La storia del costume rosso che trasformò in diva la moglie di Slim Aarons

Una calda giornata d'estate alle Hawaii del 1955, il celebre fotografo della "gente ricca e felice" resta folgorato dal costume intero della sua Rita, e scatta una foto...

Quello sguardo malizioso che si rivolge solo a qualcuno con cui si ha molta confidenza, gli occhiali sulla cima del capo per tenere a bada i ricci pieni di riflessi del sole hawaiano, il bicchiere in mano con quel che resta del drink. E quel costume da bagno rosso castigato e sexy, sigla di una foto che è un colpo al cuore. Slim Aarons ha immortalato spesso sua moglie Lorita Dewart, che diventerà nota semplicemente come Rita Aarons. Diventare un soggetto fotografico di questo ex reporter di guerra era un vanto. Dopo quello che aveva visto e le battaglie durante gli sbarchi in Europa e in Africa, Slim, che allora si chiamava ancora George Allen Aarons, aveva deciso che le spiagge dovrebbero servire solo a ospitare belle ragazze seminude che prendono il sole, e per dimenticare ciò che aveva visto si dedicò per tutta la vita a fotografare “persone attraenti che fanno cose attraenti in luoghi attraenti”, il suo celebre motto. Da allora, le foto di Slim Aarons sono impresse nell’immaginazione di tutti, anche di chi non conosce il suo nome. Basta vedere la prima puntata della serie Prime Hunters per riconoscere un omaggio ai suoi scatti nella scena dei primi minuti, girata a colori saturi nel classico giardino con piscina del jet-set americano da tempi andati. Slim Aarons non fotografava modelli ma gente realmente ricca e favolosa, nobiltà europea, socialite, milionari, attori di Hollywood che gli accordavano l’accesso ai loro parties perché era “uno di noi”, un orfano di ottima famiglia dell’New Hampshire con molto talento. Slim Aarons non aveva bisogno di stylist e di truccatori. Era tutto vero e meraviglioso ed era vera anche Rita, conosciuta nella redazione della rivista Life dove lei lavorava come assistente e con la quale, dopo essersi sposati nel 1951, lavorò anche nella sede italiana a Roma, in Via Veneto, in cui accolse Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, Marcello Mastroianni, Sophia Loren e Claudia Cardinale. Aarons fotografava principesse e dive, ma Rita era uno dei soggetti preferiti e con la sua Leica, e poi con la Nikon alla quale si convertì, l’ha ritratta in alcune delle sue foto più celebri come quella nota come Christmas Swim, del 1954, in cui la moglie, sdraiata su un materassino in una piscina dalle cui acque spunta un abete addobbato, galleggia fra palline di Natale luccicanti che tre bambini cercano di afferrare sporgendosi dal bordo. “Faceva freddo e lei era arrabbiatissima”, racconterà poi il fotografo.

Rita Aarons nel celebre scatto realizzato da suo marito Slim Aarons
Getty Images

Il giorno del 1955 in cui Slim Aarons colse la moglie in uno dei suoi scatti più celebri, la coppia si trovava alle Hawaii. Erano al seguito del set del film La nave matta di Mister Roberts, diretto da John Ford. Il cast era tutto al maschile perché il film si svolgeva su una nave da guerra, e ne facevano parte Henry Fonda, Jack Lemmon, James Cagney e William Powell. Ma Aarons aveva con sé Rita e in una pausa di lavorazione, mentre erano in relax, il suo occhio colse il magnifico contrasto fra l’innocenza di quel costume intero ricco di piegoline, la combinazione tra il rosso audace e lo sguardo accattivante della moglie con gli zigomi arrossati dal sole. "Fotografo le persone che indossano vestiti e poi quei vestiti diventano di moda”, diceva sempre lui con un’alzata di spalle. Ma accadeva davvero, come per quel modello di costume. Molti anni dopo, quando nel 2006 Slim morì, Rita scoprirà di conoscere poco l’uomo che aveva puntato spesso l’obiettivo verso di lei, quando scoprì che non era né orfano, né del New Hampshire, ma il figlio di immigrati yiddish poverissimi che vivevano nel Lower East Side di Manhattan, sballottato da parente a parente quando la madre era finita in un ospedale psichiatrico. Per tutta la vita aveva tenuto nascoste le sue umili origini perché gli avrebbero precluso l’accesso a quel bel mondo dorato che ha ritratto in mille modi, in mille scatti che oggi, per noi, sono come una capsula del tempo.

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