La favola dell'abito azzurro di Lady Diana a Cannes 1987

Nel maggio del 1987, la principessa del Galles fece la sua apparizione alla kermesse francese e nessuno parlò più di film.

Il Festival di Cannes del 1987 viene ricordato per due ragioni. La prima è che a vincere la Palma d’Oro – tra i fischi – fu un film oggi poco ricordato, Sotto il sole di Satana di Maurice Pialat, mentre c’era in gara un pezzo da novanta come Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, che invece diventò un cult. L’altro evento che produsse una quantità di polemiche inarrestabili fu l’apparizione della principessa Diana a Cannes con un indimenticabile abito azzurro cielo. Il festival, quell’anno, iniziò il 7 maggio e si concluse il 19, ma già molti giorni prima dell’inaugurazione si parlava quasi solo dell’arrivo di Diana e del principe Carlo il 15 maggio. L'inviato del Los Angeles Times ironizzava stizzito fingendo di non capire tutto questo interesse per gente che "è resa speciale solo da un pedigree, come i cani di razza", e persino il regista e suddito britannico Lindsay Anderson, che presentava il suo Le balene d’Agosto fuori concorso, si adirò durante una conferenza stampa ricordando a tutti che in un festival del cinema si deve parlare di film, e non di principesse. Ma la presenza dei due membri della famiglia reale era così inusuale che l’appello cadde nel vuoto. Diana e Carlo erano lì per un motivo preciso: dovevano partecipare al British Film Day durante il quale si sarebbe tenuto un solenne tributo ad Alec Guinness. Per i ragazzi di allora, Alec Guinness era "solo" l'interprete di Obi Wan Kenobi in Guerre Stellari. Ma per la famiglia reale e per il governo britannico quell’anziano londinese, che era considerato il più grande attore vivente e ancora oggi uno dei più grandi della storia, rappresentava un vanto e una fonte di entrate da supportare e da evidenziare usando tutti i mezzi a disposizione. I principi di Galles arrivarono a Cannes con discrezione, tutti sapevano che erano lì e cercavano di intercettarli, ma dopo aver fatto qualche saluto dalla finestra dell'hotel se ne stavano per conto loro. Il 1987 era un anno difficile, per Diana e Carlo. Se le prime crepe del loro matrimonio avevano cominciato ad aprirsi due anni prima, nell’87 l’impalcatura costruita intorno a loro cominciava a perdere i pezzi in modo vistoso. La coppia non ha mai dato in pubblico quei segni di affettività di cui sono prodighi invece i loro figli con le proprie mogli e già, nel 1985, qualcuno aveva notato Carlo, in visita ufficiale alla Casa Bianca, chiacchierare indisturbato con chiunque mentre sua moglie scriveva un capitolo importante nella storia del costume ballando con John Travolta. Ma a quel punto della vicenda, il figlio della regina sembrava dimenticarsi completamente della presenza della consorte, che dopo la nascita dei due figli non aveva più nemmeno l’obbligo di considerare un privato. Diana, però, aveva sviluppato una serie di strategie di resistenza mista a ribellione per salvaguardare il suo amor proprio e la sua femminilità, e una di queste era la relazione extraconiugale iniziata un anno prima con l’ufficiale della cavalleria James Hewitt. Per una donna umiliata dall’indifferenza del marito, non c’è niente di meglio che una liaison clandestina per recuperare un buon rapporto con lo specchio. E a Cannes, Diana dimostrò quanto si sentisse nuovamente bella e attraente.

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Il 15 maggio, finalmente, una gran folla attendeva l’arrivo dei principi di Galles davanti al Palais des Festivals et des Congrès. Quando la principessa Diana scese dall’auto diede vita a un vero e proprio evento di gloria sartoriale. La stilista Catherine Walker, che ormai per Diana era più di un’amica, quasi una sorella maggiore – erano anche entrambe altissime – aveva studiato per lei un evening dress dalla gonna a pieghe libere e il corpetto in strati di chiffon azzurro, giocato su fasce di tessuto che si incrociavano e ne sottolineavano la figura. La principessa non portava la collana perché la gola era coperto da una stola in tinta, per cui poteva permettersi un paio di orecchini importanti con diamanti e zaffiri, le pietre che ricorrevano dal suo anello di fidanzamento. Le gambe erano come al solito celate, solo dopo il divorzio si scoprirà che erano bellissime, e dall’orlo si intravedeva solo la punta acuminata delle décolletées in raso azzurro. La principessa salutò la folla, e qualcuno le regalò un mazzo di fiori. Dopo la proiezione di Balene d'agosto, e la premiazione ad Alec Guinness, Diana cenò con le star britanniche presenti, tra cui Peter Ustinov, Julie Walters, Roger Moore e Michael York. Il principe Carlo prese la parola sul palco, raccontò che da ragazzo andava a vedere gli attori sul set ai Pinewood Studios di Londra e che che uno dei suoi film preferiti era L'incredibile avventura di Mr. Holland del 1951, con Alec Guinness. Ma lo ascoltarono in pochi. I quasi 4000 fotografi dentro e fuori la sala erano tutti attirati da sua moglie. Era stata solo l’ennesima occasione in cui a pochi importava che quel signore inamidato nel suo tuxedo nero con papillon, seduto al fianco della principessa Diana, fosse l’erede al trono del Regno Unito.

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