Sono stati gli anni di Zelda Fitzgerald, della Parigi nella quale ci si incontrava a casa di Gertrude Stein, che aveva ribattezzato tutti i creativi ospitati nel suo appartamento di Montparnasse – e tra loro c'erano un già famosissimo Picasso, un giovane Dalì, Ezra Pound, Ernest Hemingway e Georges Braque – come la Generazione Perduta. Ovviamente, certo, anche quelli dei romanzi del marito di Zelda, Francis Scott, delle feste lunghe giorni di cui si favoleggia nel Grande Gatsby e delle vacanze nelle località balneari tra Marsiglia e il confine, in alberghi rosa dove si ritrovano nobili decaduti, scrittori squattrinati e jeunes filles en fleurs, così ben descritte da Tenera è la notte. Anni leggendari, e che infatti in uno dei suoi film recenti e più riusciti, Midnight in Paris, Woody Allen ha fatto rivivere a Gil, sceneggiatore degli Anni dieci del 21esimo secolo, che, per uno strano incidente spazio temporale, capita a casa della Stein, tra Cole Porter che suona Let's do it e Hemingway che gli offre lezioni di scrittura. A livello di stile, poi, sono stati gli anni dei flapper dress, dei capelli e dei completi alla maschietta, di Coco Chanel che, rivoluzionaria, usava il jersey mentre Elsa Schiaparelli collaborava con Dalì creando abiti surrealisti e però facilissimi da indossare, e amare. Oggi, ormai 100 anni dopo, cosa è rimasto della moda anni 20, e cosa è tornato nei nostri armadi? A ben guardare, oltre alle frange, a cui abbiamo già dedicato lunghe e approfondite riflessioni, inserendole di default nelle nostre wishlist – declinate su borse, vestiti, gonne top, senza fare discriminazioni – l'altro grande ritorno è quello delle piume.

Giambattista Valli spring/summer 2020
SAVIKOGetty Images

La danzatrice Joséphine Baker, creola che fece impazzire gli uomini francesi che accorrevano a vederla esibirsi al teatro degli Champs - Elysées – con 1500 che chiesero la sua mano e alcuni che si sfidarono a duello, nonostante fosse una pratica da tempo proibita – indossava piume, infatti, nei suoi spettacoli più scenografici. Una figura complessa, la sua, che seppe trarre il meglio dal colonialismo dell'epoca, divenendo una star sì, ma poi prestando anche la sua posizione privilegiata ad una buona causa, trasformandosi durante la seconda guerra mondiale in una spia al servizio del controspionaggio, e ricevendo la Legion d'onore dalle mani di Charles De Gaulle dopo la fine del conflitto. Oltre al suo iconico gonnellino decorato con le banane, pensato dal costumista austriaco Paul Seltenhammer e fili di perle che comunque non le coprivano il seno, le foto più famose la immortalano con delle piume costruite per sembrare delle ali. Le flapper girls, meno famose e ovviamente portate a soluzioni più pratiche, le amavano ugualmente, e le indossavano sugli orli delle gonne e dei vestiti usati per andare a ballare jazz nei club, magari sulle note di Cole Porter.

E, per le prossime stagioni, i look anni 20 ritornano e ritornano e ritornano: chi ha bisogno di fare entrate scenografiche può optare per il cappello in piume rosso fuoco di Marc Jacobs, da indossare ovviamente insieme ad un altrettanto roboante maxi dress con fiori in rilievo, mentre chi vorrebbe adottare soluzioni meno estreme ha dalla sua parte Valentino e Burberry. Per la maison inglese, infatti, Riccardo Tisci ha realizzato dei business suit havana con blazer e gonna a matita, sui quali orli giocano, irriverenti, delle piume ton sur ton. Pierpaolo Piccioli, invece, le ha esplose su top in bianco ottico, o maxi camicie che si trasformano così in mini-dress ad alto tasso di seduzione, eppure in un white che parla di purezza assoluta, tanto da abbinarlo soltanto a delle borse a tracolla cammello e dei sandali in corda con dettagli dorati. Prabal Gurung ha invece realizzato gonne a palloncino, che esplodono di piume: il contro canto minimalista e necessario è quello di un corpetto purista, total white.

