I pantaloni bianchi di Jackie Kennedy, l'addio a JFK per diventare una Onassis

La storia dei pantaloni candidi con cui l'ex first lady scese dall'elicottero a Skorpios per andare incontro a una vita da miliardaria.

Per scampare ai terremoti basterebbe vivere sulla soglia di una porta, ma sarebbe una vita molto noiosa. Al contrario, ci si può mettere in gioco sempre e comunque, come faceva Jacqueline Bouvier Kennedy, pagandone le spese. La terza via è quella di avere tutto, una vita così sicura e lontano dal pericolo da poterti permettere di camminare scalza in pantaloni bianchi in una sperduta isola greca, e respirare l’aria profumata dal sole come non ti succedeva da tanto tempo. Ed è quella che, infine, scelse lei. Dopo l’assassinio di suo marito, il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy, Jackie era scivolata dallo stress post traumatico alla depressione. Dopo aver rifiutato l’offerta di diventare ambasciatrice in Francia, in Messico e nel Regno Unito, se ne andò a Georgetown con i figli, ospite della famiglia di Averell Harriman, un politico amico del marito, e tenendosi lontana da tutto, i flashback dell'attentato che la tormentavano si erano piano piano diradati. Jackie si era avvicinata molto anche a Bob Kennedy, il fratello di suo marito che nella scalata sulle orme di JFK era già stato eletto senatore. Ma quando anche Bobby fu assassinato il 6 giugno del 1968, cinque anni dopo il fratello presidente, Jackie era risprofondata nel male oscuro e desiderava fortemente di viverla davvero, una vita sulla soglia della porta, al riparo da ogni pericolo. Aveva paura di quel cognome, Kennedy, che si portava addosso e che sembrava essere diventato una sorta di bersaglio libero, temeva che i suoi due figli potessero diventare il prossimo obiettivo della furia omicida che sembrava aver preso di mira la sua famiglia e non desiderava altro che andarsene il più lontano possibile dal suo stesso paese.

Jackie Kennedy arriva a Skorpios con i figli John jr e Caroline
BettmannGetty Images

Quella chance gliela offrì un ex di sua sorella Lee, Aristotele Onassis, l’armatore greco che gestiva già un groviglio sentimentale i cui fili erano tenuti saldamente dalla moglie Tina e dall’amante Maria Callas. Se Tina Onassis aveva già praticamente gettato la spugna, accontentandosi del ruolo di moglie tradita, Maria sperava di prenderne il posto. Ma Onassis progettava di lasciare entrambe per Jackie, quell’americana elegante persino al funerale del marito che aveva mantenuto una compostezza funebre “greca” - così la definiva lui -, e che sapeva come si sta al fianco di un potente, gli avrebbe fatto conquistare l’opinione pubblica oltreoceano. Una mattina dell’estate 1967 Ari l’aveva chiamata al telefono per chiederle come stava e la invitò a trascorrere qualche giorno a Skorpios, l’isola che aveva comprato qualche anno prima. Lei non disse nulla alla sorella, voleva solo trascorrere un po’ di tempo in compagnia di un uomo ricco e divertente senza doverne rendere conto a nessuno. Anche se si trattava di un progetto al tavolino, lui la corteggiò romanticamente e la sera, a cena, le faceva trovare costosi gioielli nel tovagliolo. Al ritorno, Jackie affrontò Jack Warnecke, l’architetto con cui aveva una relazione, e gli disse che avrebbe fatto ciò che era giusto per sé e per i suoi due figli: avrebbe sposato l’uomo più ricco del mondo, l’unico che avrebbe potuto garantirgli il massimo della protezione.

Hulton ArchiveGetty Images

Il 19 ottobre del 1968 quella che il giorno dopo non sarebbe stata più Jacqueline Kennedy ma Jacqueline Onassis, detta Jackie’O, scendeva con i due figli John jr e Caroline dall’elicottero che li aveva prelevati all’aeroporto di Preveza e si tolse subito le scarpe. Sapeva che lì non avrebbe dovuto fuggire da nulla, nessuna corsa per mettersi al riparo da un attentato. La temperatura era magnifica e Jackie indossava solo una t-shirt nera e un paio di pantaloni di cotone bianchi, con la piega davanti, appena un po' flair, che le lasciavano scoperta una spanna di caviglia sottile e i piedi snelli e nervosi. Il primo dei tanti pantaloni bianchi estivi, soprattutto quelli Capri, che adotterà di lì in poi. Dalla mano destra, con cui stringeva quella di John jr, pendeva un foulard in tessuto gingham che le aveva protetto la gola durante il volo. Questa sarebbe diventata la divisa ricorrente dell'estate in Grecia di Jacqueline Kennedy Onassis, la sua nuova patria. Ma anche il simbolo della liberazione dalla catena più pesante che l’avesse mai avvinta dal fatidico giorno a Dallas: quella della paura.

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