Il leggendario abito con i girasoli di Sharon Stone a Cannes, il #tb1992 più sexy

Per la 45esima edizione della festa del cinema, la diva americana indossò sul red carpet il Sunflower Dress, e con quello passò alla storia.

Gli uomini, guardandola, pensavano ad altro. Ma per chi monitorava lo stile, quel vestito con i girasoli di Sharon Stone indossato al photocall di Basic Instinct al Festival di Cannes 1992, passato ai posteri come lo Sharon Stone Sunflower Dress, è stato il suggello di una tendenza a colpi di fiori pazientemente cuciti a mano, una moda che non ha mai visto un revival vero e proprio se non in sporadici episodi e soprattutto nella haute couture. Questo perché la cosa più difficile da lavare nella storia, e che abbia transitato nelle lavatrici di mezzo mondo nel 1992/93, sono stati proprio i vestiti con fiori applicati, quelli che oggi chiamiamo fiori in 3D, che non superavano indenni il programma di lavaggio più delicato possibile.

Sharon Stone con il regista di Basic Instinct Paul Verhoeven, e i coprotagonisti Michael Douglas e Jeanne Tripplehorn
Foc KanGetty Images

Prima di capirlo, in quei due anni le applicazioni a fiori, a cominciare dalle margherite, andavano via come il pane nelle botteghe delle merciaie perché le più creative li compravano e li cucivano sulle vecchie camicie di voile nero, donando loro una seconda vita, che con quel tocco di innocenza diventavano diaboliche. Così come era diabolico l'abbinamento fra Sharon Stone e quei due girasoli, il fiore che spuntava dappertutto e al quale Elizabeth Arden dedicò proprio nel 1993 il profumo Sunflower creato da David Apel. L'attrice americana, quell'anno, era destinata a diventare un sex symbol imperituro grazie a un'accavallata di gambe strategica nel celebre interrogatorio di Basic Instinct, il film di Paul Verhoeven in concorso che la catapultò nello stardom. Sharon Stone non era una debuttante, aveva alle spalle molti film e si era già fatta notare. Aveva 34 anni, un'età che al tempo era considerata "matura" eppure Verhoeven, con cui aveva già lavorato in Atto di Forza, investì su di lei infrangendo definitivamente il luogo comune cinematografico per cui i ruoli da seduttrice erano riservati a quelle entro i twenties. Chi le aveva messo già gli occhi addosso considerandola una possibile, perfetta testimonial era Roberto Cavalli, che ci aveva visto giusto. Sharon sembrava fatta per vivere in miniabiti aderenti, la figura sottolineata da scollature e tacchi esasperati, e padroneggiava tutto senza mai sembrare volgare, caratteristica che Roberto Cavalli, specialista di outfit chic e maliziosi, adorava così tanto di lei che in quell'occasione la invitò sul suo yacht ancorato a Cannes. Era corto e aderente anche quel vestito nero con cui Sharon Stone affrontò il photocall insieme a Paul Verhoeven e ai suoi partner nel film, Michael Douglas e Jeanne Tripplehorn. Tutti erano in giacca tranne lei, e il giorno dopo non si parlava che dei maliziosi girasoli ricamati in perline luccicanti che le enfatizzavano il décolleté, mentre la stoffa elastica e nera le fasciava tutta la figura. Basic Instinct non era certamente tra i favoriti e non fece un bottino di premi. Ma fu un successo ai botteghini che segnò una spunta nella storia del cinema. Ventinove anni dopo, Sharon Stone avrebbe fatto una citazione alla sua apparizione del 1992 presentandosi sul red carpet di Cannes 2021 ancora una volta affidandosi ai fiori. Stavolta erano quelli fiabeschi di Dolce & Gabbana in una creazione vaporosa di tulle azzurro polvere con cui, a 63 anni, ha lasciato tutti senza parole ancora una volta, tra corolle giganti in tutte le sfumature.

Sharon Stone con Michael Douglas e Jeanne Tripplehorn
Foc KanGetty Images
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