Storia del caftano di Aretha Franklin, vestale e sacerdotessa di un'intera comunità

Un nuovo documentario – vecchio 40 anni e mai visto prima – celebra il concerto della Regina del Soul in una chiesa losangelina: il momento nel quale divenne, per sempre, la voce e il corpo di una rinascita spirituale

Un concerto che nel 1972 segnò un prima e un dopo, per la comunità afroamericana e il mondo della musica, e che, nessuno – tranne i pochi partecipanti – è mai riuscito a vedere. Almeno sino ad ora, che Amazing Grace arriva nelle sale il 14,15 e 16 giugno. Così, l'album più venduto della carriera di Aretha Franklin e il prodotto gospel più popolare di sempre, vedono finalmente la luce, dopo 40 anni nei quali problemi di sincronizzazione tra audio e video avevano impedito al regista Sidney Pollack di dare alle stampe un filmato che non è solo la registrazione di un concerto, ma anche un rito apotropaico per un'intera comunità, che nella voce di Aretha ha trovato quella di un risveglio culturale, di una presa di coscienza, di un nuovo orgoglio. Un processo di certo aiutato anche dai vestiti che la Regina del Soul – più di 75 milioni di dischi venduti durante la sua carriera – indossa per la performance registrata nella chiesa losangelina New Temple Baptist missionary Church.

Un momento dell’esibizione di Aretha Franklin del 1972
courtesy press office

Il caftano verde dalle fantasie psichedeliche, perfettamente incentrato nella decade dei Seventies, è in effetti ode tessile al potere ammaliatore della voce di Aretha Franklin, che, nella registrazione di Amazing Grace, e nell'omonima performance introdotta dal reverendo James Cleveland Watts, diventa voce e guida religiosa e pagana insieme, tornando al canto gospel che aveva contraddistinto la sua infanzia. Un rito nel quale la cantante, all'epoca solo 29enne, in verde acqua, è rinfrescante brezza che scorre tra le fila degli astanti – tra i quali è presente anche un giovane Mick Jagger, che dalla musica black ha sempre preso più di un'ispirazione per i suoi Rolling Stones. Una brezza ariosa che, sulle note di Never Grow Old e Higher Mountain, porta sorrisi increduli sulle labbra di chi è seduto in prima fila, e ha indossato il completo elegante, quello da sfoggiare alla messa della domenica. Il volto incorniciato da una collana dorata a doppio giro, Aretha sarà qui accompagnata dal coro della chiesa battista, che la spalleggia in quella che poi diventerà la registrazione dell'album. Un ritmo in crescendo, il caftano che si muove in maniera composta, mentre Aretha è seduta al piano, e che però smuove gli animi, compreso quello di Mick Jagger, che, dalle ultime file, si aggrega con entusiasmo al gruppo di ascoltatori che si sono già alzati in piedi, battendo le mani a tempo. Il climax si raggiunge però con il cambio d'abito, quando la cantante indossa un altro caftano, bianco, decorato con dei glitter: un vestito che è in sé una vera e propria mise en scène, e che la configura perfettamente come vestale e sacerdotessa, moglie, madre, sorella e voce di una comunità che in quel momento, dopo gli assassini di Martin Luther King (nel 1968) e Malcom X (1965) ha finito di elaborare l'ennesimo lutto, e risponde ad una società ancora profondamente razzista, con l'arrivo sulla scena politica e sociale delle Black Panther, il movimento fondato da Huey Newton e Bobby Seale, che denunciava gli abusi della polizia contro la comunità nera. La fronte imperlata di glitter e sudore, la performance di Aretha su You've got a friend, Precious Lord Take my hand, che esploderà nella canzone che darà il nome all'intero album, Amazing Grace, scatena gli animi di partecipanti e officianti. Il cerimoniale liturgico, di cui quell'abito è protagonista, si muove attraverso le fila in maniera scomposta, ognuno segue un proprio ritmo interiore: c'è chi, comodamente seduto, alza le mani al cielo in segno di vicinanza ad un'altra dimensione, traghettato dalla voce vellutata della cantante, che lava via il dolore e infonde nuova speranza; c'è chi pur senza muoversi, si asciuga la fronte bagnata di sudore, come se fosse in piedi sul palco; chi affonda il viso in un fazzoletto per asciugarsi le lacrime; chi, infine, sugli assoli di Aretha, erompe in urla liberatorie e si alza in piedi. Un rituale ancestrale che libera dal dolore, dai rimpianti e dai lutti, e ricolma l'animo, di nuovo, di speranza, di ottimismo verso un futuro migliore: una cerimonia laica e insieme religiosa, alla quale i caftani di Aretha hanno regalato sacralità, trasformando la giovane donna che era stata fino a quel momento un'artista capace di hit danzerecce e godibili, come Respect e A Natural Woman, in un'icona della quale è ancora oggi impossibile calcolare l'impatto emotivo e culturale.

Aretha Franklin durante la performance di Amazing Grace, nel 1972
courtesy press office
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