Il romanzo dell'abito da sposa di Jacqueline Kennedy, gettato via all'ultimo minuto a sua insaputa

Alle nozze con John Kennedy, Jackie indossava un abito bellissimo ma non era quello che aveva tenuto addosso in otto settimane di prove nell'atelier

È il 12 settembre 1953, nella chiesa cattolica romana di St. Mary a Newport, nel Rhode Island, la 24enne Jacqueline Lee Bouvier percorre la navata centrale al braccio del suo patrigno, il magnate del petrolio Hugh Dudley Auchincloss che sua madre Janet ha sposato dopo il divorzio da John Vernou Bouvier III con cui ha avuto, oltre a Jackie, l’altra figlia Lee. Nessuno sa, in quel momento, che l’abito da sposa di Jackie Kennedy sta per cambiare per sempre lo stile delle spose nella storia a venire. Jackie sta per diventare la moglie di John Fitzgerald Kennedy, un promettente 34enne che si sta facendo strada nella politica. Jacqueline lo ha conosciuto solo un anno prima, a un dinner party a Georgetown, in casa del collega giornalista Charles Bartlett. Kennedy era un membro del Congresso che faceva campagna elettorale per farsi eleggere in senato, Jackie faceva gavetta al Washington Times Herald accompagnando i fotoreporter nel cuore delle notizie, raccogliendo le impressioni di gente comune, politici, personaggi famosi. Entrambi avevano visto nell’altro la “persona giusta” per raggiungere gli obiettivi che avevano bene in mente, e non avevano perso tempo.

Quell’abito che sta indossando Jackie, con la gonna ampia e la scollatura verticale, è già la prima tappa di una serie di svolte che la coppia imporrà al corso della storia. Dietro quel vestito ormai iconico c’è però una vicenda da raccontare. Una curiosità ne accompagna il destino: quello non era l'abito da sposa che Jackie avrebbe dovuto indossare. La futura first lady si era affidata alla stilista Ann Lowe, considerata in quegli anni una delle più talentuose e innovative. Ann Lowe era afroamericana e nonostante creasse abiti per le famiglie più facoltose degli Stati Uniti, tra cui i Rockefeller, i du Ponts e Roosevelts, aveva sofferto di attacchi razzisti. Jackie pensava in grande e stava per sposare un attivista dei diritti civili, per cui Lowe era perfetta per lei. Salvo fare l’errore, più avanti, di definirla distrattamente “una sarta di colore” con la stampa mettendo in imbarazzo la Casa Bianca, una delle poche gaffe di Jackie. La stilista non se la prese: nel 1964, in un'intervista, Lowe raccontò quanto Jackie fosse stata dolce con lei.

L’abito era composto da un corpetto aderente e una gonna bouffant con 50 metri di balze di seta. Jackie aggiunse di sua iniziativa il velo di pizzo rosa che indossava sua nonna al proprio matrimonio, su cui era posata una tiara decorata da fiori d'arancio. Indossava un girocollo di perle e al polso destro un braccialetto di diamanti. Il bouquet era composto da orchidee maculate e gardenie rosa e bianche. Un ensemble perfetto. Ma prima di quello, Anne Lowe aveva disegnato per lei un altro abito e non sapremo mai se fosse esattamente uguale. Mentre quel modello già pronto era appeso nell’atelier di New York City, un tubo dell’acqua scoppiò nel piano superiore inondando completamente la sartoria. L'abito si infradiciò e sporcò irrimediabilmente e con quello tutti i vestiti coordinati delle damigelle d'onore. Un lavoro di otto settimane andò in fumo a soli dieci giorni dalla cerimonia. Ann Lowe entrò nel panico. Reclutò un buon numero di sarte e sarti da aggiungere momentaneamente al suo staff per mettere in atto una catena di montaggio: quando uno staccava il turno, subentrava un altro per coprire l’arco delle 24 ore, giorno e notte. Il modello forse cambiò un po’, per semplificarlo e terminarlo più velocemente. Ma il risultato è stato comunque splendido.


Ann non disse nulla alla sua cliente, la storia uscì fuori solo molti anni dopo. A causa di quell’incidente, Anne Lowe perse moltissimi soldi. Il compenso che avrebbe percepito dai Bouvier per l’abito era di 700 dollari. Per porre rimedio al guaio, ne spese di tasca sua 2200. Non fu ripagata nemmeno dalla soddisfazione. A Jackie il modello non era piaciuto sin dall’inizio e diceva – sbagliando - che con quello sarebbe sembrata “un paralume”. Il modello, per qualche motivo, era stato progettato a grandi linee dal padre dello sposo, Joseph P. Kennedy, la futura first lady aveva solo apportato qualche dettaglio per renderlo più conforme ai suoi desideri. Il risultato fu favoloso: Jackie era splendida quando uscì dalla chiesa al braccio dello sposo seguita dalle 12 damigelle tra cui sua sorella Lee. E si trovava a suo agio durante il ricevimento, sulla terrazza della tenuta di fronte all'oceano del patrigno Auchincloss da oltre mille metri quadri, la Hammersmith Farm, che conteneva più di 1200 ospiti. Davanti alla torta nuziale, alta un metro e venti centimetri, mentre l’orchestra suonava sotto un enorme baldacchino, Jackie era perfetta: e quell’abito la stava sospingendo con grazia nella leggenda.

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