Vestiremo polvere di marmo e plastica recuperata, stringendo origami di pelle o geometrie in legno, i passi sull'asfalto ritmeranno in pantofoline di velluto morbido o tacchi scultura. La moda del futuro ha spiccato un salto in avanti ad Altaroma 2020, l'edizione di gennaio, snodata in quattro giorni di proposte intelligenti e sostenibili anche nelle contraddizioni più evidenti. La ricerca dei designer indipendenti e degli stilisti emergenti italiani incontra lavorazioni scrupolose, filati morbidissimi che nascondono segreti inimmaginabili, idee e ideologie che cercano il proprio equilibrio funambolico per una moda che continua imperterrita a tendere verso un concetto fondamentale: meno = meglio. I capi avanguardia che entreranno nel guardaroba saranno composti di qualità maggiore, attenzione all'impatto ambientale (anche dei tessuti provenienti dal riciclo), filosofia genderless going che mixa/fluidifica/lima le frontiere della diversità. Ma come? NB. in questa edizione di Altaroma tra i nuovi talenti hanno debuttato i designer studenti di Naba (vedi foto in apertura). STAY TUNED: vi raccontiamo i loro sogni e progetti durante la Milano Fashion Week nella decima casaMC.

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Dicevamo: come si affrontano le frontiere della diversità? Le forme, intanto. Linee pulite e minimali, tagli netti, una furrrrba inclinazione all'oversize (che accontenta tutti), fusione continua di forme e stili. Così i pezzi unisex possono indifferentemente passare da un armadio all'altro come quelli proposti da Spendthrift, marchio fondato da Federico Cancelli e Marco Cuccagna nel 2014: pur inquadrandosi principalmente come brand di moda uomo, offre spunti per rubare il maglione di lui e farne maxiabito, scegliere l'over di un parka in tessuto tecnico, scivolare in camicie debitamente strette in vita da una cintura: la soluzione più facile e risparmiosa di sempre. Giocano invece sulle linee sartoriali maschili gli smoking da donna di Sartoria 74 di Francesca Ciccarelli, napoletana di Giugliano con ago&filo nel DNA. Orgogliosa esponente di una tradizione tailoring che troppo facilmente viene dimenticata nel tessuto EHM dell'artigianato made in Italy e delle confezioni, la designer aggiorna il grande classico della giacca in tagli perfetti, a piombo, con revers a lama e pantaloni che esaltano le forme, unite ad una palette colori giustamente universale.

È comunque nei tessuti della nuova moda ecosostenibile per tutti che la ricerca dà il meglio di sé. La strada si apre in biforcazioni di ogni tipo: il passato insegna, il presente aggiorna, il futuro promette (spoiler: bene). L'esempio virtuoso sono gli occhiali di Cristiano Ferilli Eyewear, classici e unisex nelle forme, innovativi per la realizzazione in fibra di fico d'India made in Puglia, con nomi che punteggiano una mappa ideale da visitare tra Murgia, Salento e Tavoliere. Ottimi da scambiarsi a seconda del look e del colore delle lenti, in dégradé fumé, verde o blu mare, fronte Leuca.

Cristiano Ferilli

Versante abbigliamento, la storia si ripete. I filati naturali, una palette di colori che mescola latte di mandorla/avena/blu notte con interni in rosso proibito, il fiocco in gros grain che lega le mercerie vintage del ricordo ad una sensualità delicata, sono l'espressione della moda senza tempo di Ellementi, al secolo Lisa Tigano da Meda (MB). Che si pone la domanda più spinosa di tutte, la sostenibilità reale degli ecotessuti, e sceglie di rispondere par suo optando per lana, cachemire e denim italiano. Altra chiave di sperimentazione al grido di marble power la offrono le corregionali Francesca e Alice di FiliPari: i loro capi senza tempo sono fatti di vera polvere di marmo, recuperata in gran parte da estrazione e lavorazione, e trattata per diventare un perfetto tessuto impermeabile. Minimalista e portabile sempre, regala miniskirt trasversali, longuette che richiedono solo un maglione cocoon e giacche sporty-chic per le avventure outdoor, da mixare anche tra loro in una palette cremosa di gelato all'albicocca e banana.

Courtesy FiliPari

Ci sono anche gli accessori a determinare l'importanza della nuova moda indipendente, dove le idee si fanno manifesto e forme elementari tornano a definire le geometrie delle passioni. Prima tra tutte, le borse. Virginia Severini scava il legno di acacia in diamanti ad esagono, li lacca in tinte ipersature e li riveste internamente di pelle: nascono così le sue clutch speciali, una dichiarazione di strepitosa inventiva che si allarga anche allo studio degli origami di tessuto per la borsa Ami e al gioco dei metalli per pochette da sera a forma di busta su cui scrivere (e cancellare: anatomia dell'irrequietezza pura) a seconda dell'occasione.

Sandra Bourhani/Virginia Severini

La formazione/ispirazione jap è l'anima profonda delle borse di Irma Cipolletta, designer formatasi da Fendi che disegna un inno all'architettura della pelle: a colori delicatamente pastello -salvia, cipria, cielo e un tocco di magenta/arancia/lavanda- si contrappongono forme retrofuturistiche, in un luddismo volumetrico di pieni e vuoti. Il divertimento di creare una bella borsa è un 3D che scompone e ricompone l'ossessione per il triangolo, cambia il look da ufficio, e finisce per addolcirne le curve con una minicollezione di bucket bags di statuaria morbidezza evocativa.

GrazianoMicozzi/Irma Cipolletta

Nella moda green non possono e non devono mancare le scarpe, che si colorano di tessuti e inventano nuovi contrasti per accontentare i piedi (e le donne) più difficili. La sfida è molto aperta, i materiali in gioco tanti, le forme non bastano più. Serve qualcos'altro, ed è la personalizzazione. Damiano Marini fa sua la lezione di sensualità dei grandi maestri calzaturieri e la lavora in due tempi, pardon, doppio tacco scultoreo su décolletées alte e allegramente sfacciate, dove si mixano strass, animalier e vernice in un agguato estremo; da non sottovalutare la linea sorprendentemente gentile delle sue flats, sfilate come una carezza sul piede. Colorful, decadente e lussuriosa l'idea di Susana Madrid, colombiana trapiantata in Italia, che adorna gli stivaletti di piume, borchie e medagliette, rivestendoli in velluto prezioso, fiocchi e stampe fiorate, e dissacrando il più papale dei mocassini in un richiamo costante al divertimento.

Susana Madrid

Scouting, ricerca, attenzione all'innovazione. "Il ruolo che la Capitale si è ritagliata con grande intelligenza è quello di essere la 'pipeline' dei talenti del Made in Italy. A Roma ci può e deve essere il futuro della moda italiana" ha spiegato Silvia Venturini Fendi, presidente di Altaroma. "La collaborazione istituzionale a un progetto che oggi ha una valenza di sistema e non solo territoriale è determinante affinché Roma si affermi definitivamente come punto di partenza e culla di una nuova generazione di creativi" ha concluso la Venturini Fendi. Sarà Roma la fucina della ricerca fashion italiana, al pari dell'indiestyle di Copenhagen o Barcellona, motore energetico del ragionamento "meno come quantità ma meglio come qualità"? Lasciarsi l'ultimo giorno di Altaroma tiene accesa una domanda: è possibile il meno=meglio nell'attuale industria della moda? Oppure è una suddivisione troppo netta che ha bisogno di qualche compromesso qua e là per arrivare quantomeno a contenere qualche effetto collaterale da sovrapproduzione?