sue platform
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«Non ho mai seguito le tendenze» affermò, quando le si chiese il motivo di quel suo look che poi divenne il suo elemento distintivo. «Penso che una donna debba indossare ciò che le sta bene, a prescindere da ciò che la gente dice sia "alla moda". Per questo ho creato uno stile appropriato alla mia personalità e al mio genere artistico». E quello stile, quello della baiana, era caratterizzato da cornucopie di frutti che troneggiavano sui turbanti, gonne lunghe a stampa tropicale e, appunto, sandali platform, la cui ispirazione arrivava dai clog portoghesi. Certo, se in America – dove approdò nel 1940 firmando un contratto con la 20th Century Fox – quella maniera così scenografica di presentarsi piacque assai, nel mondo latino diminuirono di molto i suoi fan. La "signora col cappello tutti-frutti" come la chiamavano gli americani, che si sentono rassicurati quando possono definire una personalità attraverso una locuzione divertente, e circostanziata, era accusata però dai suoi connazionali di aver trovato il successo facendo leva su certi odiosi stereotipi colonialisti. La baiana, in fondo, era uno stile adottato dalle ragazze di estrazione popolare, mentre Carmen sin da subito si era esibita nei più rinomati club brasiliani, e a quella classe popolare non era mai appartenuta. Critiche che erano non prive di un fondo di verità, e per le quali Carmen non mise piede in Brasile per 14 anni, anche se dimostrò nella vita di essere molto di più che una "latino bimbo", un'oca giuliva priva di personalità. E dietro a quelle scarpe, ad esempio, ci fu uno studio minuzioso, iniziato nel 1934, quando chiese a un calzolaio abbastanza noto in Brasile, O. Rovinetti, di realizzarle un paio di calzature ortopediche, e che quindi fossero comode da indossare mentre si esibiva, tra balli e canti, con una suola molto spessa. Negli stessi anni ad Hollywood Moshe Kimmel stava realizzando il primo paio di platform, che sarebbe finito ai piedi di Marlene Dietrich, divenendo il primo modello "ufficiale" di sandalo di quel genere, anche se nella cultura pop-olare, furono legati in modo inestricabile all'estetica di Carmen.

Miranda su una nave statunitense nel 1948
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E oggi, molte delle sue scarpe, insieme ai gioielli e agli abiti, sono conservati nel Museo a lei dedicato a Rio de Janeiro, all'interno del Parque Brigadeiro Eduardo Gomes. La struttura, che oggi non porta più il suo nome ma che si è trasformata nel Museu da Imagem e do Som, continuerà però ad ospitare una parte dedicata ai costumi e all'archivio della star che, quando morì nel 1955, volle tornare a casa. E lì, sotterrate le asce di guerra e le polemiche, fu accolta con una giornata di lutto nazionale. E ad osservarli, quei reperti storici di una carriera di successo, si ritrovano di certo alcuni punti in comune: plateau alto, in legno, peep toe, fascette che si intrecciavano sulla caviglia e molteplici elementi decorativi. Fiocchi, motivi floreali, borchie dorate, oppure pietre e zirconi che ricoprivano tutta la superficie, come quelle che indossò nel 1940 nello show di Jimmy Durante, in velluto verde. Per Morti di paura, film del 1953 dove si esibisce al fianco di Dean Martin e Jerry Lewis, se ne fa realizzare un paio in velluto porpora coperte di glitter e strass, per interpretare il ruolo di Carmelita Castinha, ballerina di nightclub fidanzata con un gangster parecchio geloso. Nel 1934, però, collaborò anche con il genio italico della calzatura, Salvatore Ferragamo, che fece di necessità virtù: l'Italia fascista si era appena imbarcata nella conquista dell'Etiopia e la guerra causò la mancanza di alcuni materiali. Ferragamo quindi iniziò ad utilizzare il sughero per realizzare le sue zeppe, ricoprendolo poi di pelle o velluto. Nel caso del sandalo Carmen, come lo chiamò per onorare la cantante, lo ricoprì di specchietti metallici che creavano un abbacinante effetto "mosaico.

Nel 1948 a Londra, Carmen presenta alcune tra le scarpe con le quali si esibisce
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Per un suo show al Palladium di Londra, invece, sfoggiò un modello dorato con profilo del tacco a S, che sarebbe molto piaciuto ad un altro creativo che, molto più tardi, avrebbe sviluppato una certa ossessione per le scarpe dai volumi zoomorfi, Alexander McQueen. Per gli Oscar del 1941, invece, optò per un modello decisamente più sobrio, in un velluto blu (notte) con scollo profondo e fascetta incrociata sul dorso del piede. Nappa rosa shocking, broccato e velluto a righe rosse e dorate, Carmen si divertì a sperimentare con materiali e combinazioni, ma le più scenografiche rimangono quelle in acrilico che indossò nella scena finale di Copacabana, realizzate per abbinarsi con l'abito, un top argentato e una gonna in frange sottilissime, ma del peso di 12 kg. Quel plateau trasparente pareva farla galleggiare nell'aria, aggiungendole 15 cm di altezza. Eppure Carmen si mosse con la leggerezza di chi camminava sulle nuvole, anche quando Groucho Marx le sollevò una gamba, facendole realizzare dei giri su se stessa. E forse nacquero per vanità, ma quelle scarpe diventarono le alleate preferite di Carmen, una relazione felicemente ossessiva, che durò una vita intera.

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