L'abito giallo di Jane Fonda al Festival del cinema di Venezia '66 da cui iniziò la leggenda

La metamorfosi da figlia di papà a diva da Oscar in un vestito indimenticabile (a braccetto con Roger Vadim).

C’è stato un tempo in cui Jane Fonda poteva apparire come una mogliettina ornamento, la classica attrice esordiente sposata con il regista famoso che se la porta dietro al Festival del cinema di Venezia per farla notare alla stampa. Oggi sappiamo che quell’impressione non avrebbe potuto essere più sbagliata, che di lì a poco la 28enne Jane Fonda, Roger Vadim lo avrebbe superato in fama e popolarità e che dietro quei sorrisi rivolti agli obiettivi covava la brace di una delle attiviste più toste di sempre. Quello che invece sembrava già evidente nelle passeggiate della coppia d’oro per le calli veneziane, alle quali a volte si univa suo fratello Peter Fonda che concorreva con il film I selvaggi, era che quella giovane attrice sapeva cosa indossare per farsi notare e come e quando lo doveva portare, salvando l'eleganza e restando assolutamente 60s anche in quell'epoca storica in cui le giovani attrici rischiavano lo scivolone verso lo stile hippie-sciatto. I paparazzi, al 27esimo Festival del cinema di Venezia del 1966, erano tutti per lei. Figlia di un mostro sacro della recitazione come Henry Fonda e della socialite France Ford Seymour, che si era tolta la vita quando lei aveva 13 anni, aveva deciso di intraprendere la carriera del padre e si era fatta le ossa in teatro. Poi aveva cominciato a ottenere dei ruoli giovanili in pellicole da teenager, dove faceva gavetta con ragazzi promettenti come Anthony Perkins e Robert Redford. Nel 1962 si era guadagnata in contemporanea il Golden Globe con Anime Sporche, come attrice più promettente dell’anno, e con il film Sessualità il titolo "peggior attrice dell'anno", affibbiatole dall'Harvard Lampoon, il giornale satirico della prestigiosa università, probabilmente la stroncatura meno azzeccata della storia. Un altro film decisivo era stato Cat Ballou, del 1965, con cinque nomination all'Oscar, poi La caccia, con Robert Redford. Ed è a questo punto della sua carriera che Jane Fonda sbarca a Venezia, il più antico festival del cinema della storia, un anno prima di girare A piedi nudi nel parco.

Jane Fonda e Roger Vadim a Venezia, 1966
Vittoriano RastelliGetty Images



Ma come già detto, non era lì per un suo film, non ancora. Jane accompagnava Roger Vadim, in concorso con il film La Curée/The Game is Over. Forse Vadim era, al tempo, il playboy più atipico della storia perché le sue conquiste le sposava, anche se per breve tempo. Prima di Jane Fonda aveva portato all'altare nel 1958 un’attrice danese, Annette Strøyberg, che aveva diretto nel film Relazioni Pericolose del 1959, tratto dall’omonimo romanzo. E prima ancora, era stato lo scopritore di una 15enne che avrebbe trasformato nel sogno proibito di qualche generazione a venire, sposandola a 18 anni: Brigitte Bardot. La storia fra Jane Fonda e Roger Vadim, che due anni dopo l’avrebbe diretta nel curioso soft porno Barbarella, era nata dal gusto per la provocazione della giovane attrice che si sentiva soffocata dalla maestosa presenza professionale del padre e dal tutto ciò che degli Stati Uniti, in quel momento, non le piaceva. Si erano conosciuti per caso: Jane si trovava a Parigi nel 1965 per girare Il piacere e l’amore e, a una cena, le era stato presentato Vadim. Jane non era una sprovveduta, conosceva la fama di seduttore di quel regista che aveva sposato Brigitte Bardot teenager e ne aveva fatto una star. Questo avrebbe attirato qualsiasi attrice esordiente, ma lei invece innalzò un muro di diffidenza che probabilmente accese ancora di più l’interesse del regista. Con il passare della serata, però, Jane aveva abbassato le guardia e si era fatta irretire dal fascino di quell’uomo che aveva 11 anni più di lei. A dirla tutta, si era presa una vera sbandata, e il 14 agosto del 1965 gli aveva detto “sì” davanti al giudice di pace al Dunes Hotel di Las Vegas. L’anno dopo, mentre sbarcavano a Venezia, erano ormai nella fase in cui lui le spiegava che la gelosia è roba da borghesi e che non doveva preoccuparsi quando andava a letto con un’altra, perché con lei era amore. Ma quando arrivarono al Lido di Venezia Jane, che portava un basco e due treccine, sembrava una bambina. Ma poi sparì in hotel e riapparve donna.

Vittoriano RastelliGetty Images


Indossando un abito midi che visto su una stampella avrebbe saputo di poco o niente, ma che invece addosso a lei era perfezione pura e le donava una sicurezza sfolgorante. In lino giallo oro, liscio e dritto ma con la cucitura sporgente sui lati, con le maniche tagliate a quattro dita esatte dalla spalla, che si sollevavano appena, vezzosamente, come piccole ali. Come gioiello aveva scelto una collana dall'abbinamento insospettabile, fatta di grandi pastiglie di corallo chiaro e liscio, lunga e dalla forma che ricordava un guinzaglio lasciato lento, un simbolo di libertà. Alla mano, la handbag rigida, nera e piccola che in quell'anno portavano indifferentemente le ragazze e le loro nonne. Sul viso un make-up leggero, le labbra lucide al naturale. Vadim, vicino a lei, in un completo color tortora, era praticamente invisibile, i fotografi erano tutti su di lei quando ha preso in braccio un gatto veneziano e si è seduta per tenerlo in grembo. Jane farà ancora sfoggio di altre mise, in quel soggiorno veneziano, alla serata di gala porterà un abito impero lungo fino ai pedi, senza spalline che si reggeva con un chocker di lamé. Era ammiratissima e pochi immaginavano cosa sarebbe diventata. Il film di Roger Vadim non vinse il Festival, a trionfare fu La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvo. Ma la vera vincitrice, quell'anno, fu Jane che aveva incantato tutti. Con Vadim avrà poi una figlia nel 68, Vanessa, e quel matrimonio finirà nel 1973. Ma quando un anno dopo aver girato Barbarella, Jane sbaraglierà la critica con il dramma Non si uccidono così anche i cavalli, diretta da Sydney Pollack, entrerà nella leggenda. E non ne uscirà mai più.

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