Lady Diana in fucsia alla Scala di Milano, storia dell'abito che lanciava un sos al mondo

Nella primavera del 1985 la principessa del Galles andò a teatro insieme al principe Carlo e scelse un vestito che era un manifesto dei suoi pensieri.

Le note del Don Giovanni di Mozart riempiono il Teatro alla Scala di Milano, i musicisti seguono gli ampi gesti del direttore Riccardo Muti. I curiosi dotati di binocolo sbirciano uno dei palchi per osservare l’ospite più particolare, il principe Carlo in visita ufficiale. La delusione generale è quasi palpabile perché la principessa Diana non è con lui e tutti la ricordano nel suo abito fucsia nel foyer, due anni prima, delicata e fragile come un fiore dallo stelo sottile. Diana è rimasta a Londra per impegni, dice la nota ufficiale. Solo molto più avanti, quando il matrimonio fra l’erede al trono e la sua giovane moglie sarà finito, si scoprirà che la principessa alla Scala non ha proprio voluto esserci quel giorno perché due anni prima, durante il suo primo tour in Italia non si era divertita affatto, anzi, si era sentita totalmente inadeguata e infelice.

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Durante quel viaggio, durato dal 19 aprile al 15 maggio 1985 la principessa, che aveva 24 anni, avrebbe voluto vedere e fare tante cose in un Paese che desiderava visitare da tanto tempo e di cui voleva sperimentare le meraviglie della dolce vita. Invece si ritrovò come in un tunnel strettissimo in cui prendeva aria e luce solo per il baciamano di un anziano presidente (Sandro Pertini), per coprirsi il capo di un velo nero e incontrare il papa (Giovanni Paolo II) o per rendere omaggio ai caduti in un cimitero (quello di Anzio). Impegni che avrebbe potuto affrontare senza problemi, a volte addirittura divertirsi, se solo il suo animo non fosse stato quello di una giovane donna ignorata dal marito a tre anni e dieci mesi dalle nozze.

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Il 20 aprile del 1985 l’agenda fittissima di impegni italiani dei principi di Galles prevedeva alcuni incontri e la serata alla Scala di Milano. Suo marito adorava la lirica, lei amava i cantanti della New Wave per i quali le ragazze della sua età urlavano e si agitavano ai concerti. Diana, che era già madre, non stava facendo nulla di adatto alla sua età. Quando ci si sente come lei in quei giorni, le altre donne si consolano nel comfort food, si prendono una serata con le amiche o passano un pomeriggio a frugare in un cassetto pieno di vecchi ricordi e fotografie, ma alla principessa tutto questo non era permesso e l’unico modo che aveva per comunicare al mondo come si sentiva erano i suoi vestiti. Fu così che quella sera alla Scala, lady Diana Spencer lanciò dei messaggi con l’abito che indossava. Sottilissima, in una delle sue fasi di magrezza intermittente, si infilò nel rosa, il colore che dice al mondo “non fatemi del male”. Ma era un rosa acceso, quasi segnaletico, perché nel contempo chiedeva di non essere messa in un angolo. Poi, la rassicurazione a se stessa: un vestito già messo in un’altra occasione. Diana era consapevole di trovarsi nella capitale della moda e temeva la sperimentazione di qualcosa di nuovo, con il quale non sapeva come sarebbe apparsa. Ma proprio perché l’abito non era al suo debutto, fu criticato in ogni caso. Era tenera e incantevole, con le spalline che più che tenere su tutto le carezzavano le spalle come due mani amiche. In testa aveva la sua tiara preferita la Cambridge Lover’s Knot di perle e diamanti che la regina Mary di Teck, moglie di re Giorgio V, si era fatta confezionare nel 1914 per copiarne una appartenuta a sua nonna. L’aveva poi ereditata la regina Elisabetta che ne aveva fatto dono alla nuora il giorno delle nozze. Al collo, perle abbinate al diadema. All’altro estremo dei suoi 178 cm di altezza, ai piedi, Diana indossava un paio di décolletées argentate con il tacco basso per non sovrastare Carlo. In scena andava la Turandot di Puccini e la principessa triste, che non poteva essere più diversa dalla figlia di un imperatore che fa decapitare i suoi pretendenti, si annoiava. Diana tornerà ancora in Italia diverse volte, soprattutto dopo la separazione dal principe Carlo. Sarà sempre timida e restia a parlare in pubblico, per cui continuerà a lanciare messaggi silenziosi attraverso i vestiti. Che nella sua nuova vita diranno al mondo “sono libera”. E felice.

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