La storia della Mary Jane di Manolo Blahnik scritta sull'uscio dello Studio 54

Per il designer spagnolo i tacchi sono magia, e le donne che calzano le sue scarpe lo sanno, Bianca Jagger per prima.

spanish fashion designer manolo blahnik in his new york city boutique, april 1982  photo by rose hartmangetty images
Rose HartmanGetty Images

“Go, make shoes”. Vai, fai delle scarpe. È la frase che la fashion editor Diana Vreeland dice a un giovane Manolo Blahnik nel 1971, in quel di New York, dove si reca per un breve periodo con l’obiettivo di farsi conoscere dai magazine patinati dell’epoca e dai buyer. Con il suo taccuino pieno di bozzetti colorati conquista tutti e, armato di una nuova consapevolezza fa ritorno in Europa, dove nasce nel 1942 alle Canarie, dopo un’infanzia trascorsa nella piantagione di banane della famiglia e un’adolescenza vissuta tra la Svizzera e Parigi. L’inizio della vita adulta è a Londra all’alba degli anni ’70. Nella City, collabora con Zapata, per poi aprire il suo primo negozio nel quartiere di Chelsea, in Old Church Street. In breve tempo la boutique comincia a essere frequentata dai miti del rock ’n roll. Pare che l’icona di stile Bianca Jagger fosse cliente fissa chez Blahnik. La loro amicizia lunga una vita è testimone di eventi memorabili, avvenuti in particolare in uno dei club più noti della Grande Mela: lo Studio 54. Frequentato dagli artisti, musicisti e attori più importanti dell’epoca, viene definito il luogo dove tutto è possibile: nel 1977 Bianca Jagger vi fa il suo ingresso sopra un cavallo bianco indossando le sue amate scarpe Manolo’s.

Mary Jane Pump modello "Mladari"
Manolo Blahnik manoloblahnik.com
695,00 €

Il tempo passa e le creazioni del designer spagnolo sono sempre più conosciute. È il primo uomo ad apparire sulla copertina di Vogue UK. Presto, stilisti come Ossie Clark gli domandano di creare delle scarpe ad hoc per le loro collezioni; Nel frattempo Blahnik disegna modelli via via sempre più iconici. È il 1994, il nome del creativo è noto in tutto il mondo, apre store a Manhattan (grazie all’amica Anna Wintour) e le sue chaussures à la mode sono un feticcio. Ma non ancora abbastanza per farlo diventare un mito vivente. È grazie al suo genio e a un nuovo modello (e cosa altrimenti) che la sua figura e storia vengono riconosciute a livello globale. Nasce la scarpa Mary Jane di Manolo Blahnik. Rispetto al tipo classico realizzato da altre maison con il cinturino alla caviglia, quello dello spagnolo ha l’allacciatura più in basso, sull’arcata del piede. Il tacco è abbastanza alto per slanciare la figura e misura 7 centimetri. Le dita sono accolte da una punta sofisticata, lunga il giusto per dare un fit aderente. Benvenuti nell’epoca delle scarpe contemporanee. All’epoca della sua creazione, la Mary Jane è una calzatura pensata per le donne che si alzano presto al mattino, vanno in ufficio e che al massimo la indossano per un aperitivo prima di cena. Non è un caso che il personaggio di Carrie Bradshaw in Sex & the City le scopra nel guardaroba di Vogue, al suo primo giorno in redazione.

Dave BenettGetty Images

Le occasioni d’uso cambiano completamente nel 2003, quando è Kate Moss a indossare le Mary Jane di Blahnik, invitata all’apertura di una mostra dedicata al designer, sempre a New York. Al party è al braccio di André Leon Talley e scortata dal fotografo e amico Mario Testino, vestita con un tubino nero di Lanvin. Da quel giorno in poi, era il 30 gennaio, la scarpa del creativo viene calzata da ogni personalità e occasione d’uso, accrescendone così la leggenda e la popolarità. Esistono donne (e uomini dal 2008) che scelgono solo i modelli di Manolo Blahnik e nient’altro. Un po’ come il profumo Chanel n°5 per Marilyn Monroe, insomma. Dal primo esemplare ancora nella collezione permanente, rigorosamente in nero e poi nude, la Mary Jane subisce trasformazioni notevoli negli anni, senza mai stravolgersi: a volte il tacco è più alto (mai sopra i 10 centimetri comunque) e la sua forma non è più a stiletto ma flared, quindi leggermente a campana. Il resto rimane identico, se non fosse per i continui input creativi che richiamano costantemente l’estro dell’artista Blahnik. Come racconta lui stesso nel documentario a lui dedicato in onda su Netflix, Manolo: The Boy Who Makes Shoes For Lizards, oltre alla passione per le patatine fritte, la natura, gli amori impossibili e a curiosità particolari come il disegnare con dei guanti bianchi, è l’arte la fonte primaria da cui trae spesso spunto. E anche le Mary Jane pumps non ne sono immuni. L’ultima collezione le vuole in veste polka dots. Ispirato dal pittore della pop-art Roy Lichtenstein, Manolo Blahnik immagina il suo modello di scarpe preferito con dei pois blu e rossi su sfondo bianco. Tacco 10 stiletto. E a proposito di hig heels, dichara: “Quando le donne mi fanno delle domande sui tacchi, rispondo: provateli! E, se non ne cogliete la magia, rimanete con le sneakers...” E se lo dice il mago delle scarpe non resta che credergli.

Mary Jane Pump in suède
Manolo Blahnik vestiairecollective.com
553,01 US$
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