La vera storia del Cuore dell'Oceano di Titanic e della donna che lo ebbe in dono

La collana che Rose indossa nel film del 1997 è ispirata a una storia vera persino più commovente di quella raccontata.

Titanic di James Cameron è uno di quei film che dopo aver fatto versare galloni di lacrime a due generazioni fa ancora man bassa di audience quando passa in tv. Nel 1997, quando è uscito, ci si chiedeva già: "il Cuore dell'Oceano è esistito realmente?". La risposta oggi è quasi un "sì", ma che necessita delle spiegazioni. Per chi non ha più visto il film da tempo, Rose era ovviamente la protagonista insieme a Jack, rispettivamente interpretati da Kate Winslet e Leonardo DiCaprio, la ragazza dell'alta borghesia e il ritrattista avventuriero che viaggia in 3° classe, e il Cuore dell'Oceano era la collana di cui il ricco fidanzato di lei le faceva dono. Nel film si racconta che la gemma, un diamante blu, facesse parte della corona di Luigi XVI e nonostante Cal, il fidanzato di Rose, fosse decisamente odioso, non aveva poi tutti i torti a risentirsi se lei posava per il rivale indossando solo il gioiello che aveva pagato una fortuna. Nella realtà il personaggio di Rose (e in parte anche quello di Jack) era basato su una donna vera che ha viaggiato fra Europa e America, ma non a bordo del Titanic. Si chiamava Beatrice Wood, era americana e nel 1912, l'anno in cui affondò la nave, disse alla famiglia di voler diventare una pittrice.

Billy Zane e Kate Winslet nei panni di Cal e Rose
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Fece il viaggio inverso e andò a studiare a Parigi in un'ottima scuola di pittura scelta dalla madre. Ma una volta lì si sbarazzò dello chaperon e fuggì a Giverny, la città dove era morto Monet, che attirava molti aspiranti artisti e andò a vivere in una soffitta in stile bohemien. Quando la madre la scoprì andò a rimetterla in riga, ma con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale la fece tornare definitivamente a casa. Lì capitò a Beatrice di essere chiamata a fare da traduttrice in un ospedale per un uomo francese che poi le presentò un suo amico, il pittore Marcel Duchamp. Beatrice Wood ebbe con Duchamp ebbe una torbida e articolata relazione immersa nella cultura Dadaista, ma oggi sono concordi in molti che questa donna, scomparsa a 105 anni nel 1998, abbia ispirato James Cameron nella creazione del personaggio di Rose Dawson. Beatrice Wood però non aveva niente a che fare con il Cuore dell'Oceano. Di certo, l'ultimo sovrano assoluto di Francia non ha mai posseduto una pietra chiamata così, ma Cameron ha tratto ispirazione da due gioielli veramente esistiti. Uno è il diamante blu Hope Diamond da 45,52 carati, il cui valore stimato intorno ai 350 milioni di dollari ne fa uno dei più preziosi al mondo. Dopo essere passato per diversi proprietari, fra cui re luigi XIV, l'Hope Diamond è stato donato dall'ultimo, Harry Winston, al National Museum of Natural History. L'altro gioiello a cui si è ispirato Cameron è la pietra chiamata The Love of the Sea, ma non era un diamante.

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Si trattava di un grande zaffiro a taglio ottagonale (non a cuore) appartenuto alla diciannovenne Kate Florence Phillips, una commessa di Worcester. Glielo aveva regalato il proprietario della catena di negozi in cui lavorava, Henry Samuel Morley, vent'anni più grande di lei che se ne era follemente innamorato. Morley, che era già sposato e aveva un figlio, aveva regalato la collana alla ragazza proponendole di fuggire insieme in America. Si imbarcarono sotto nome falso, Mr. e Mrs. Marshall, e con biglietti di seconda classe per non dare nell'occhio. La loro destinazione era San Francisco, dove avrebbero ricominciato da capo una vita insieme. Kate Florence Phillips indossò la collana con orgoglio nelle cene eleganti a bordo della nave. Peccato che quella nave fosse il Titanic. La storia non ebbe un lieto fine: così come accadde a Rose e Jack, dopo l'impatto fatale con l'iceberg che si parò davanti alla nave nel mezzo dell'oceano Atlantico, la ragazza fu fatta imbarcare a forza sulla scialuppa come previsto dalla regola del mare ("prima le donne e i bambini"), mentre Henry Samuel Morley rimase a bordo della nave e fu una delle 1500 vittime del naufragio. Kate aveva con sé solo la camicia da notte, la borsetta in cui teneva le chiavi del suo baule, affondato con la nave, e la collana di zaffiri al collo. Alle 4 del mattino dopo fu recuperata con gli altri 706 superstiti dal transatlantico Carpathia che aveva raccolto l'Sos, e portata a New York. Dopo tre mesi fu reimbarcata sulla nave Celtic per fare ritorno in Inghilterra e all'arrivo scoprì che durante il viaggio era anche rimasta incinta del suo sfortunato amante. Diede alla luce una bambina, Ellen, alla quale non riuscì a far dare il cognome del padre morto. Kate Florence Phillips si sposò con un uomo che diede il cognome a sua figlia, ma era rimasta così traumatizzata dal naufragio e della morte di Morley che tentò il il suicidio e finì i suoi giorni in un manicomio. Sua figlia vide il vero padre solo in una foto della partenza del Titanic. Oggi a custodire ancora la borsetta della bisnonna, le chiavi del suo baule che giace in fondo all'oceano, è una pronipote di nome Beverly. Conserva anche la collana, che si è rivelata di valore modesto perché proprio in quel periodo era stato scoperto il modo per creare le prime pietre sintetiche alle quali lo sfortunato Henry Samuel Morley, probabilmente, abboccò.

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