I sandali altissimi di Naomi Campbell, i trampoli che divennero il suo piedistallo

Storia di una caduta che è diventata metafora di una vita intera: e perché Naomi a 50 anni continua ad essere imprescindibile per la moda.

L'aura divina delle top model anni 90 cadde sulla terra per un paio di scarpe. Impossibili, ingestibili, colpevoli di aver fatto franare le caviglie della più celebre di tutte. I sandali platform di Naomi Campbell sulla passerella di Vivienne Westwood nel 1993 sono stati uno spartiacque, il prima/dopo di un'intera epoca della moda. L'inarrivabile Venere Nera interprete dei catwalk con la sua falcata personalissima condì la caduta con uno spirito puramente british, sganciando un sorriso inedito che sembrava dire "me lo aspettavo". 27 anni fa, giovanissima, Naomi era già una veterana. Si rialzò miracolosamente illesa senza l'aiuto di nessuno: erano tutti troppo impegnati a immortalare su pellicola il momento storico che stavano vivendo, o a pensare alle possibili reazioni extra della modella. Da professionista doc la caduta di Naomi non la smosse di un millimetro: terminò la sfilata e rientrò nei camerini. L'incidente segnò ufficialmente l'ingresso nella nuova era del fashionbiz.

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La camminata di Naomi Campbell era già leggenda a sé. I passi lunghi, marcati, lo scatto ritmato dell'anca. Una lezione di movimenti sincronici che nessuna sapeva replicare. Naomi non era la prima modella afroamericana della storia, l'aveva anticipata un'altra collega con cui, per un curioso caso del destino, condivideva anche il nome, Naomi Sims. Molto tempo dopo, in un video personalissimo sul suo frequentato canale Youtube, Naomi avrebbe svelato il segreto del suo successo: sua madre Valerie Morris-Campbell, ex ballerina, con cui aveva ragionato a lungo per imparare i movimenti più iconici. "Non è che non sapessi camminare. Ma mia madre mi ha insegnato ad avere un po' più di swag e come ascoltare il ritmo della musica, o anche come camminare se non ci fosse stata musica affatto, e a ricordare il vestito che si sta indossando. Non è mai stato un modo per mostrare solo me stessa, Naomi Campbell, ma ricercare un personaggio dentro di me per ogni stilista con cui ho lavorato, e in relazione al look che indossavo" raccontò la supertop. Qualche elemento di immedesimazione e di studio, ma non la recitazione. Mai fingere di essere qualcosa che non sei, nemmeno nei 15 secondi di gloria di una passerella.

La caduta non fu messa in scena, fu reale. E Naomi Campbell oggi non smette di rievocare quel momento. L'ha segnata, ma non in negativo. Le ha dato la forza di ripartire quando le cose iniziavano a farsi difficili e ha certificato il suo status di inarrivabile dea che riesce ad essere umana. Cadendo, come tutti. La Ziggy Stardust che crollò sul suo stesso pianeta. Una metafora della sua stessa esistenza: a 50 anni Naomi Campbell filosofeggia su Instagram abbinando le parole di Nelson Mandela ai frame delle sue caviglie che cedono. "Non giudicatemi per i miei successi, ma giudicatemi per tutte le volte che cado e mi rialzo". Innumerevoli, nel suo caso. Data per bollita in continuazione, Naomi troppo vecchia, Naomi capricciosa, Naomi ingestibile. Ma Naomi è una professionista a tutto campo, e questa professionalità è stata sempre un punto d'onore: la questione è tutta qui. Non ha voluto sminuire l'importanza del suo lavoro nemmeno di fronte alle pressanti richieste low cost dell'industria. Ha fatto sempre a modo suo.

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Le chiesero di far diventare un marchio di fabbrica quella caduta. "Non lo avevo mai detto, non svelerò chi, ma gli stilisti mi hanno chiesto di cadere in passerella per loro, di farlo ancora. Risposi assolutamente no, è contro tutto ciò in cui credo. Non cadrò di proposito" ha svelato la supermodella più top di tutte in un tête-à-tête per British Vogue con l'autrice di quei sandali platform impossibili, Vivienne Westwood. Le capitò persino di reindossarli in tv, nel 2013, al Jonathan Ross Show, per replicare quella celebre passerella. "Riunita alle mie scarpe, e sono riuscita a restare in piedi" scherzò Naomi Campbell su Twitter. Più metafora della vita di così...

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