Come sono nate le Veja, le sneakers del "c'è un piano B per tutto"

Dagli alberi di gomma in Amazzonia a Dover Street, storia del brand di sneakers engagé.

image
Veja Courtesy

È dentro un discreto appartamento nel Marais, a Parigi, che si nasconde il quartier generale di VEJA. Il brand di sneakers che ha fatto della “sostenibilità” il suo caposaldo, ha già la sua case history nell’universo delle label di scarpe, con 3 milioni di paia vendute, e un autunno di lanci speciali. Quest’estate, abbiamo incontrato uno dei due fondatori di VEJA, François-Ghislain Morillion: t-shirt grigia, occhialini tondi e (ovviamente) un paio di sneakers VEJA ai piedi. Ci ha invitato a vedere più da vicino com’è fatto e cosa c’è sotto un paio delle sue scarpe.

Com’è nato VEJA?
Nel 2003, insieme a Sébastien (Kopp, il secondo co-fondatore), abbiamo deciso di fare un grande viaggio, e riflettere su come far conciliare il business ai problemi ambientali. Per lanciare il nostro brand ecosostenibile avevamo bisogno di verificare la produzione dei cuori di palma in Amazzonia, parlare direttamente con i piccoli produttori del loro. Ci siamo resi conto che, nonostante tutto, era possibile preservare la foresta. Così, abbiamo deciso di lanciare il nostro brand di scarpe come un risultato tangibile della nostra generazione e della nostra epoca. Veja vuol dire “guarda” in brasiliano: ha quel non so che di concreto, come se volesse dire “per tutto c’è un piano B”.

Veja Courtesy

È giusto, quindi, dire che sneakers Veja sono scarpe sostenibili?
Sì. Il cotone è agro-ecologico, arriva dal nord-est del Brasile. Lavoriamo con circa 1000 famiglie: nel nostro contratto è sottoscritto che compriamo solo cotone che arriva da coltivazioni diverse. Il caucciù proviene da alberi della gomma selvaggi: abbiamo cominciato con 16 famiglie e invece adesso sono più di 300. Oltre alla sostenibilità, però, prestiamo molta attenzione anche al design delle scarpe, sappiamo benissimo che molti clienti comprano senza neanche sapere se siano sneakers etiche o meno.

Veja è particolarmente legata al Brasile. Quest’estate gli incendi in Amazzonia sono finiti in prima pagina e si è tanto parlato della deforestazione. Il governo di Bolsonaro vi ha toccato in qualche modo?
Con il cambio di governo c’è stata una vera e propria rivolta contro la deforestazione, ma sono già state prese le dovute precauzioni. Poiché, già dal 2015, il processo di deforestazione è accelerato. È comunque da tantissimi anni che ce ne rendiamo conto, anche grazie al monitoraggio delle foreste da parte dei satelliti. Da parte nostra, possiamo dire di aver firmato contratti solo con produttori che garantivano di non deforestare. E li premiamo, anche economicamente, per questo. Di fatto, cerchiamo semplicemente di rispettare la legge, non deforestare più del 20% delle terre amazzoni.

Courtesy Veja

Cosa ne pensano i locals amazzoni?
È ovvio che tutti vorrebbero smettere di deforestare, ma non è sempre così semplice. C’è bisogno che le risorse naturali siano considerate un capitale, e un capitale deve essere remunerato dagli attori coinvolti nello scambio. Crediamo che sia più importante che la foresta rimanga così com’è, piuttosto che eliminarla completamente. Ci regala ossigeno, acqua e non solo. E, tutto questo, si paga.

Ma, economicamente parlando, come finanziate tutto questo progetto?
Non investendo nemmeno un euro su pubblicità o sponsor, così da poter pagare bene le materie prime e la produzione. Non abbiamo nemmeno un dipartimento marketing! Abbiamo totalmente eliminato questi costi. Ovvero il 50-70% dei costi che hanno le aziende nostre concorrenti. Ci interessa solo fare sneakers a prezzi accessibili.

Courtesy Veja

Quali sono le novità in arrivo per le collezioni Veja?
La condor, la nostra scarpa running. Ci sono voluti tre anni di ricerca e sviluppo, ma questo progetto ci farà entrare in una nuova sneakers era: quella dei polimeri. Vogliamo trovare un’alternativa al petrolio: 99% delle scarpe da corsa presenti sul mercato sono composte da plastica derivante dal petrolio. Pensiamo di poter creare delle sneakers 100% petrol free, ma intanto abbiamo la possibilità di lanciare delle scarpe realizzate con materiali riciclati al 53%.

Pensate di creare una collezione tutta dedicata allo sport?
Beh… Ci stiamo lavorando. Diciamo che stiamo lavorando a tante cose…

Sébastien Kopp e François-Ghislain Morillion, fondatori di Veja nella foresta Amazzonica
Courtesy Veja

Con un giro d’affari di 34 milioni, VEJA sembra avere il vento in poppa. Quando avete sentito di “avercela fatta”?
È successo lentamente, non da un momento all’altro. L’apertura di Centre Commercial (il loro concept store parigino, ndr) ci ha permesso di avere a che fare con marchi come Patagonia, che ci ha ampiamente supportato, soprattutto sulla questione polimeri. Ma forse il vero”salto” è stato nel 2015, quando il Dover Street Market di Londra ci ha contattati per dirci “vendiamo VEJA perché è ecologica”. Spesso mi dicono “Meghan Markle è la responsabile della vostra svolta (in UK)”, ma lo dicono soprattutto perché Meghan fa parte di quella nuova generazione attenta al riscaldamento globale.

Pensate che il vostro modello di brand ecosostenibile possa essere “impiantato” sui grandi marchi di sneakers?
Sì! E non solo per le scarpe. Quando vedo la stazione Saint-Lazare a Parigi tappezzata di pubblicità dell’ultimo computer lanciato sul mercato, mi rendo conto che quando compro quel prodotto, pago anche tutte le spese per quella pubblicità. È una ripartizione dei costi che ognuno pensa e fa in modo differente…

Testo originale by Marie Claire Francia

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Scarpe