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La prima collezione di John Galliano per Margiela

Tre buoni motivi per sospendere (temporaneamente) il giudizio. Ma per ribadire l'ammirazione a due geni della moda di tutti i tempi.

La Chimera, nella mitologia, è un esempio di quei "monstrum" (dal latino monstrum, cioè cosa meravigliosa da mostrare) che il grande storico dell'arte Jurgis Baltrušaitis analizza nel saggio Il Medioevo fantastico. Una creatura prodigiosa che induce paura per l'aspetto, un puzzle selvaggio di animali diversi: quella di Arezzo, per esempio, ha testa di leone, corpo di capra, coda di serpente e sputa fuoco dalla bocca. Perché questa bizzarria mistica-zoologica ci è venuta in mente dopo il debutto a Londra della prima collezione della linea couture Artisanal della Maison Margiela, firmata da un redivivo John Galliano, nuovo direttore artistico della maison?

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1) Andiamo con ordine. Primo: c'era troppità, nell'aria. Troppe aspettative. Troppe angosce. Troppe parole dette e non dette in un'accoppiata - quella dello stilista più celebre al mondo per la sua invisibilità e quello più celebre perché al mondo è stato anche troppo visibile - che ha gravato sull'evento come si trattasse di un evento definitivo, tipo l'invasione delle cavallette nell'Apocalisse o la pioggia di rane nel film Magnolia. È stata - com'è giusto - comunque non dico un banco di prova, ma un rodaggio nella conciliazione tra due visioni estetiche diverse. L'asceta contro il mondano. Il poeta dell'anonimato contro il pioniere della riconoscibilità.

2) Secondo: in un défilé che trasuda conoscenza da ogni fibra - dalle citazioni surrealiste alla Salvador Dalì agli accrochages alimentari di Arcimboldo, dalla poetica della spazzatura che diventa rarità estetica alle mortifere allusioni di teschi ridenti come nell'arte popolare messicana - non è stata un'impresa farci una domanda: cosa abbiamo visto, oltre che abiti sicuramente non banali? Quelli di Martin Galliano? Quelli di John Margiela? Quella di un nuovo designer, Gallela? Oppure di Margiano?

3) Sia chiaro: stiamo parlando di due tra i più grandi nomi dell'estetica a cavallo tra il XX e il XXI secolo, e sarebbe stato un peccato mortale lasciare John nel limbo degli inoccupati. Ma ognuno di loro possiede un tale alfabeto estetico così forte e definito che creare un (im)possibile dialogo richiede sacrificio, studio, impegno. E anche un po' di buona volontà nell'interpretare quello che i non fantasiosi cronisti di moda chiamano "dna della maison". Che Galliano ha cercato di rispettare, pur possedendo dati genetici differenti da quelli di Margiela. E anche quando ha lavorato sulle tematiche dello scarto, sulla volontà di destrutturare il guardaroba occidentale (chi scrive è così vecchio da ricordare due collezioni che fecero scandalo, una dedicata agli Incroyables della Rivoluzione Francese, l'altra ispirata addirittura agli homeless), lo ha fatto a modo e moda sua. Onore e gloria a Renzo Rosso, patron della griffe, che lo ha riportato sulle passerelle. Ma anche un pensierino: le chimere erano animali immaginari, mica esistevano nella realtà. Soprattutto nella realtà di un mercato globale. Non vediamo l'ora di ammirare le altre collezioni di Maison Margiela by John Galliano.

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