L'ultimo cappotto rosso di Lady D nell'anno della rivincita

Una sortita in palestra, un colpo di vento di gennaio, e il soprabito di lana diventa il mantello di una guerriera.

Il passo svelto e fiero, la concessione non del tutto involontaria della falde che si apre lasciando scoperte le lunghe gambe nude a gennaio, la borsa nera al braccio come un trofeo: la principessa Diana in cappotto rosso fa il suo ingresso all’Harbour Club Chelsea, la sua palestra di fiducia, e ad attenderla, come al solito, ci sono i paparazzi. È una donna molto diversa dalla ragazzina che negli anni 80 teneva la testa timidamente incassata nelle spalle quando si sentiva osservata. È il 24 gennaio del 1996, e proprio un mese prima, il 20 dicembre, la principessa del Galles e il principe Carlo avevano ricevuto una lettera ciascuno dalla regina Elisabetta con lo stesso testo: venivano invitati a recidere il loro matrimonio ormai in crisi irreversibile. In quel gennaio del ‘96 Diana stava quindi già lottando, attraverso il suo agguerrito avvocato Anthony Robert Julius, per ottenere il più possibile di quello che le spettava dal divorzio, che verrà finalizzato otto mesi dopo con la perdita del titolo di Altezza Reale. Lo scorso Natale si era tolta una soddisfazione che aveva fatto precipitare la situazione: aveva sussurrato qualcosa di terribile all'orecchio della tata dei suoi figli, Alexandra "Tiggy" Legge Bourke che nei giorni precedenti aveva seguito il principe Carlo e i bambini a sciare ed era stata fotografata mentre il principe la baciava sulla guancia, su una pista. Tiggy l'ha appena minacciata di fare causa per l'insulto di Natale, l'episodio ha messo definitivamente la regina davanti alla realtà, ma Diana non sembra spaventata.

GERRY PENNYGetty Images

Non deve più rendere conto di niente a nessuno. Ormai è diventata qualcosa che non ha bisogno di inchini per suscitare rispetto, e il suo fascino si esprime attraverso i look che, da sposa dell’erede al trono, non le erano stati mai permessi dal protocollo. Diana è sempre stata chic, da quando era una teenager Sloan Ranger, il termine che indica gli aristocratici inglesi cresciuti in campagna che si spostano a Londra per studiare e lavorare e le cui ragazze, quando lei aveva 19 anni, si vestivano con abiti leggeri e golfini di cashmere. Ora la principessa è elegante con un pizzico di audacia e non deve più limitare la scelta dei suoi stilisti ai soli nomi britannici, per non irritare i sudditi. Diana spazia da Chanel a Dior, da Gucci a Versace, anche se non abbandona la sua designer Catherine Walker. Li usa come un arma. Nonostante il sorriso, Diana però quella mattina non era di umore roseo. Alla tensione del divorzio si era aggiunta "l'emorragia" dei suoi collaboratori. Proprio il giorno prima il suo autista storico Steve Davis aveva rassegnato le dimissioni e da poco se n’erano andati anche il suo segretario personale Patrick Jephson e la sua PR Nicki Cockell, lasciandola con uno staff di soli due membri. L'insulto sussurrato a Tiggy non è stato apprezzato neanche dal suo staff. Diana era quindi arrivata da sola alla palestra, a Watermeadow Lane, e la sua fretta non dipendeva solo dalla volontà di sfuggire ai flash. La principessa ha sempre amato i cappotti rossi e questo di lana che arriva fino ai polpacci è di taglio così moderno da non scontrarsi con la mise sottostante da palestra, i calzoncini corti e la t-shirt bianca lunga oltre i fianchi. Al collo, una concessione regale, un foulard, anche quello bianco, lasciato slegato. Ai piedi porta un paio di sneakers ingombranti e i calzettoni che le risalgono al polpaccio sono così spessi da sembrare scaldamuscoli. La principessa tiene un lembo del cappotto accostato, mentre l'altro braccio regge la borsa, ma una folata di vento di gennaio lo solleva mostrando le gambe che, prima del divorzio, nessuno aveva mai visto. Finito l'allenamento, la principessa del Galles è stata fotografata mentre usciva dalla palestra e fuggiva via. Un ragazzo appoggiato a una ringhiera la riconosce e le fa del catcalling. Ma lei lo ignora e va per la sua strada. Ci sono ancora molte cose da fare, in quell'ultimo anno e mezzo della sua vita.

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