Le sneakers Lelli Kelly da adulta...what?

Dopo un anno di analisi, ricerche, domande esistenziali, scopriamo che le sneakers più virali le avevamo già a 10 anni.

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Ti imbatti in una pubblicità Lelli Kelly e nella tua testa, da figlia della tivù anni Novanta, parte il ritornello ipnotico “Siam Lelli Kelly le tue scarpine oh yeah, siam Lelli Kelly le più carine oh yeah…”. Ti imbatti in una pubblicità Lelli Kelly e, mentre nella tua testa continua imperterrita quella canzoncina d’amore/odio per la tua infanzia, ti chiedi: ma che ci fa un adv su Instagram di Lelli Kelly? Lelli Kelly “per adulte”, tra l’altro. Lelli Kelly con un manifesto completo di hashtag rivoltosi, per giunta. Il coro delle baby voci kellyane non si arresta, e intanto navighi sul web e scopri l’esistenza di Lelli Kelly Mood: un brand, un re-branding, un e-shop, semplicemente una pagina sui social? Affibbiategli qualsiasi etichetta, basta che sia rosa shocking. #LelliKellyRevolution ovvero “sovvertire la moda”, questo è il grido di battaglia couture delle sneakers Lelli Kelly bambina/adulta andata+ ritorno, Novanta/Duemila andata senza ritorno. E forse è meglio così.

La musichetta che rimbombava in testa adesso sembra essersi calmata, ne approfitto per addentrarmi sul sito di Lelly Kelly Mood. Ed è subito click direttissimo alla voce “Shop”. Dopo aver visto, considerato, analizzato chirurgicamente tutte le sneakers ossessione dell’anno, non posso non lustrarmi gli occhi con le sneakers Lelli Kelly per adulta. Erin, Freya, Iris e Ladybird (precedute da hashtag, ovviamente) sono i quattro modelli in stile Chuck Taylor. Bianco e celeste, bianco e rosso, bianco e magenta, fiori e cuori, rose e coccinelle, pois e paillettes, sono i “mood” delle scarpine (oh yeah). Glitter e Nylon, invece, gli zaini che fanno subito colpo ops tuffo al cuore, tra i corridoi delle elementari.

Viviamo in un mondo di egualitarismo falso e noioso, ipocrita e insignificante / Sognando esistenze in edizione super limitata e non accessibili alla stragrande maggioranza delle persone / Don’t care. Give us a pair of Lelli Kelly. Il #Manifesto riottoso delle sneakers parlanti la dice corta sulla viralità e sulle intenzioni social-i del progetto: sul filo del rasoio tra il “c’è o ci fa?”, “le compri davvero o metti like tanto per?”. E ancora: nel 2018, dobbiamo essere per forza anti-qualcosa o possiamo uscire di casa senza dover indossare per forza magliette dai messaggi engagé? E c’è bisogno di un brand e un “mood” fanciullesco per farlo?

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