La storia dell'abito argento di Lady Diana che oscurò il principe Carlo (per sempre)

Nel giugno del 1985 alla prima di 007, la principessa del Galles sfoggiò un vestito in lamé silver che la rese più sfolgorante delle Bond Girl, ma soprattutto di suo marito.

Lady Diana in abito argento è il simbolo scintillante e complicato del 1985. Quell’anno è ricordato dai britannici per tante cose particolari, come l’annuncio della British Telecom che non avrebbe più installato le celebri cabine telefoniche rosse. Londra era il centro del mondo, il punto focale in piena evoluzione di una Gran Bretagna all’apice della creatività, soprattutto musicale, che attirava l’attenzione mondiale. È in quel mood che a giugno si incastonò anche l’apparizione della principessa Diana alla prima di 007 – Bersaglio mobile con quel vestito di lamé con cui ha rubato la scena anche alle Bond Girl di turno, Tanya Roberts e Grace Jones. Sullo stile della principessa Diana si è sempre discusso molto e ci si è posti molte domande su quanto fosse opera sua e quanto le venisse imposto per protocollo, ma fra tutti gli abiti che hanno suscitato commenti e pareri opposti, il Silver Dress disegnato da Bruce Oldfield è sicuramente uno dei più famosi.

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Per Lady Diana Spencer, principessa del Galles e già madre di due figli, era un periodo molto intenso. In aprile era stata in visita ufficiale in Italia con il principe Carlo, dove aveva stretto la mano al presidente Sandro Pertini e aveva incontrato il papa Giovanni Paolo II, e in autunno la coppia sarebbe partita per gli Stati Uniti, in visita al presidente Ronald Reagan e alla First Lady Nancy. La prima di un film, in estate, era l’happening meno impegnativo che la principessa potesse affrontare, quasi uno svago. Eppure Diana fece molto parlare di sé e le sue foto mentre conversa con Roger Moore inguainata in quell’abito luccicante hanno fatto il giro del mondo. Lo aveva creato lo stilista Bruce Oldfield, al tempo 35enne. Privo di genitori, cresciuto tra orfanotrofi e famiglie in affido, Oldfield aveva lottato per affermarsi e nel 1973 si era laureato in Arte. Praticamente, un eroe. Il suo brand esisteva solo da dieci anni e aveva iniziato disegnando collezioni prêt-à-porter per negozi europei e americani. Lady Diana si vestiva da lui già prima del matrimonio e continuando a farlo anche dopo, ne aveva illuminato il talento con la sua popolarità. Nel 1984 Oldfield aveva aperto la sua prima boutique monomarca a Londra e disegnava anche calzature per Rayne, uno dei fornitori ufficiali della regina. Non c'è da stupirsi se Diana si rivolse a lui, in quell'occasione.

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Il main theme di 007 – Bersaglio mobile, titolo originale A View To A Kill, era stato scritto dai Duran Duran (che avevano preso il loro nome proprio da un personaggio della saga di Ian Fleming) ed era anche un inno di addio a Roger Moore che a 57 anni aveva raggiunto il limite massimo per interpretare James Bond. Il pomeriggio del 12 giugno Diana e il principe Carlo arrivarono al cinema Odeon Leicester Square in Limousine e il primo a uscire fu lui, accolto dai saluti della folla accalcata contro le transenne. A rivedere oggi quelle immagini è palese ciò che al tempo non si sospettava. Il principe si allontanò dall’auto senza aspettare l’uscita di sua moglie, che in abito lungo era più in difficoltà, senza tenderle la mano. Forse prevedeva già quello che sarebbe successo: appena Diana uscì, svelandosi in tutto lo splendore del tessuto plissé argento che le ricadeva addosso, nessuno si curò più dell’erede al trono. Diana indossava qualche centimetro di tacco, questo le bastava per svettare anche sul marito, e non era tanto la scollatura a “v” a valorizzarne il busto atletico quanto il gioco di incroci che le lasciava nuda la schiena e allo stesso tempo le fasciava i fianchi, esaurendosi in un piccolo strascico. Il giorno dopo, di quell’abito si disse tutto e il contrario di tutto, che rendesse i movimenti della principessa innaturali, che fosse troppo impegnativo per una serata al cinema. Qualcuno lo soprannominò “l’abito cioccolatino”. Il giudizio finale lo si trae oggi esaminando le foto d’archivio di quel giorno: sono così tante quelle di Diana da sola che ai posteri potrebbe venire il dubbio che Carlo non fosse con lei, tanto si teneva a distanza, sbagliando e finendo per essere ignorato dai fotografi. Più che principessa, quella sera Diana è stata una regina.

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