Il costume bianco di Carolina di Monaco ai Caraibi, purezza #tb in una lettera aperta

Nel 1978 la luna di miele della principessa con il primo marito sembrava non finire mai e ha lasciato grandi ispirazioni di stile on the beach.

"Il matrimonio è composto da due fasi: la prima di divertimento, la seconda di riflessione". Diceva così nel 1978 Philippe Junot, il primo marito di Carolina di Monaco, quando i giornalisti erano costretti a parlare solo con lui per sapere novità sul matrimonio che lui e la principessa avevano celebrato il 28 giugno di quell'anno. La fase di riflessione sembrava non iniziare mai, la coppia era praticamente in luna di miele da mesi, sempre abbronzati, in giro per località esotiche o avvistati nei locali notturni più "in" (come si diceva al tempo). Nelle foto che i paparazzi riuscivano a rubare li si vedeva sempre più in costume da bagno o pareo, che in "abiti civili". Ma se il colore e il taglio di ciò che si indossa vale più di mille segnali mandati con il linguaggio del corpo, il costume bianco di Carolina di Monaco ai Caraibi mandava già un messaggio silenzioso su come la principessa cominciasse, magari inconsciamente, a maturare quella consapevolezza di aver fatto un errore a incaponirsi contro la volontà di papà, il principe Ranieri, e di mamma la principessa Grace. Il matrimonio di Carolina con Philippe Junot è un argomento che oggi non si affronta volentieri a Monaco, coperto da un velo di diritto all'oblio in un paese che cura con dedizione la sua immagine all'estero da quando Pierre de Polignac, il raffinatissimo padre di Ranieri di Monaco, avviò programmi di mecenatismo di arte e cultura che diedero il via alla luccicante storia del principato. Ranieri e Grace avrebbero voluto metter il loro tassello in quel mosaico sistemando la loro primogenita con lo scapolo più ambito d'Europa, il figlio della regina Elisabetta, il principe Carlo, anche se le loro due casate professavano religioni diverse (un problema che avrebbero affrontato al momento giusto, in caso). I due ragazzi, da quando lui avevano circa 28 e 21 anni, erano stati fatti incontrare più volte per cercare di combinare la cosa senza forzature. Ma come è arcinoto oggi, il principe Carlo al tempo trovava insignificante qualsiasi donna che non fosse Camilla Shand, mentre Carolina era percorsa da una corrente di ribellione che la spingeva a non assecondare i genitori, come avrebbe fatto una qualsiasi ragazza commoner.

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Carolina di Monaco aveva incontrato l'uomo giusto per esprimere quel senso di trasgressione di cui diventerà poi una maestra sua sorella Stephanie, più avanti. Philippe Junot era un banchiere e imprenditore parigino di talento, ma a spaventare i Grimaldi era una parola che accompagnava spesso il suo nome: playboy. Carolina era la seconda in linea di successione e se per qualche motivo suo fratello Alberto avesse dovuto rinunciare al trono, il principato si sarebbe trovato un principe consorte con un esagerato passato da viveur e un presente da gaffeur, così privo di senso dell'etichetta e del protocollo che la principessa Grace lo definiva "un disastro". La giovanissima principessa, invece, era stregata proprio dall'idea di potere essere l'unica donna a riuscire a far mettere la testa a posto quell'uomo affascinante, più grande di lei di 16 anni. Non si saprà mai se sia stata una mossa calcolata per espugnare le resistenze della famiglia, fatto sta che una mattina, nella rassegna stampa che Grace sfogliava personalmente, si è ritrovata la figlia in topless sulla copertina del settimanale spagnolo Pronto. Carolina era stata immortalata dai paparazzi col teleobiettivo mentre, sullo yacht al largo, Junot la aiutava a cambiare il costume coprendola con un asciugamano. Non abbastanza, perché nelle foto si intravedeva bene tutto ciò che avrebbe dovuto coprire.

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Quelle foto fecero scandalo e costrinsero il principe Ranieri e la principessa Grace ad arrendersi: Carolina avrebbe sposato Philippe Junot. Dopo le nozze, per la primogenita dei Grimaldi iniziò una vita sempre meno impegnata in eventi istituzionali e sempre più in costume da bagno e pareo. Iniziò con la luna di miele a Thaiti, nella Polinesia Francese, fra spiagge deserte all'ombra di due vulcani spenti, lagune da sogno e cascate paradisiache. Poi la vacanza nel New Jersey, tutt'altra spiaggia, e stavolta c'è anche Grace Kelly - chissà perché - e il neosposo si tiene sempre in disparte mentre le due donne in costume intero nero insieme a lui condividono la confidenza (non smisurata, nel loro caso) tra madre e figlia, quasi escluso o timoroso, di fronte all'autorevole suocera, di tradire con una parola sbagliata la poca serietà che progettava di riservare a quel legame. Poi l'ultima spiaggia di quel 1978, Carolina di Monaco in costume intero bianco ai Caraibi, sull'Isola di Martinica dove era nata Joséphine de Beauharnais, la prima moglie di Napoleone. È il 3 dicembre, per la coppia è l'ultima tappa della loro corsa intorno al mondo inseguendo il sole. Carolina non osa più il due pezzi già dal viaggio in New Jersey, ma stavolta il suo costume bianco è un mix fra la trasgressione sfumata dal fumo della sigaretta che tiene fra le dita con un sorriso esagerato, come a voler dimostrare al mondo una grande felicità, e la ritrovata castigatezza per porre rimedio a quello che comincia a sembrarle un guaio. Il costume della principessa ha una doppia personalità come lei, davanti sembra quasi olimpionico, dietro appare come un due pezzi tenuto su da sottili lacci che valorizzano le belle spalle ereditate dalla mamma. Sui fianchi ha legato un pareo rosa a fiori bianchi, forse un souvenir della Polinesia. Solo al collo ricorda la sua regalità con un filo d'oro con un pendente discreto ma prezioso, uno zaffiro a goccia circondato dai brillanti. Carolina è bellissima e esprime, con il colore bianco e con il rosa del pareo, tutta la purezza di cui è colma alla sua giovane età, e che l'ha portata a commettere un errore che avrà il suo epilogo due anni dopo, quando l'uomo che l'ha sposata la tradirà con un'altra donna, e le loro strade si divideranno per sempre.

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