Gli slip che stanno scandalizzando Instagram, ma davvero?

La storia del brand belga di lingerie erotic-outure è tutto il contrario di tutto e, per questo, ci crediamo.

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la fille d'O lingerie / Instagram

Unheimlich. Mentre pronunciava ad alta voce questa parola, per la prima volta, Murielle Victorine Scherre cuciva fra di loro le basi del brand di intimo indie in grado, con una foto soltanto, di fermare qualsiasi scroll convulso su Instagram. Unheimlich. È il titolo di un saggio di Sigmund Freud, lo stesso in cui il fondatore della psicanalisi teorizzava quella sensazione di timore, spaesamento, turbamento per qualcosa che non ci è famigliare, è lontana da noi. Per Murielle Victorine Scherre, perturbante, è la società contemporanea, quando ti dice a chi devi assomigliare, a che canone di bellezza “oggettiva” devi aspirare, cosa devi indossare e come lo devi indossare. La fille d'O lingerie è nato così, come un gesto più che di rivolta di rivoluzione nel micro-macro mondo dell’intimo donna sexy, sensuale, perturbante sì, ma stavolta a modo suo… Fra completini vicini all’universo BDSM, dove alla matericità (e, soprattutto, funzionalità) di cinghie, fibbie e cinture si sovrappone la delicatezza (e, diciamocelo, la viziosità) tulle impalpabili, sete scivolate, cotoni sostenibili. Fra culotte con elastici a vita alta, sgambatissimi, à la Jane Fonda anni Ottanta, incorniciati da cascate di laccetti che lasciano poco spazio all’immaginazione e molto alla pelle nuda. Fra tutta una serie di accessori che spostano più in là l’asticella della pudicizia, e coperture che fanno il verso ad armature underwear, gli slip donna neri sexy diventati virali su Instagram, vuoi per il neo-neo-realismo delle sue istantanee, vuoi per il fatto che a indossarli sono persone normali, corpi normali, dalla cellulite, smagliature, nei e punti neri normali, vuoi per come Murielle Victorine Scherre ha deciso di darli in pasto al popolo social-e.

“Quand’è stata l’ultima volta che avete chiesto permesso?”, ha scritto a corredo del post con cui presentava i nuovi micro-macro slip neri, la creative director del brand belga, voce di una generazione dal 2003. “Quand’è stata l’ultima volta che avete pensato di tenere la bocca chiusa per un attimo e chiedere a qualcuno se vi dava il permesso di dire, di fare qualcosa? Per esempio di toccarli, di spogliarli, di farvi dire cosa vogliono da voi sopra e sotto le lenzuola”. Accanto allo scatto di un paio di slip che sono la traduzione in carne e ossa e nylox di un invito, la Scherre invita, invece, a una riflessione che va oltre la manciata di centimetri di pelle (s)coperta. “Cos’è per voi il permesso? Vi aspettate poi sempre qualcosa in cambio? E se per un attimo azzerassimo le aspettative e l’egoismo e ci dessimo al mondo con tutti noi stessi, senza pensare di ricevere nulla in cambio? Gli slip #halt sembrano un invito un po’ scontato, vero? Dobbiamo capire che di scontato però non c’è niente nella vita, nemmeno uno sguardo”. Parole chirurgiche abbinate a immagini che molti definirebbero fin troppo schiette, fin troppo vere (e qual è, esattamente, il lato negativo?) con cui la fille d’O sonda le variabili del mercato della lingerie moderna, rinnovando un concetto di avanguardia che non fa capo solo alle tecniche di produzione devote alla slow fashion e alle materie prime utilizzate (“avete tutti sentito parlare del cioccolato belga, perché mai del nostro cotone locale?!”, scherza Murielle fra le righe dell’e-shop del brand), ma anche alla volontà di rappresentazione della donna e della sua sessualità secondo dei non-canoni. Che, di unheimlich, di perturbante, hanno solo le brame erotiche.

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