Vestirsi over and over è una tendenza moda destinata a segnare questa generazione?

Cargo pant dai volumi xxl; tute over; cappotti da indossare tre taglie più larghi. Tra tendenza e filosofie (di vita), vestirsi over è il nuovo diktat, a che pro?

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VALENTINA VALDINOCIImaxtree

Sembrano archiviati – viva Dio – gli anni dei jeans a zampa, vita bassissima, da abbinare rigorosamente a quelli che gli americani, con quella loro ironica praticità, chiamavano “going out tops”, ossia i top a trapezio, spesso carichi di di luci e brillantina e glitter e ambizioni da soubrette mancate. Ma erano i primi anni 2000 e a guidare le scelte nell'armadio, icone improbabili di un inizio millennio ancora più improbabile, erano personaggi come Paris Hilton, Lindsay Lohan, e Britney Spears (almeno prima dell'annus horribilis 2007, quello della rasatura a favore di telecamere e in stato di alterazione mentale). Vent'anni dopo, quella tendenza, e le innumerevoli che sono venute in seguito, sono state archiviate, a ricalcare il paradigma della ciclicità della moda (anche se si spera che alcune non si facciano rivedere mai più).

Oggi, le star di Instagram – e quindi, anche del mondo reale – hanno decretato, più o meno all'unanimità, che la nuova filosofia alla quale aderire, è quella dell'Over 2.0.

Quando Donatella Versace pontificava con ironia che “Less is just less”, modificando la citazione dell'architetto Ludwig Mies van der Rohe poi adottata dalle vestali del minimalismo modaiolo, non si aspettava di certo tutto questo “more”. Si parla qui di volumi monumentali, che ingolfano la figura invece di renderle più agevole i movimenti, di pezzi indossati appositamente 2 (o a volte 3) taglie più grandi, superando di gran lunga il concetto di baggy, già esplorato a dovere negli Anni 90 dalle icone dell'hip hop, Tupac, le Salt-n-Pepa e Notorius BIG, solo per citarne alcuni.

Come è successo? Quale strano percorso o conversione religiosa ha reso possibile che i fondamentalisti della palestra, dove scolpiscono corpi perfetti a suon di personal trainer abbiano deciso di coprire il risultato dei loro sforzi in pantaloni e tute informi? Ci sono motivazioni più o meno nascoste, o è solo l'ennesimo trend? Ci sono in realtà diverse correnti, ognuna che persegue i propri obiettivi, adottando lo stesso tatticismo della vestizione.

Si pensi al caso di Kim Kardashian, paparazzata di recente con indosso degli sweatpant XXL (i basici pantaloni della tuta in felpa) firmati Sunday Service: nessuna filosofia, (almeno di natura semiotica) dietro l'abbigliamento dell'imprenditrice di se stessa e futura avvocatessa. Ogni sua scelta segue una tendenza che lei e il suo clan potranno in futuro monetizzare. Ed infatti Sunday Service è la linea di merchandising che suo marito Kanye West ha lanciato in occasione della sua omonima performance al Coachella (il sottinteso era che lui fosse l'officiante unto dal Signore della messa pagana devota a Sua Santità la musica, ovviamente la sua). Un'abitudine, quella di realizzare merchandising per ogni sua uscita discografica o apparizione degna di essere ricordata, che questa volta potrebbe costare caro agli adepti (sempre più scettici rispetto al suo talento creativo, almeno nella moda): i calzini costano 50 dollari, le felpe tie-dye arrivano a 255.

Un'altra che non avrebbe davvero bisogno di nascondere il fisico dietro felpe informi è Hailey Bieber, moglie del cantante americano e bionda dal fisico scolpito da poter gareggiare con le modelle di Victoria's Secret: eppure NSS Magazine l'ha fotografata mentre si concede una passeggiata con il marito in tuta total black. In questo caso, il look ultra-coprente è figlio in purezza delle ultime tendenze modaiole, che da 5 anni a questa parte, con l'ingresso nell'agone dei fashion show di Demna Gvasalia, Virgil Abloh e Gosha Rubchinskiy, ha dato inizio all'era dello sportwear 2.0. I volumi, appunto, sono eccessivi, come lo erano negli Anni 80, ma a differenza dei completi business spalluti e i doppi e i tripli petti pomposi, l'obiettivo non è qui quello di trasmettere un'edonista sicurezza in sé. Piuttosto, il tentativo, che guarda al normcore degli Anni 90 – simboleggiato con l'iconografia dei jeans a vita alta di Julia Roberts, Demi Moore e Winona Ryder negli struggenti Nineties – è negare l'importanza dell'abbigliamento (e nel contempo pagando però carissime le felpe xxxl) sancendo la tendenza definitiva, quella di essere incuranti delle tendenze, aka l'Ugly Fashion.

