Il miniabito rosso di Lady D a Venezia, la scintillante provocazione finale

Nel giugno del 1995 la principessa del Galles sbarcò da una lancia della città lagunare con un vestito che ne siglava la vittoria.

Le spalle modellate dallo sport, la pelle leggermente e uniformemente abbronzata, le gambe affilate come due lunghe lame con cui farsi strada in una giungla di sguardi giudicanti, l’espressione di sfida. Quella che fece la sua apparizione alla Galleria Peggy Guggenheim di Venezia l’8 giugno del 1995 fasciata in un miniabito rosso è stata forse la versione migliore di sempre di Lady Diana. La principessa del Galles aveva 33 anni, l’età in cui sei ancora meravigliosamente giovane ma più consapevole del tuo corpo, pur cominciando a ragionare con maturità. Quella stessa mattina Diana era sbarcata nella città lagunare scortata dalla polizia. Indossava un tailleur azzurro polvere freschissimo con la gonna al ginocchio, e per salire sulla lancia che l’avrebbe condotta in albergo aveva dovuto piegare e orientare all’interno la gamba sinistra e coprire con la borsetta la porzione di pelle che l’acrobazia lasciava scoperta a causa dell’orlo risalito, mentre con una mano teneva chiusa la scollatura. Tutti gli sguardi erano fissati lì, verso quelle gambe leggendarie e quelle movenze studiate. Diana era stata già a Venezia in viaggio ufficiale col marito, il principe Carlo. Era stata la famosa occasione in cui si cimentò nel dire ai giornalisti, in italiano, la frase "mio marito e io siamo molto felici di essere qui”, leggendola da un bigliettino nascosto nel palmo della mano. Da quell’evento erano passati esattamente dieci anni e nel mezzo erano successe tante cose. Diana aveva iniziato a ribellarsi alla presenza di Camilla Parker Bowles incastrata fra lei e Carlo, la relazione di Carlo era diventata di dominio pubblico e l’anno prima, mentre lei entrava nella galleria d’arte moderna londinese Serpentine Gallery con il famoso Revenge Dress, lui era in tv a giustificarsi. Diana era molto diversa da quel primo viaggio di un decennio prima e stavolta si trovava alla Biennale proprio in rappresentanza della Serpentine Gallery di cui era la madrina. Nessuno sapeva che dalla città sul mare stava per assestare alla royal family un altro colpo di fioretto con un abito ancora più audace, nascosto nel suo bagaglio.

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La sorpresa arrivò nel tardo pomeriggio, quando Diana si presentò al Museo Peggy Guggenheim e scese dalla lancia per partecipare al ricevimento. L’abito che indossava, sconvolgente nella sua maliziosa semplicità, era stato disegnato da Jacques Azagury, lo stilista di origine marocchina a cui la principessa si era affezionata da qualche tempo e a cui ricorreva quando voleva indossare qualcosa di molto più trasgressivo di quello che le confezionava la stilista di fiducia Catherine Walker. Il miniabito rosso di Lady Diana a Venezia aveva le spalline tank top e una lunga cucitura frontale che si apriva a venti centimetri dall’orlo per svelare una minigonna aderente a vita alta dello stesso scintillante tessuto rosso. La principessa vi aveva abbinato un paio di décolletées con tacco medio dello stesso vermiglio, come la clutch estremamente minimal e rotonda che sembrava un pregiato porta CD. Alle orecchie portava i classici orecchini di perla a goccia mentre al collo esibiva un collier di diamanti e rubini, pietre che indossava raramente perché coltivava una lunga storia d’amore con gli zaffiri e li tradiva solo quando non poteva proprio farne a meno, come in questo caso. Diana quel giorno portava sulle spalle il minimo storico di preoccupazioni della sua vita dai tempi in cui, a 19 anni, si era fidanzata con il principe Carlo. Si era ormai distaccata emotivamente da lui, aveva avuto altre relazioni segrete, si sentiva più forte ma sarebbe tornata fragile con poco. Il 5 Novembre di quello stesso anno, proprio quella fragilità l’avrebbe portata a farsi manipolare e convincere ad andare in tv a raccontare al giornalista Martin Bashir perché il suo non era affatto un matrimonio da sogno, dando vita il vortice di cui, a quasi 25 anni dalla sua scomparsa, è ancora il centro.

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