Quando le sneakers Prada Cloudbust sono diventate oggetto da museo (delle culture)

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Quanti frame ci sono in 15 secondi? Abbastanza per permettere al pied de poule impalpabile di pungerci lo sguardo. Abbastanza per decidere che il velo-non velo è tutto ciò di cui abbiamo bisogno in una notte di mezzo autunno. Abbastanza per trasformare il giallo chartreuse e l’arancio ghiacciato in una visione fluo à porter. Dove? Sui terrazzi dal minimalismo underground di Shanghai, tra le street dei parchi desertici di Londra, tra gli angoli intimi e intimisti della costa di Fukuoka. The Open City, The City After Hours, The Intimate City sono i titoli di testa dello storytelling fatto video di Cloudbust Landing, il progetto che racconta le nuove sneakers Prada Cloudbust. Attraverso lo sguardo diretto/tranchant/sensibile di Kenta Nakamura, Shuwei Liu e Clara Nebeling, fotografi emergenti selezionati in collaborazione con la piattaforma PhotoVogue, la Maison meneghina osserva/esplora/rivela le giovani culture metropolitane, l’identità di chi le abita, il design da cui si lasciano plasmare a vicenda.

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Leggere come il passo dopo una serata in punta di dry martini sulle falangi, le suole in gomma bianco ottico dove si dispiegano dettagli futuristico-sofisticato a contrasto. Strap on e lettering delicato compilano quel vocabolario fatto di codici Milano-Mondo A/R sulle Cloudbust Prada sneakers 2019 (2020, 2021…). L’individualità che si agita (non si mescola) con la spontaneità di scenografie giapponesi private, famigliari, (in)confessabili. Il dinamismo e la contemporaneità sulle facce e facciate della Cina urban-snob, dove l’accessorio più indispensabile per vivere la città ha i colori al neon dei suoi grattacieli. La realtà asciutta di un mercato inglese all’aperto, aperto all'euforia virale.

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