Valentino spring/ summer 2020
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Abituate a sfavillanti nottate nei locali del Trocadero o negli speakeasy di Chicago, dove si sfuggiva al proibizionismo bevendo whisky e ballando Charleston, le donne dell'epoca avevano gli armadi pieni di vestiti con la classica costruzione flapper: gonna che mostrava impudicamente la caviglia e linea della vita sottolineata da una fascia, a volte disegnata, altre costituita da un vero e proprio pezzo di tessuto annodato intorno ai fianchi, a segnare le proporzioni. Divenute sinonimo della femminilità nuova dell'epoca, grazie anche ai tagli di capelli sfoggiati da dive come Louise Brooks, se di giorno questi abiti erano caratterizzati da tessuti più pratici, la sera si illuminavano di lustrini. E proprio i lustrini tornano per questa stagione estiva, rendendo le donne pronte ad affrontare i party con degli abiti dalla costruzione contemporanea, ma con la stessa attitude da consumata party girl che era di Daisy Fellowes o di Daisy Buchanan, la donna amata da Jay Gatsby, ruolo letterario interpretato al cinema da Leonardo DiCaprio, e prima ancora, da un superbo Robert Redford.

Si trasformano in abiti a due strati da Fendi, dove un minidress di lustrini regala luce alla maxi maglia tartan indossata sotto; da Marc Jacobs si spalmano su vestiti lamé a collo alto, lunghi fino ai piedi, a ricordare le divinità protettrici delle notti brave; da Bottega Veneta si tingono di un vitaminico arancio e fanno da tela ad abiti sparkling, ma adatti anche al giorno, se abbinati al trench e ad una pouch verde smeraldo.

Marc Jacobs s/s 20
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Altro grande colpo di fulmine del decennio, fu quello con il Liberty, lo stile artistico che in realtà aveva preso piede già dal finire del 1800 e negli Anni 20, si trovava sul viale del tramonto: un approccio a pittura, scultura e architettura, che metteva al centro la natura, ritratta nella sua esplosione, accompagnata molto spesso da donne dai lunghi capelli e vestiti impero, raffigurazioni di divinità lontane dai canali religiosi "istituzionali". Era il caso delle opere di Alfons Mucha, con esponenti del gentil sesso ritratti con abiti sottoveste e le braccia che traboccano di cornucopie, fiori e frutti. E in effetti gli abiti che si liberavano dalle costrizioni di corsetti, e stecche e vaporose gonne a ruota, si adornavano spesso di lemmi presi a prestito proprio dall'Art Nouveau, palme e felci. Le stesse che sono tornate ad adornare i vestiti con le spalline, i top e le gonne in pelle di Prada, in una rivisitazione razionalista, ma non priva di romanticismo, di quella visione.

Prada spring/summer 2020
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E sempre parlando di Liberty, si deve a quella corrente la creazione della costume jewelry, ovvero della gioielleria realizzata con zirconi e pietre semi-preziose, o con metalli meno preziosi dell'oro, nel quale però si imbevevano per acquistarne la lucentezza. Se Coco infatti fu la responsabile dello sdoganamento delle perle finte, da indossare al collo a doppio filo, Elsa Schiaparelli fu la principale creativa – con l'aiuto di un folto gruppo di artisti e rappresentanti del movimento dadaista – di gioielli scenografici, braccialetti con maxi pietre, collane che adornavano il collo come corone d'alloro, orecchini con pendenti a forma di aragoste. Se Schiaparelli è tornato a flirtare con la sua eredità nell'ultima collezione couture disegnata dal texano Daniel Roseberry, altri ci si sono cimentati per la prima volta. Se da Prada la perfezione è nell'equilibrio tra gli opposti – vestiti e completi in una palette sobrissima e collane di maxi conchiglie – Gucci durante la sua Cruise ha messo al collo delle modelle fasce in metallo dorato con maxi pendenti.

Gucci cruise Collection spring/summer 2020
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Lanvin ha invece traslato il suo heritage di brand nato nel 1885 dall'estro di Jeanne Lanvin, sulle borse: la nuova it bag del marchio, la Pencil Chat, ha il manico a forma di gatto in metallo dorato.

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Giambattista Valli ha, infine abbinato ai suoi vestiti floreali e sognanti collane in corda con maxi pietre, e pendenti in metallo dorato con fiori applicati. Tornare agli Anni 20, come insegnava Midnight in Paris, forse non si può, e anche se si potesse, si troverebbe sempre qualcuno che anela ad un altro periodo storico – e nel caso di Gil, interpretato da Owen Wilson, era Adriana, compagna di Picasso e Amedeo Modigliani, che desiderava disperatamente vivere nella Belle Éoque – ma, forse, far spazio agli Anni ruggenti nell'armadio, per quest'estate, sarà più facile di sempre.