Quali sono le migliori scuole di moda al mondo per diventare i designer di domani

Dal Giappone alla Francia passando per i ghiacci della Finlandia, le conferme e i nuovi ingressi nel best of dei fashion institute. Con l'Italia sul podio...

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VALENTINA VALDINOCIImaxtree

Nonostante le previsioni infauste, i luoghi comuni e le notizie che vedono il fashion system superato in popolarità dal settore del cibo e, più generalmente, del lifestyle, la moda (e le sue scuole) attraggono ancora parecchio la Generazione Z. Se il proliferare dello streetwear ha contribuito a diffondere "il verbo" anche tra i ragazzi, di solito meno attratti dal glamour comunemente associato all'universo modaiolo, le scuole e università che forniscono corsi in fashion design sono ancora oggi l'unico trampolino di lancio per iniziare una carriera come designer, addetto alle pubbliche relazioni, stylist e giornalista di moda. Ma quali sono, nell'Anno domini 2019, le migliori scuole di moda al mondo? Come ogni anno Business of Fashion ha stilato una classifica che mette le istituzioni "in lista", secondo tre parametri: valore nel lungo termine del percorso formativo, rilevanza (e importanza) della scuola fuori dalle mura dell'istituto, e quindi il rispetto che ha guadagnato dalle aziende che lavorano nel settore, e infine il vero e proprio percorso formativo. Tra grandi conferme e nuovi ingressi, il nome (e il paese) il cui interesse alla moda stupisce di più, è di certo quello dell'Aalto University, School of Arts, Design and Architecture a Helsinki, in Finlandia.

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Risultata una delle migliori in quanto a influenza globale, qui non si studia solo come creare un bozzetto o selezionare i tessuti: l'apprendimento è multi-disciplinare, e shakera in un cocktail (ovviamente ghiacciato) elementi di gestione economica, studio dei new media, focalizzandosi sui nuovi materiali e le tecnologie che saranno, magari, sulla passerella del domani. In effetti, a ben guardare la serie di collaborazioni che ha stretto l'isitituto – che partecipa a manifestazioni e competizioni di grande peso come il LVMH Prize o il Festival d'Hyères, e ha un suo showroom aperto ai buyer durante la settimana della moda di Parigi – non si fatica a comprendere la sua influenza fuori dai confini della Finlandia. Il bonus è studiare in un ateneo avveniristico, immerso in un paesaggio che nulla ha da invidiare ai panorami fatati de Il signore degli Anelli.

Non stupisce, invece, che tra le migliori ci sia, come ogni anno, la Central Saint Martins, facoltà londinese che tra i suoi alumni ha conclamati geni capaci di cambiare la nostra concezione di estetica, da John Galliano ad Alexander McQueen, passando per Hussein Chalayan e Phoebe Philo. La lista potrebbe andare avanti includendo designer contemporanei come Riccardo Tisci, Stella McCartney, Gareth Pugh, Kim Jones (direttore del menswear di Dior), Christopher Kane e i nuovi talenti di Craig Green, Richard Quinn e Grace Wales Bonner. Istituzione che, come il paese al quale appartiene, incoraggia a superare i limiti e gettarsi nella sperimentazione creativa senza paure, accetta solo l'8% delle domande, rimanendo la più elitaria di tutte. Il motivo è che è anche l'unica scuola che, annualmente, sfila durante la fashion week londinese, portando in passerella le creazioni degli alunni neo-laureati.

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La Francia è presente in classifica con l'Institut français de la mode, una tra le migliori scuole secondo tutti e tre i parametri, al pari della Central Saint Martins. Il motivo? La sua geografia felice, che situa l'istituto nella capitale mondiale della moda, vicino alle maggiori maison ( e ai loro designer). Qui infatti si possono seguire master e corsi, o prendere parte a dei talk, con professori "speciali"del calibro di Simon Porte, fondatore di Jacquemus, e che qui ha studiato, insieme all'altra wunderkind della moda francese, Marine Serre, Lucas Ossendrijver – che ha immaginato l'uomo di Lanvin per 14 anni – o Marie-Amelie Sauvé – un'icona dello styling, capace di dare vita all'immaginario di moltissimi stilisti, ma soprattutto a quello di Nicolas Ghesquière, direttore creativo di Louis Vuitton. Dopo due anni di corso, inoltre, c'è l'obbligatorio periodo di stage, sei mesi nei quali ci si può trovare a lavorare da Chanel, Louis Vuitton, Chloé o Hermès.

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Per i giapponesi, invece, la certezza è quella del Bunka Fashion Graduate University, unica scuola dedicata al settore moda nel paese, e tra le migliori per esperienza di apprendimento e influenza globale. Qui il percorso classico di studi si sposta in parallelo con la comprensione profonda degli elementi di marketing e di management, per essere capaci non solo di creare una collezione, ma anche di saper gestire a livello economico il proprio brand, competenza spesso trascurata ma fondamentale se non si hanno partner professionali o lavorativi che solo a quello si dedicheranno. In effetti, a guardare nella storia della moda, i "dynamic duo"formati da un genio creativo, e da una mente più manageriale, sono alla base delle maison di maggior successo, da Giorgio Armani (accompagnato verso la fama mondiale dal compagno Sergio Galeotti, che gli è rimasto accanto fino alla sua morte nel 1985) a Yves Saint Laurent con Pierre Bergé, passando per Valentino e Giancarlo Giammetti.

L'Italia, sorprendentemente è protagonista, con diverse scuole in classifica. A spiccare su tutte però sono la Marangoni, istituzione milanese che affianca al percorso di studi un obbligatorio percorso con un tutor per 15 ore a settimana, rendendo l'offerta tagliata su misura per il singolo studente, e l'Accademia di Costume e Moda di Roma, sul podio insieme alla Central Saint Martins. Qui, grazie alla geolocalizzazione fortunata, la moda si studia contestualizzandola con il panorama storico e culturale italiano, e si padroneggiano con una certa destrezza materiali e consistenze. Inoltre, la scuola gode di 80 partner con i quali organizza eventi e possibilità per gli studenti, come con il corso di Creative Knitwear Design, che si avvale della collaborazione della Modateca Deanna, in possesso di pezzi d'archivio di Kenzo, Valentino e Yves Saint Laurent, o anche del Master in Design d'accessori, realizzato in collaborazione con Fendi.

A stupire e conquistare, però, è l'immensa biblioteca, fornita di 5000 libri sulla moda e 10000 riviste. Un archivio imponente al quale si è aggiunta di recente una donazione, quella di 2400 volumi arrivati alla scuola dalle mani di Sara Maino Sozzani, vice-direttore di Vogue Italia e nipote di Franca, alla quale quei libri appartenevano. Una collezione che è aperta, come la libreria della scuola, anche a chi non ne frequenta i corsi. Curiosi e stilisti di domani, sono allertati.



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