In un'epoca guidata dalla connessione 5G, che mangia e vomita contenuti e contenitori in tempi da record, sfamare i follower di Instagram e soddisfare gli sponsor dei post #adv, facendosi notare su un social che ha dato democraticamente la stessa visibilità a tutti, è opera ardua, e richiede applicazione, soprattutto quando si è “famose per essere famose” e non si ha percorsi lavorativi definiti o definitivi da presentare nel cv. Le felpe di Vetements di questa collezione estiva, ad esempio, con le loro scritte in cirillico, il total black e il cappuccio (in vendita a 780 euro) si indossano con lo sguardo corrucciato di un leader esperto di Realpolitik; quella con zip e ritratto di Viktor Tsoi, cantante della band russa Kino e icona dei Soviet kid degli Anni 80, suggerisce una competenza sulla scena musicale sovietica che merita una laurea ad honorem; e infine, la t-shirt, ovviamente xxxl che recita “It's my birthday and all I got was this over-priced t-shirt from Vetements” ( costo: 450 euro) è lo scacco matto, eseguito con ironia sublime, che posiziona subito chi la indossa in una categoria semiotica e filosofica al di sopra (e al di fuori) di tutte le altre wannabe influencer.

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Diverso, infine, è l'approccio di Billie Eilish: la 17enne cantante (molto attesa quest'estate al Milano Rocks) è quanto di più lontano esista, dall'universo del “Chi è chi” del fashion system, e forse per questo è merce molto più ambita e rara del solito manipolo di modelle/figlie di/ cugine di. Felpe e pantaloni over sono la sua uniforme quotidiana da quando è finita sotto la luce dei riflettori, per il suo indiscutibile (e precocissimo) talento. In una recente intervista a NME, ha parlato della sua scelta come un atto per riprendersi il potere, evitando l'iper-sessualizzazione alla quale sono spesso esposte le giovani performer: «Se non sei una donna in quest'industria, quella della musica, non ci pensi neanche. Se fossi un ragazzo, nessuno farebbe caso al fatto che indosso vestiti larghi. Leggo spesso commenti su Instagram nei quali mi dicono “Vestiti come una ragazza, per una volta: staresti meglio e anche la tua carriera funzionerebbe di più”. No, davvero, letteralmente, non andrebbe proprio così».

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Un'opinione fuori dal coro che ha ribadito nel format “...Speaks her truth in #Mycalvins”, spot del marchio americano nel quale diverse celebrities raccontano, indosso la linea del brand, i loro segreti più intimi in 30 secondi. Se Kendall Jenner e Bella Hadid non hanno avuto (giustamente) nessuna reticenza nel mostrarsi in tutto lo splendore dei loro corpi definiti, indosso solo la biancheria intima – non solo nello specifico formato pubblicitario, ma anche in molteplici foto del loro Instagram dove appaiono in boxer – Billie è di fronte allo specchio del bagno, con una delle sue tute formato maxi. «Non voglio che il mondo sappia chi sono. Per questo indosso vestiti baggy. Nessuno può avere un'opinione su di me se non sanno cosa c'è sotto: è grassa, è magra, ha il culo piatto. Nessuno può dirlo perché nessuno lo sa.»

E i pantaloni cargo stanno invadendo infatti i department store americani: Nordstrom ne ha 50 varianti, Urban Outfitters 80. Si completa così, il ciclo delle tendenza, su cui l'iconica Meryl Streep-Miranda Priestly de Il diavolo veste Prada educava la sua neofita assistente, che credeva di acquistare vestiti economici nei centri commerciali, infischiandosene dei trend e soddisfacendo il bisogno primario di coprirsi, quando in realtà stava pagando a poco prezzo il derivato ultimo, e probabilmente in poliestere, di una tendenza lanciata sulle passerelle 4 stagioni prima.

E ora che persino la tendenza che rinnega la moda è divenuta mainstream, cosa succederà? Virgil Abloh ha già preso provvedimenti: la collezione di Off-white per la spring-summer 2019 guarda sempre allo sport, ma con un occhio alle performance, i volumi che si sono fatti improvvisamente più affilati. Nel front-row tra le invitate figuravano sportive di tutte le età che hanno vinto Olimpiadi, la cui presenza serve evidentemente a legittimare la bontà del suo esperimento. La scommessa è che presto, e anche con grande gioia, le celeb di Instagram metteranno in vendita online (ma comunque a caro prezzo) le loro felpe informi, per infilarsi nei vestitini bodycon con minigonna e spacchi di sbieco. Quelle come Billie, continueranno invece a fare concerti e acclamare folle in maxi tute: fortunatamente, la loro carriera non sarà mai ostaggio delle tendenze.

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