La leggenda dell'abito Givenchy di Audrey Hepburn alla notte degli Oscar 1968

Alla 40esima edizione degli Academy Awards, l'ex Sabrina si presentò con una delle sue mise più sofisticate e significative di sempre con uno scopo preciso.

Il fascino del red carpet non si esaurirà mai fino a quando esisteranno il cinema e gli attori e Audrey Hepburn, fra gli anni 50 e 60, di questo rito ne è stata la protagonista più chic, uno di quei personaggi di cui si attendeva con trepidazione la comparsa sul tappeto rosso per scoprire quale look avesse scelto. Bisogna ammetterlo, Audrey Hepburn, per grazia naturale ricevuta, era favolosa qualsiasi cosa indossasse, una qualità che la rendeva meno vittima dei suoi colleghi delle strategie messe in atto prima di consumare il rituale della notte degli Oscar. Le star si preparavano, e si preparano, a questo appuntamento con settimane di anticipo non solo nella scelta dell’abito, ma anche nel corpo e nella mente, studiando e provando nei giorni precedenti qual è l’ora esatta per arrivare sul tappeto rosso, calcolando i minuti e prevedendo quale sarà l’inclinazione dei raggi del sole in quel momento, perché se sono obliqui scavano ombre nelle rughette, ma se sono perpendicolari le ammorbidiscono.

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La sera del 10 aprile 1968 la 40esima edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar si teneva con due giorni di ritardo, rinviata dal lutto per Martin Luther King assassinato il 4 aprile di quell’anno. Anche se la temperatura era molto mite a Santa Monica, sul nastro rosso che portava all’interno del Santa Monica Civic Auditorium, sede al tempo della cerimonia, si vedeva sfilare un po’ di tutto in virtù di quella confusione che regnava nei guardaroba quando esistevano ancora le mezze stagioni. Spuntava così, al fianco del temibile marito Sonny Bono, una 22enne Cher in peplo di seta rosa, a spalle nude come Natalie Wood e Raquel Welch, precedute o seguite da signore con lunghi e sontuosi soprabiti a maniche lunghe, svolazzanti colli di piume e accenni di pelliccia ai quali non avevano voluto rinunciare. Sfilavano gli uomini, fra cui tre impeccabili Paul Newman, Sidney Poitier e Gregory Peck, e il conduttore della serata Bob Hope. Il patriarca dei paparazzi Ron Galella era lì e li immortalava tutti. Poi arrivò Audrey Hepburn, a cancellare come una gomma su un quaderno il passaggio delle altre e a insegnare loro, soffocate da marabù e stole, come essere scintillante senza l’effetto costume da circo che in molte non poterono evitare.

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Siamo nell’anno in cui l’ex Holly Golightly ha deciso di rendere rare e preziose le sue apparizioni sullo schermo, si vuole dedicare alla famiglia per dare ai figli quella felice stabilità che lei non aveva avuto in Olanda, per colpa della guerra. Manca un anno dal suo quarantesimo compleanno, ma la sua mise già la fa rimpiangere. Non era ancora una consuetudine ricevere in prestito gli abiti dagli stilisti per farne sfoggio negli eventi mondani, la maggior parte delle colleghe di Audrey quel giorno hanno fatto ancora ricorso al sistema collaudato, ovvero farsi confezionare un abito dalla costumista dello studios con cui erano contrattualizzate. Quell’anno la leggendaria costumista Edith Head aveva inviato a tutte una comunicazione con un dress code molto preciso voluto dal presidente dell’Academy, Gregory Peck: niente minigonne. Al presidente non importava del 68 e della rivoluzione sessuale: tutti, quel giorno, dovevano vestire decorosamente, le donne in lungo. Ma per Audrey era una missione facile da compiere. Quell’abito glielo cucì addosso Hubert de Givenchy perché quella notte sarebbe salita anche lei sul palco per consegnare a Rod Steiger il premio come migliore attore protagonista de La calda notte dell'ispettore Tibbs. Osservando dall’alto in basso, la gonna a vita alta bianchissima le arrivava a sfiorare le costole e si manteneva inspiegabilmente sobria e neutra come una tela prima di un’opera d’arte, fino a quando non se ne scopriva il compito: non rubare la scena al top, il pezzo forte al quale si congiungeva quasi all’altezza dello sterno. Questo era in rete dorata con riflessi verdi e piccoli fiori applicati e lasciava un oblò sulla pelle che richiamava le danzatrici del ventre, ma solo dopo un'attenta riflessione. Un grande fiocco fingeva di tenerne chiusa l’apertura. Quell'abito così semplice e allo stesso tempo così sofisticato sembrava dire "sentirete la mia mancanza, ma io sarò sempre il vostro riferimento di stile". Solo Audrey Hepburn avrebbe potuto indossarlo anche senza avere da un pezzo i 24 anni del film Vacanze Romane. Solo lei, nell’immaginario di tutti, continuerà ad averne 24 per sempre.

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